C’eravamo anche noi lunedì 6/11 all’assemblea annuale di Confindustria al Teatro Comunale di Belluno.
Il “fattore Olimpiadi” è stato argomento centrale: “la nostra grande occasione” per dotare la montagna di nuove infrastrutture, trattenere i giovani, la soluzione a tutti i nostri mali insomma. Non parliamo poi della pista da bob: cosa volete che siano 120 milioni di euro e rotti (ad essere ottimisti) rispetto ai grandi vantaggi che ci avrebbe portato… e via cosi.
Al di là di questo eravamo presenti per sentire l’intervento del Presidente della regione.
Ad un appuntamento di Confindustria, si sa, si parla di business, che si tratti di Olimpiadi o di Sanità e Luca Zaia, interpellato sui problemi del Sistema Sanitario, si è calato perfettamente nella parte del manager:
“Ho una visione molto nitida del problema: la vedo dal punto di vista industriale..”
“Da una parte abbiamo il professionista che eroga la prestazione nella nostra azienda, dall’altro abbiamo il cliente/paziente che mi da un incremento della richiesta di prestazioni”
I termini usati possono lasciare allibiti, ma questa è la situazione: i medici sono diventati professionisti che erogano beni di consumo a clienti sempre più esigenti. Le Aziende ospedaliere devono produrre e risparmiare. I bilanci sono centrali e i direttori sanitari vengono valutati in base a quanto risparmiano.
Questo è il nocciolo del problema: se non viene messa in crisi questa visione non ci sarà fine al peggio. Ma non siamo per niente fiduciosi di un futuro migliore se il Presidente della regione ci spiega che non è vero che i medici scappano dal pubblico per andare nel privato, o che “i gettonisti sono i nostri medici che escono da pensionati ed entrano con le cooperative”.
Zaia, poi, non dovrebbe stupirsi se la richiesta di prestazioni cresce. Lo dice lui che mancano 50.000 medici in Italia, dei quali 3.500 in Veneto, e che la programmazione è stata sbagliata. Ma subito dopo afferma che i motivi invece sono: la “medicina difensiva” (il medico eroga troppe prestazioni per non rischiare denunce da parte del paziente); la scarsa appropriatezza di alcune prescrizioni; l’eccesso di domanda di prestazioni “provocata” dall’elevata offerta tecnologica: abbiamo investito così tanto in tecnologia che abbiamo provocato ancora più richieste di prestazioni… ma se non abbiamo medici come facciamo?
Colpa di medici pavidi e pazienti troppo esigenti quindi?
Noi crediamo invece che “il vero problema non sono i medici a gettone, ma lo stato della sanità pubblica e le condizioni di lavoro del personale medico e sanitario”, come sostiene Pierino di Silverio, presidente ANAAO Assomed. Il fuggi fuggi generale è provocato dalle infernali condizioni in cui si trova ad operare chi lavora in ospedale, dalle pressioni a cui sono sottoposti. Dalle retribuzioni e carriere bloccate, dai turni massacranti. Dai tagli che, dal 2015, hanno cancellato 35.000 posti letto e 7.000 reparti in tutta Italia, che hanno colpito anche la medicina territoriale e i medici di famiglia. E potremmo elencarne molti altri di meccanismi perversi che hanno stanno distruggendo il Sistema sanitario nazionale.
Ecco perché eravamo in piazza il 28 ottobre a Belluno: perché non sarà la visione aziendalistica, “olimpica”, a risolvere i nostri problemi, non sarà la cura trattata come business in aziende che non sono più ospedali a garantirci un futuro migliore, ma solo una mobilitazione di persone, utenti (non clienti), medici e personale sanitario, informata e determinata riuscirà a ribaltare i termini del discorso ed invertire la rotta.
LA SANITÀ NON PUÒ ESSERE UN BUSINESS,
MA IL MIGLIORE INVESTIMENTO PER IL NOSTRO FUTURO!
Altro luogo e altro scenario. Al Consiglio Comunale di Feltre svolto il 6 novembre scorso e on line, alla precisa domanda dell’assessore di opposizione Del Bianco sul perché della mancata partecipazione della Sindaca di Feltre alla manifestazione del 28 ottobre la risposta è stata: “la manifestazione era troppo politicizzata”. Senza polemica, ma per corretta conoscenza, CoVesap ( il “Coordinamento Veneto Sanità Pubblica”) promotore della manifestazione e la “Rete Giù Le mani dalla Sanità Bellunese” fanno da tempo politica: si interessano ai problemi che, legati anche al territorio, riguardano il sistema sanitario pubblico. Fanno politica perché animano confronti, sollecitano opinioni, hanno una visione d’insieme e danno la possibilità di partecipare attivamente ad un cambiamento. Se a Belluno c’erano bandiere questo riguarda scelte di singoli sindacati o schieramenti politici, ma su una presenza di 4.000 e più persone non potevano passare inosservati i tanti cartelli, striscioni e soprattutto le PERSONE che chiedevano (e chiedono) attenzione anche dagli Amministratori verso tutti quegli aspetti sociali e sanitari carenti anche nella nostra provincia. A fine agosto poi abbiamo chiesto anche che la Conferenza dei Sindaci sia luogo aperto alla cittadinanza e agli organi di informazione e che venga pubblicato il Verbale degli incontri che si svolgono, ciò in rispetto di un Regolamento vigente ma soprattutto verso tutti coloro che vivono nei Comuni che rappresentano. Stiamo aspettando delle risposte ma nel frattempo è nostro dovere sollecitare che vengano date informazioni corrette.
LA RETE GIU’ LE MANI DALLA SANITA’ BELLUNESE
