HomeArte, Cultura, Spettacoli, EventiIsraele tra Gaza, Libano e Iran: la crisi di una strategia fondata...

Israele tra Gaza, Libano e Iran: la crisi di una strategia fondata sulla forza. Analisi geopolitica di Yari Lepre Marrani

Negli ultimi anni il Medio Oriente è precipitato in una delle fasi più drammatiche della sua storia contemporanea. Al centro della tempesta vi è Israele, guidato dal governo di Benjamin Netanyahu, accusato da una parte crescente della comunità internazionale di aver trasformato la risposta militare agli attacchi subiti in una campagna permanente di devastazione regionale, con conseguenze umanitarie, politiche ed economiche enormi. Le accuse di genocidio si sommano, si intersecano sino a trovare una ben concreta conferma nei fatti prima che nei pensieri della popolazione internazionale.
Le accuse non riguardano più soltanto la guerra a Gaza. Sempre più osservatori internazionali denunciano un modello di azione militare che si estende al Libano, alla Siria e al confronto con l’Iran, alimentando il rischio di un conflitto regionale incontrollabile. Parallelamente cresce il numero di giuristi, esperti ONU e organizzazioni per i diritti umani che parlano apertamente di possibili crimini di guerra e, nel caso palestinese, di atti compatibili con la definizione giuridica di genocidio, tema oggi discusso anche davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.

Gaza e la distruzione sistematica del tessuto civile palestinese
La guerra nella Striscia di Gaza ha segnato un punto di non ritorno nella percezione internazionale di Israele. La distruzione di ospedali, scuole, infrastrutture civili, campi profughi e reti idriche ha provocato una catastrofe umanitaria senza precedenti nella regione negli ultimi decenni.
Le immagini provenienti da Gaza hanno mostrato interi quartieri rasi al suolo, migliaia di bambini uccisi e una popolazione civile intrappolata senza vie di fuga. Numerose organizzazioni internazionali, incluse agenzie ONU e ONG umanitarie, hanno denunciato bombardamenti indiscriminati e l’uso della fame come strumento di pressione militare.
Anche tra gli storici dell’Olocausto, giuristi internazionali e analisti occidentali è cresciuta la convinzione che quanto avvenuto a Gaza non possa più essere descritto semplicemente come una “operazione antiterrorismo”. Sempre più spesso si parla di “punizione collettiva” e di “distruzione intenzionale delle condizioni di vita” del popolo palestinese.
Naturalmente Israele respinge tutte queste accuse, sostenendo di agire per autodifesa contro Hamas dopo gli attacchi del 7 ottobre. Tuttavia, il principio di autodifesa non autorizza, secondo il diritto internazionale, la devastazione sistematica di aree civili densamente popolate né la sproporzione nell’uso della forza.

Netanyahu e la strategia dell’escalation permanente
Benjamin Netanyahu ha costruito negli anni una strategia politica fondata sulla sicurezza militarizzata e sull’idea che la forza sia l’unico strumento capace di garantire la sopravvivenza dello Stato israeliano. Ma questa impostazione sembra aver prodotto l’effetto opposto: isolamento diplomatico crescente, instabilità regionale e radicalizzazione dei conflitti.
Molti analisti ritengono che il premier israeliano abbia spinto con forza per un confronto diretto con l’Iran, cercando di coinvolgere gli Stati Uniti in una nuova guerra regionale. Secondo diversi osservatori, le pressioni esercitate sull’amministrazione Trump avrebbero contribuito a creare un clima di escalation permanente nel Golfo Persico e nel Levante.
Il risultato, però, appare disastroso sotto molteplici aspetti.
Sul piano economico, le tensioni nello Stretto di Hormuz e l’instabilità mediorientale hanno provocato nuove impennate nei prezzi energetici, aumento dei costi assicurativi marittimi e forte volatilità nei mercati internazionali. Le economie europee, già fragili, stanno pagando il prezzo di una militarizzazione continua della regione.
Sul piano strategico-militare, la promessa israeliana di “neutralizzare definitivamente” Hamas, Hezbollah e l’influenza iraniana appare lontanissima dall’essere raggiunta. Al contrario, il conflitto si è allargato: Hezbollah continua a rappresentare una forza rilevante in Libano, gli Houthi mantengono capacità offensive nel Mar Rosso e Teheran conserva una significativa influenza regionale.
L’idea che la superiorità tecnologica israeliana potesse imporre una soluzione militare definitiva si sta rivelando, secondo molti esperti, un’illusione strategica.

