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Povertà in calo solo sulla carta: oltre 13 milioni di italiani a rischio

I dati Istat 2025 mostrano un lieve calo statistico, ma la realtà racconta un’altra storia: aumentano le persone in grave deprivazione. Il CNDDU: “Anche il lavoro qualificato, come quello dei docenti fuorisede, non garantisce più una vita dignitosa”.

Roma, 03/04/2026 – La povertà in Italia sta cambiando volto, diventando più silenziosa e, paradossalmente, più profonda. Se i dati macroeconomici sembrano suggerire un timido miglioramento, la realtà vissuta da milioni di cittadini parla di una crisi che morde sempre più forte. È questo il grido d’allarme lanciato dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), a seguito dell’analisi degli ultimi dati Istat.

La trappola delle statistiche

A prima vista, il quadro presentato per il 2025 sembrerebbe positivo: la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale è scesa al 22,6% (circa 13 milioni e 265mila persone), rispetto al 23,1% dell’anno precedente. Tuttavia, il Presidente del CNDDU, il prof. Romano Pesavento, avverte che si tratta di un calo “solo sulla carta”.

Mentre diminuisce il numero di famiglie a bassa intensità lavorativa, cresce in modo preoccupante la quota di chi vive in grave deprivazione materiale e sociale, balzata dal 4,6% al 5,2%. Questo significa che, pur lavorando, un numero crescente di italiani non riesce a garantire a se stesso e alla propria famiglia i beni e i servizi essenziali.

Chi sono i nuovi vulnerabili?

Le disuguaglianze restano profonde e si accaniscono su specifiche categorie:

  • Nuclei monogenitoriali: il rischio povertà tocca il 31,6%.

  • Famiglie numerose: nonostante un lieve miglioramento, il 30,6% delle famiglie con tre o più figli è in difficoltà.

  • Cittadini stranieri: la situazione è critica, con un rischio che sale al 41,5%.

  • Persone sole: quasi un individuo su tre (tra il 28,6% e il 29,6%) è a rischio esclusione.

Il paradosso dei docenti: occupati ma “poveri”

Il comunicato pone l’accento su una categoria simbolo di questa “nuova povertà”: i docenti fuorisede. Professionisti qualificati, con un impiego statale stabile, che si ritrovano a lottare con affitti proibitivi nelle grandi città e costi di trasporto insostenibili.

“Il reddito percepito da molti insegnanti si avvicina pericolosamente alla soglia di rischio povertà, fissata a 13.237 euro annui equivalenti,” sottolinea Pesavento.

Il lavoro, dunque, non è più uno scudo contro la precarietà economica. Quando il pilastro del sistema educativo – chi deve formare i cittadini di domani – vive in condizioni di incertezza finanziaria, il problema cessa di essere individuale per diventare una criticità sistemica.

Categoria Famigliare Rischio Povertà/Esclusione (2025)
Coppie giovani senza figli ~16%
Persone sole 28,6% – 29,6%
Famiglie con 3+ figli 30,6%
Nuclei monogenitoriali 31,6%
Famiglie con cittadini stranieri 41,5%

Un segnale per la democrazia

La conclusione del CNDDU è netta: fermarsi alla superficie dei dati significa ignorare una trasformazione qualitativa del disagio sociale. La stabilità del posto di lavoro è ormai disgiunta dalla dignità della vita. Senza interventi strutturali che garantiscero il potere d’acquisto, specialmente per chi svolge funzioni essenziali come l’istruzione, a rischio non c’è solo il benessere dei singoli, ma la tenuta democratica e la coesione sociale del Paese.

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