Belluno, 12 gennaio 2026 – Le osservazioni e le rilevazioni effettuate dalla CGIA di Mestre, rappresentano un attendibile fonte di valutazione sull’attuale situazione congiunturale e strutturale del Sistema Italia, confermata dalle condizioni dell’economia reale.
In breve sintesi, si evidenziano per il 2026 importanti variazioni nel posizionamento delle singole regione nella graduatoria nazionale del PIL, parametro di riferimento che ricordiamo rappresenta la misura della ricchezza economica generata (Prodotto: beni e servizi) nell’ambito territoriale di quel paese (Interno) e comprende gli ammortamenti (Lordo) ovvero il consumo di beni durevoli (macchinari ed altri beni utilizzati nella produzione).
In particolare i valori stimati del PIL per il 2026 si aggirano sui 2.300 miliardi di Euro in termini nominali, quindi con un incremento percentuale stimato del 2,9% rispetto al 2025 (con crescita reale, al netto degli effetti della inflazione, dello 0,7%).
Rispetto alla media dei Paesi europei viene evidenziato un rallentamento dell’andamento di evoluzione del sistema economico Italia, situazione che molti considerano dovuta alla conclusione di quelle che erano stati stimati gli effetti economici propulsivi del PNRR di fatto inibiti da numerosi altri fattori intervenuti nel corso del tempo, che verranno analizzati un successivo articolo.
Tutto questo evidenzia una situazione di particolare criticità del sistema economico, così strutturato, che resta fortemente in balia di eventi destabilizzanti sia di origine interna che internazionale rendendo complesso e difficile l’adeguamento delle piccole e medie aziende (il vero valore della struttura economica italiana) ai nuovi scenari di mercato che si realizzano con tempistiche sempre più rapide e spesso neppure prevedibili.
In questo clima di difficoltà strutturale, intervengono anche importanti spostamenti anche nelle graduatorie interne del nostro paese per quanto riguarda la produzione di PIL delle singole regioni; di particolare evidenza è l’avanzamento al primo posto in graduatoria della Emilia Romagna ( con crescita stimata dello 0,86 % su base annua) e la retrocessione della regione Veneto al 10.mo posto (con crescita media stimata dello 0,64 % su base annua), il Veneto che sino al 2025 rappresentava il capofila italiano nei valori di crescita.
Gli effetti del progetto PNRR (che avrà fine nel 2026) sono in corso di analisi e valutazione; a tale proposito trova evidenza il documento di recente pubblicato dalla Regione Veneto dal titolo “Semplificazione e PNRR l’esperienza del Veneto” nel quale viene data indicazione della “Semplificazione come leva dello sviluppo” ed in particolare si cita: “ In Italia, l’eccessiva complessità amministrativa ha storicamente costituito un fattore di debolezza e rallentamento dell’azione pubblica. Secondo studi internazionali, i livelli di qualità ed efficienza della PA in Italia sono inferiori alla media dei Paesi dell’UE, sebbene tra le Regioni italiane il Veneto, insieme a poche altre, presenti i valori migliori di competitività regionale.”. Ora a fronte di tale condizione, quali possono essere gli effetti possibili?
Gli effetti sono chiari e sotto gli occhi di tutti, una corsa frenata, con tempi incerti, rappresenta una delle principali criticità che rendono un sistema non performante e gli imprenditori percepisco questa incertezza anche nel loro operare.
Spesso si imputa la minor capacità di produttività alla incapacità delle aziende di non sapersi adattare velocemente alle nuove strutture di mercato, è vero, ma solo in parte; si pensi ad esempio all’impatto dell’offerta cinese nel settore manifatturiero; nessuno era in grado di prevedere gli sviluppi della situazione che si sarebbe creata in pochi anni con effetti sul mercato interno dei singoli paesi europei e quindi sulle aziende manifatturiere che producevano beni ora prodotti solo dai cinesi.
La mancanza poi di tutele legali efficaci dei brevetti e dei prodotti nazionali, a livello internazionale rendono di fatto queste economie asiatiche totalmente inattaccabili e le rendono completamente libere di operare con qualsiasi iniziativa economica a livello globale.
Di fronte a queste condizioni o regole che impone sistema, poco possono i bravi e intraprendenti imprenditori delle singole nazioni dovendo operare ancora in condizioni normative e strutturali chiaramente obsolete rispetto al resto del mondo.
Gli effetti che seguiranno, e già trovano manifestazione, saranno nel medio e lungo termine causa di importanti effetti sui vecchi sistemi economici, così come sono stati da molti decenni strutturati.
Dott. Enrico Natalino di Benko
Giurista di Impresa
