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Abbandono dei centri storici: finanziamenti e strumenti per il recupero * di Eugenio Padovan

Villa Fabris – Villa di Villa (Borgo Valbelluna)

Una gravissima tendenza, ben consolidata, da troppo tempo, che ci contraddistingue come provincia di Belluno come tanti, troppi, territori italiani è quella del sistematico abbandono dei centri storici con tutte le conseguenze che vediamo e possiamo verificare, attraversando quotidianamente i nostri borghi.

La prima, sicuramente, è quella della inarrestabile occupazione di nuove aree con la sottrazione all’agricoltura, dei pochi terreni che abbiamo a tutto vantaggio di una deleteria pratica, quella cementificazione del territorio e la distruzione dei nostri magnifici panorami. E’ difficile stilare una classifica delle tante ed importanti e positive caratteristiche che abbiamo cancellato in questi decenni. Infatti, non ci siamo minimamente resi conto di aver distrutto le comunità sparpagliandole senza criterio alcuno e senza centri di aggregazione, in aree lontane dai servizi essenziali. Facendo sparire la socialità e il rapporto umano, aggravando i disagi, inoltre i costi dei vari enti locali e non solo, in maniera a esponenziale, per assicurare a queste famiglie isolate tutte le necessità. Quindi: strade, acquedotti, fognature, reti elettriche, telematiche e telefoniche, raccolta di rifiuti, scuolabus. Si tratta solo di qualche esempio, senza dimenticare la sistematica cementificazione che sicuramente aggravai pericoli idrogeologici e, per la sua parte, il surriscaldamento del clima.

Allora che dire che fare in poche parole; cambiare registro prima che sia troppo tardi. Naturalmente, cercando di coinvolgere la gente e renderla consapevole di come non sia possibile continuare con metodi e politiche che hanno mirato solo al facile consenso. Invece che puntare su piani di sviluppo e recupero dei centri storici con un occhio attento alla tutela degli aspetti di architettura tradizionale e, a volte, di pregio non dimenticando, nel contempo, che gli ambiti in questione sono solitamente le parti più antiche di un paese o cittadina che sia. Qui si innesta l’insieme delle questioni che possiamo riassumere con la definizione, tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Un insieme che contiene oltre all’architettura, l’arte, l’archeologia, le tradizioni che deve essere seguito e diretto dalla Soprintendenza. Molti sostengono di come l’abbandono dei centri storici sia causato dai troppi vincoli e lungaggini burocratiche imposte proprio dalla Soprintendenza. Come dire che siamo in una situazione irreversibile? Certo che se consideriamo che questi istituti abbiano le loro sedi decisionali a 100 chilometri di distanza da Belluno e quasi 200 dalla parte alta della provincia non vi è nulla che induca all’ottimismo.

E’ per questo che è necessaria una radicale inversione di tendenza che prima del COVID aveva portato al varo, nella sede dell’amministrazione provinciale a Belluno, di un Ufficio di riferimento della Soprintendenza di cui si sono perse le tracce. Se si poteva considerare un primo passo, bisogna immediatamente aggiungere che il traguardo deve essere chiaro ed assumere le sembianze di una sede periferica a Belluno, rivolta su tutto il nostro territorio con la presenza stabile e non episodica dei vari funzionari dell’archeologia, arte, architettura demoetnoantropologia, pronti ad intervenire laddove sia necessario con indicazioni e metodi di intervento , per evitare perdite di tempo e lungaggini burocratiche e normative insopportabili. La provincia di Belluno si sta, purtroppo estinguendo, con una pericolosa perdita di abitanti che ci ha portato sotto le 200 mila unità. Bisogna allora fare di tutto per rivitalizzare le nostre esigue comunità e creare le premesse per far rimanere i giovani con lavori all’altezza degli studi e specializzazioni conseguiti con anni di università. Il recupero dei centri storici può mettere in atto tutta una serie di opportunità occupazionali di alto livello. Contemporaneamente i centri storici, messi a nuovo filologicamente, possono costituire un forte richiamo culturale ed anche economico-turistico. Non bisogna nasconderci certamente la complessità di questo processo che ci può riconciliare con la nostra terra ed uno sviluppo compatibile e duraturo perché legato alle radici più profonde della nostra esistenza. Tuttavia per concludere dovremo pensare ad un uso ed indirizzo più lungimirante delle varie fonti di finanziamento per incanalarle in quanto descritto sinora. Cioè nella costituzione di una sede Bellunese della Soprintendenza e finanziamenti per il recupero dei piani comunali per i centri storici. Solo così potremo dire di guardare al nostro futuro con occhi e programmi adeguati e di grande respiro.

Eugenio Padovan

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