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Comitato per la difesa del Torrente Vanoi: verso le 10mila firme contro la diga

Michele Facen (Videomedia)

Sabato 21 settembre abbiamo partecipato ad un incontro con la popolazione all’interno della manifestazione Oltre le vette a Longarone.

Sono state due ore di dibattito con i cittadini davvero intense attraverso la mediazione magistrale del sociologo Diego Cason e gli interventi pregnanti del sindaco di Fonzaso, di Luigi Casanova di Italia Nostra di Trento e di Michele Argenta, ingegnere dell’energia e già collaboratore del giornale “Altra montagna”.

I longaronesi presenti hanno colto le molte assonanze inquietanti con la loro storia, soprattutto nel mancato coinvolgimento dei territori interessati dall’opera come ha ricordato il sindaco di Fonzaso, come il non completo approfondimento degli studi idrogeologici lungo tutti i versanti che si affaccerebbero sull’ipotetico lago (entrambi versanti con rischio P4), come la totale assenza delle gravi conseguenze sociologiche per la montagna e i pochi e irrisori vantaggi per la pianura, se confrontati con la spesa dell’opera (150 milioni). A questo proposito il sindaco di Fonzaso si è detto molto preoccupato perché si parla di un progetto già potenzialmente pericoloso per i paesi a valle, e di cui, mancando i finanziamenti pubblici per l’opera. L’ente proponente dovrà chiederli quindi necessariamente ad istituti di credito. Quando si parla di opere che devono essere sicure per la popolazione al 100 per cento, queste operazioni diventano oltremodo rischiose perché si potrebbe procedere al risparmio sui necessari interventi per la sicurezza, facendo i conti con un budget limitato. Quindi, viste le premesse idrogeologiche già critiche, si creerebbe una miscela ancora piu esplosiva per la sicurezza a monte e a valle dell’opera.

Dalla platea c’è stato anche l’intervento molto significativo di Piero Sommavilla di Acqua Bene Comune che ha studiato il bacino imbrifero del Vanoi (tutte le sorgenti che portano acqua al Vanoi), osservando che già molta acqua viene dirottata verso la centrale di S.Silvestro a Imer che già si getta sul Cismon per arrivare sul Brenta. L’ingegnere ha poi aggiunto: “Ammesso che la diga si riempia nei tempi necessari al rilascio in base alle esigenze del Consorzio (rilascio nei mesi di luglio-agosto e accumulo nei mesi restanti), 20 milioni di metri cubi d’acqua soddisferebbero le esigenze di un territorio che si estende attorno a un corso di 174 km e interessa città come Vicenza Padova e Treviso?”. La risposta ovvia è no”.

Luigi Casanova ha poi rincarato: “Come si fa a parlare di una diga di tale portata se mancano totalmente piani di gestione della risorsa idrica in pianura? Se i sistemi di coltivazione e irrigazione della pianura non mirano al risparmio della risorsa idrica ma allo spreco?”

Diego Cason ha chiosato: “A conferma di questo basta un dato: i soci del Consorzio Brenta pagano dagli 80 centesimi a 1,80 euro per metro cubo d’acqua. È chiaro che un costo così basso dell’acqua non favorisce il risparmio ma incentiva lo spreco e la speculazione su una risorsa fondamentale per la sopravvivenza. E’ quindi ancora più evidente che solo interventi diversificati sia sulla ricarica della falda, sul cambiamento delle colture e dei metodi di irrigazione, sulla riduzione degli allevamenti industriali, su pratiche buone di risparmio e accumulo d’acqua in pianura, si possono avere effetti significativi di contrasto al cambiamento climatico e alla siccità. Non si può che concludere che la diga è un metodo anacronistico e predatorio oltre che inefficace per risolvere il problema siccità.

Alla fine della serata si sono raccolte firme e molti cittadini si sono proposti di raccoglierne nel territorio in solidarietà con il nostro Comitato perché la memoria diventi insegnamento. Un gesto che ci gonfia di orgoglio e di cui ci sentiamo profondamente debitori.

Di questo passo, per il 5 ottobre, giorno della manifestazione contro la diga a Lamon, avremo 10000 firme.

Michele Facen – Comitato per la difesa del Torrente Vanoi

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