
«Il lupo sta diventando un problema sociale e di difesa del suolo». Così in una nota il consigliere provinciale delegato a Difesa del Suolo e Protezione Civile.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, le predazioni dei lupi a danno di pecore, capre e asini avvengono in situazioni laddove non esistono protezioni (recinzioni, cani da guardiania) per gli animali. I lupi attaccano dove la preda è più facile e indifesa.
«L’ennesimo attacco a Cornei, ai danni di un allevatore che aveva già subito diverse predazioni nei mesi scorsi, è la dimostrazione che qualcosa ci sta sfuggendo di mano. – dichiara Bortoluzzi – E che non è più tempo: servono misure precise e una presa di posizione da parte dello Stato e del ministro dell’ambiente. La ricomparsa del lupo è figlia dello spopolamento dilagante nelle “terre alte”. Il bosco ha ripreso terreno e di conseguenza è diventato territorio ideale per gli animali selvatici. Il problema è che adesso la presenza sempre più folta di branchi e di esemplari in dispersione rende impossibile la permanenza delle attività di alpeggio e zootecnia, accelerando così ulteriormente lo spopolamento. Questo si traduce inevitabilmente in un problema di difesa del suolo, perché le attività agricole in quota sono fondamentali per la tutela del territorio e anche per la realizzazione di una serie di piccole opere contro il dissesto. Le malghe e la zootecnia di montagna svolgono un ruolo insostituibile, dagli sfalci alla cura dei prati. Lavori che si rivelano indispensabili per evitare problemi a valle. Se queste aziende sono costrette a chiudere perché non riescono a rimanere in vita a causa del lupo, cosa succederà? Meglio non essere costretti a rispondere a questa domanda. Serve un piano nazionale di gestione del lupo».
Pur condividendo le preoccupazioni del consigliere provinciale, ci si chiede cosa siano disposti a fare gli allevatori per proteggere i loro animali.
