«Nelle sue disposizioni, la Regione non sta tenendo conto delle necessità della nostra Provincia, le peculiarità e le problematiche del territorio. Sull’emergenza della rabbia canina si stanno prendendo disposizioni inapplicabili, per le quali devono essere consultati i tecnici di Palazzo Piloni e anche i rappresentanti del mondo venatorio». Così il presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, sulla scarsa informazione e operatività degli organi preposti ad affrontare l’epidemia. «Dalla Regione arrivano disposizioni che mal si conciliano con la nostra realtà – ha commentato Bottacin – . Nel nostro territorio i cani sono impiegati anche per il soccorso e non è possibile vietarne l’utilizzo. In aggiunta, le circolari regionali ci impongono di utilizzare la Polizia Provinciale per monitorare la situazione: non si può, però, far calare dall’alto una simile decisione, che ci pone davanti ad una scelta presa senza consultare chi vive direttamente il problema, e cioè l’intera provincia bellunese». «Senza un’opportuna informazione, che spetta alle Ulss e alla Regione, rischiamo da una parte di generare il panico e dall’altra di incappare in paradossi e mala-organizzazione – ha proseguito il presidente – . Un esempio? Seguendo le indicazioni dei decreti ho dovuto annullare la gara dell’europeo di sleddog. Ma cosa succederà quando nel territorio silvo-pastorale arriveranno i cani dei turisti? Forse non tutti sanno che la sanzione è di tremila euro per ogni cane trovato a girare, anche se accompagnato, dove vige il divieto. C’è stata troppa latitanza da parte degli organi preposti, che hanno messo in difficoltà cacciatori, veterinari e tutti coloro che possiedono l’amico a quattro zampe. Non si può continuare ad operare senza il giusto coinvolgimento dell’ente provinciale nell’unità di crisi regionale».
