
“Quella di questa sera in consiglio regionale è stata la vittoria della democrazia, della cultura della vita su quella dello scarto. La posizione di Fratelli d’Italia è sempre stata chiara; fin dall’inizio avevamo evidenziato due perplessità: una di metodo, perché pensavamo che la delicatezza, la complessità e l’articolazione non rendessero il tema una questione da dibattere in un consiglio regionale, e una di merito, perché abbiamo sempre difeso la cultura della vita, per una vita degna anche nella malattia. Il risultato del voto di oggi è frutto del grande lavoro fatto in queste settimane anche dai consiglieri di Fratelli d’Italia: in questo modo, si è dimostrato come la maggior parte dei veneti creda nella cultura della vita contro la cultura dello scarto, e questi cittadini sanno di poter contare ed essere rappresentati da Fratelli d’Italia”: così il coordinatore veneto di Fratelli d’Italia, Luca De Carlo, commenta l’esito della discussione in Consiglio Regionale del Veneto sulla legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito.

“Sono profondamente delusa per questa bocciatura della legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito. Il Veneto aveva l’occasione per porsi all’avanguardia e di dare un segnale forte, di cambiamento rispetto ad un immobilismo che vede comunque il Parlamento primo responsabile. Sono state tradite le attese e le speranze di tanti cittadini che nella nostra regione hanno sottoscritto questa proposta e soprattutto di chi vive sulla propria pelle una condizione di sofferenza insopportabile”.
Il giudizio è della capogruppo del PD Veneto, Vanessa Camani.
“Come PD abbiamo sostenuto convintamente questa proposta. Emerge il dato politico relativo al fatto che le parole e le indicazioni del presidente Zaia siano cadute nel vuoto da parte di oltre la metà della sua maggioranza: una spaccatura profonda che non può essere giustificata dalla libertà di coscienza e che sta alla base dello stop alla legge. Al tempo stesso siamo molto dispiaciuti per il voto espresso dalla consigliera Bigon, alla quale abbiamo riconosciuto piena legittimità e libertà. Detto ciò, il rammarico sta nel fatto che la consigliera, pur consapevole che il suo voto avrebbe fatto da ago della bilancia, cosa che le è stata ricordata, non abbia optato per una scelta diversa. Dimostrando così un atteggiamento non rispettoso e che acuisce le distanze all’interno del gruppo”.
