Borgo Valbelluna, 26/03/2026 – “Stacca la spina e gioca”. Non è solo un invito, ma un vero e proprio manifesto educativo quello lanciato all’Auditorium S. Pietro di Mel. In un’epoca in cui la dipendenza digitale segna le cronache internazionali – come dimostra la recente sentenza di Los Angeles che ha condannato i colossi Meta e YouTube al risarcimento di una giovane per danni morali – il Patto Digitale Borgo Valbelluna risponde con una strategia concreta: la forza persuasiva del gioco.
L’ospite della serata, l’educatore ludico e autore Gabriele Mari, ha analizzato con lucidità il meccanismo che tiene i ragazzi incollati agli schermi. La chiave è la dopamina, la “molecola della felicità” stimolata dallo scrolling infinito. “Il gioco da tavolo moderno è progettato per competere con lo smartphone”, ha spiegato Mari. “Se il cellulare vince perché è colorato e veloce, il gioco risponde con la teoria del flusso: quello stato di benessere profondo che nasce quando la sfida è perfettamente bilanciata con l’abilità del giocatore”.
A differenza del piacere immediato ma effimero dei social, il flow ludico richiede impegno, ma genera una gratificazione duratura che rinforza le relazioni sociali invece di isolare l’individuo.
L’evento, inserito nelle Giornate provinciali per l’uso consapevole dei dispositivi digitali, ha visto una partecipazione corale. Il Patto Digitale locale, parte di una rete che conta ormai dodici realtà in provincia, ha fatto squadra con il Comune, l’Associazione Aleator, le scuole (IC Mel Lentiai) e numerose realtà sportive e culturali come il Gruppo Scout Mel1 e la Pallavolo Trichiana.
Da due anni, grazie alla collaborazione con il MEC, le classi seconde del territorio portano avanti il percorso del patentino digitale, segno di un impegno costante nella formazione di genitori e insegnanti.
Un ruolo centrale è svolto dall’Associazione Aleator, attiva dal 2019 nel portare il gioco tra i banchi e nelle biblioteche. Non si tratta di una semplice pausa dalle lezioni, ma di una forma alta di apprendimento. Un esempio virtuoso arriva da Trichiana, dove gli alunni della primaria hanno creato un gioco interamente autoprodotto, presentato poi al Dolomiti Fantasy.
L’obiettivo è creare un circuito di scambio tra scuole, trasformando il tavolo da gioco in una palestra contro la deprivazione culturale e il calo dei tempi di attenzione.
Il messaggio finale per i genitori è pratico: per battere lo smartphone, il gioco deve essere visibile e accessibile. “Devono essere gli adulti i primi a mettersi in gioco”, è stato sottolineato durante l’incontro. Vedere i genitori divertirsi a tavola accende la curiosità dei figli, innescando un processo di emulazione positivo che può, finalmente, far riporre il telefono in tasca.