Il Libano sotto attacco: Beirut di nuovo nel mirino
Le recenti operazioni israeliane in Libano hanno aggravato ulteriormente la situazione. Negli ultimi giorni l’aviazione israeliana ha colpito nuovamente i sobborghi meridionali di Beirut, provocando vittime e distruzione. Diverse fonti internazionali hanno confermato bombardamenti nella zona di Haret Hreik, roccaforte di Hezbollah nella periferia sud della capitale libanese.
Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Tasnim, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha condannato duramente l’attacco israeliano, accusando Tel Aviv di continuare a violare il diritto internazionale grazie al sostegno politico e militare ricevuto dagli Stati Uniti.
Baghaei ha inoltre denunciato l’utilizzo da parte di Israele di armi al fosforo contro il Libano, accuse che negli ultimi anni sono state sollevate anche da organizzazioni umanitarie e da osservatori indipendenti. L’uso del fosforo bianco in aree civili è estremamente controverso e può costituire una violazione del diritto internazionale umanitario quando provoca incendi indiscriminati o colpisce popolazioni civili.
Il fosforo bianco è una sostanza incendiaria che si accende a contatto con l’ossigeno, provocando ustioni devastanti e difficilmente curabili. Le immagini e le testimonianze provenienti dal Libano meridionale e dalle periferie di Beirut hanno riacceso l’indignazione internazionale.
Israele ha storicamente sostenuto di utilizzare tali munizioni nel rispetto del diritto bellico e solo per finalità di segnalazione o copertura fumogena. Tuttavia, le accuse di uso improprio continuano a moltiplicarsi.
Il sostegno occidentale e la crisi morale dell’Occidente
Uno degli aspetti più controversi della crisi riguarda il sostegno politico, militare e diplomatico garantito a Israele da Stati Uniti e da diversi governi occidentali.
Molti osservatori sottolineano una profonda contraddizione: gli stessi Paesi che invocano il diritto internazionale in altri teatri geopolitici sembrano applicare standard differenti quando si tratta di Israele. Questa percezione di “doppio standard” ha alimentato un’enorme perdita di credibilità dell’Occidente nel Sud globale.
Le immagini di Gaza e del Libano hanno provocato proteste di massa in tutto il mondo, incluse le capitali europee e le università americane. Per milioni di persone, la questione non riguarda più soltanto il conflitto israelo-palestinese, ma la difesa universale dei diritti umani.

Una vittoria impossibile
La strategia israeliana sembra oggi intrappolata in una logica senza uscita. Ogni nuova offensiva produce nuove tensioni, nuove radicalizzazioni e nuove crisi umanitarie.
Sul piano militare Israele mantiene una superiorità schiacciante, ma ciò non si è tradotto in stabilità politica né in sicurezza duratura. Sul piano diplomatico il Paese appare sempre più isolato. Sul piano morale, infine, la devastazione di Gaza e i continui attacchi in Libano hanno compromesso profondamente l’immagine internazionale dello Stato israeliano.
La tragedia è che a pagare il prezzo più alto continuano a essere soprattutto i civili: palestinesi, libanesi, israeliani e iraniani trascinati dentro una spirale di guerra che sembra non avere fine.
La comunità internazionale si trova oggi davanti a una scelta cruciale: continuare a tollerare l’escalation militare come strumento ordinario di politica regionale oppure imporre finalmente un ritorno al diritto internazionale, alla diplomazia e alla tutela effettiva delle popolazioni civili.
Perché senza giustizia e senza responsabilità politica, il Medio Oriente rischia di rimanere prigioniero di una guerra permanente destinata a destabilizzare non solo la regione, ma l’intero equilibrio mondiale. E Israele dovrà essere chiamato senza indugi politicamente ipocriti a rispondere dei suoi crimini e della condotta che lo Stato ebraico ha assunto sotto la guida di un uomo, Benjamin Netanyahu, le cui colpe dovranno essere chiarite e condannate innanzi alla Corte Penale Internazionale. Senza indugi politicamente ipocriti.

Dott. Yari Lepre Marrani

 

*  Nato a Milano nel 1982, Yari Lepre Marrani possiede una solida preparazione multidisciplinare: una laurea in Giurisprudenza (Milano-Bicocca) e una in Scienze Storiche (Statale di Milano). Professionalmente opera come consulente legale e legal credit collector, attività che affianca a una prolifica carriera nel giornalismo e nella letteratura.

Giornalista pubblicista dal 2021, collabora con numerose testate nazionali e centri studi. Scrive per L’Occidentale (approfondimenti storico-costituzionali), L’Avanti!, La Voce Repubblicana e il Centro Studi Machiavelli.

È analista per Notizie Geopolitiche (NG), dove applica il metodo storico per interpretare l’attualità politica con un piglio “originale e perentorio”.

Specializzato in storia, letteratura e religioni giudaico-cristiane, ha pubblicato saggi su figure come Manzoni e Beccaria.

La scrittura, iniziata precocemente e sfociata in una produzione poetica di successo: ha pubblicato quattro sillogi, Quel sentiero in mezzo al bosco (2021), Liriche crepuscolari (2022), I canti di un pellegrino (2024) e L’occhio del sole (2024). La raccolta I canti di un pellegrino è stata candidata al Premio Strega Poesia 2025. È inoltre censito nel portale WikiPoesia.

La sua poetica è descrittiva, carica di spiritualità e legata alla natura. La critica (es. Poesia del nostro tempo) ne sottolinea il tono assertivo, quasi “da pulpito”, e l’uso di un linguaggio colto e classico.

Il suo pensiero è influenzato dai valori del repubblicanesimo mazziniano e da un profondo legame con la natura e la montagna.

 

- Advertisement - Roberto Denart
- Visite -

Pausa caffè

Sport & tempo libero

Al via da Lamon “La Strada del Giro”: primo appuntamento venerdì 8 maggio

Feltre, 6 maggio 2026 - Prende il via venerdì 8 maggio a Lamon il ciclo di eventi “La Strada del Giro”, il programma di...