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Belluno non è “terra di conquista”: il grido del territorio alla manifestazione Hydro

Dalla mobilitazione di Feltre parte un messaggio chiaro alla politica e alle multinazionali: la montagna bellunese non accetta di essere sfruttata e poi abbandonata. Tra crisi industriali e l’ombra dello spopolamento, il futuro si gioca sulla dignità del lavoro.

Feltre, 24 gennaio 2026  – Non è solo una questione di cifre, di esuberi o di bilanci. Quella che si è consumata davanti ai cancelli della Hydro di Feltre è una battaglia per la dignità. Operai, sindacati e istituzioni si sono ritrovati fianco a fianco per dire “basta” a un modello industriale che vede il territorio bellunese come una risorsa da spremere finché conviene, per poi essere abbandonata al primo soffio di crisi.

Il richiamo alla responsabilità delle multinazionali

Il Presidente della Provincia, Roberto Padrin, ha usato parole nette per descrivere il sentimento di una comunità ferita: “Una multinazionale non può decidere dall’oggi al domani di andarsene dopo aver goduto per anni di sviluppo e manodopera”.

Il riferimento non è solo alla Hydro, ma a una scia di crisi che sta colpendo il cuore manifatturiero della provincia. Padrin ha citato i casi di Ceramica Dolomite ed Edim Bosch, senza nascondere la preoccupazione per il rallentamento del settore dell’occhialeria, storico motore dell’economia locale.

Le Olimpiadi: vetrina o occasione di riscatto?

In un territorio che si prepara a ospitare i riflettori mondiali di Milano-Cortina 2026, il contrasto è stridente. La provocazione di Padrin è chiara: la vera sfida olimpica non è solo organizzare gare impeccabili, ma dimostrare che la montagna è viva e produttiva.
“A chi dice che la politica pensa solo alle Olimpiadi e se ne frega del resto, rispondo che i Giochi devono essere l’occasione per portare all’attenzione nazionale queste crisi. La montagna deve avere gli strumenti per essere forte, non essere considerata terra di conquista.”

Il rischio di un “ritorno alle origini”

Ancora più duro l’allarme lanciato da Roberto Toigo, segretario generale della Uil Veneto. Toigo ha tracciato un parallelo storico inquietante: se il Bellunese è diventato un polo industriale grazie ai contributi del post-Vajont, oggi quel ciclo sembra arrivato a un punto di rottura.

Secondo la Uil, senza interventi strutturali urgenti, il destino è segnato:

  • Investimenti mirati: servono infrastrutture moderne.

  • Fiscalità di vantaggio: tassazione agevolata per chi resta a produrre in quota.

  • Servizi ai residenti: per frenare lo spopolamento che minaccia di svuotare le valli.

“Senza una politica che crei le condizioni per restare,” ha avvertito Toigo, “torneremo a essere una terra dove le persone devono andare via per cercare opportunità.”

In sintesi: le richieste del territorio

Criticità Soluzione Proposta
Abbandono delle multinazionali Misure concrete per frenare la delocalizzazione selvaggia.
Rallentamento manifatturiero Supporto ai settori strategici (occhialeria, ceramica).
Spopolamento Garantire servizi fondamentali per residenti e imprese.
Isolamento della montagna Usare la visibilità olimpica come leva politica per il territorio.

La manifestazione di Feltre non è stata dunque solo una protesta locale, ma un monito a tutto il Paese: la montagna bellunese è pronta a lottare per il proprio futuro, rivendicando che la dignità di un territorio passa, inevitabilmente, attraverso un lavoro equo, giusto e radicato.

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