
A Ospitale di Cadore, minuscolo comune dolomitico di 260 abitanti, l’allarme lupo è esploso nelle ultime settimane con toni sempre più drammatici: residenti che si dichiarano “assediati”, il sindaco che parla di “tre branchi” presenti in zona, e un clima di paura che cresce più rapidamente dei fatti accertati. Questo accade proprio in concomitanza col controverso sì della Camera al declassamento del lupo.
Cristiano Fant, Operatore Esperto in Etologia Relazionale e Responsabile Leal fauna selvatica, spiega che questa narrazione non solo non poggia su basi scientifiche, ma rischia di alimentare un pericoloso cortocircuito emotivo proprio mentre il Parlamento apre alla possibilità di declassare il lupo.
“Il caso di Ospitale di Cadore è emblematico – spiega Fant – perché mostra come, in assenza di informazione e di politiche pubbliche adeguate, la percezione possa trasformarsi in allarme e l’allarme in ostilità verso una specie che, invece, svolge un ruolo fondamentale negli equilibri naturali”.
Leal ha già fatto ricorso al Tribunale di Giustizia Europeo ed è pronta a intervenire in tutte le sedi contro il declassamento in Italia. Grave è infatti pregiudizio che si produrrebbe, atteso che non ci sono basi scientifiche valide, tali da sorreggere una decisione di tale gravità.
“Il voto favorevole della Camera sul declassamento del lupo, è assolutamente antiscientifico e quindi per soli interessi di parte – sottolinea Cristiano Fant – sicuramente il ritorno del lupo in Italia ha riportato a galla paure ataviche. È doveroso dunque il ripristino della verità su questi animali. Quello che sta accadendo a Ospitale di Cadore, è preoccupante. Gli abitanti si sono definiti assediati dai lupi; il sindaco ha aggiunto che ci sono addirittura tre branchi in zona. Queste informazioni vengono date senza competenza in materia, dando luogo a notizie pericolosamente distanti dalla realtà. E’ impossibile che il territorio sia invaso da 3 branchi di lupi; un areale medio in Italia è di almeno 150 Kmq. Detto che un branco può sostenersi in un territorio più piccolo (comunque non così piccolo) anche con una predazione ricca, la superficie del comune non potrebbe mai soddisfare 3 branchi.
Ma quello che più conta è la percezione che la gente ha del lupo, in una provincia che non fa praticamente nulla per creare le basi di una corretta convivenza tra uomini e animali. Il lupo, infatti, non assedia l’uomo perché lo teme e non lo considera una preda. La presenza sporadica in paese del lupo è dovuta alla mancanza di cura delle risorse trofiche che tipicamente l’uomo lascia a disposizione degli animali”.
Esiste infatti un dovere istituzionale che non trova, ad oggi, applicazione pratica.
“La Legge regionale del Veneto 60/93 – continua Fant – pretende, all’Art. 7, che le ASL e le amministrazioni comunali realizzino annualmente eventi pubblici e nelle scuole per edurre la popolazione sul corretto rapporto uomo-animale-ambiente, ma questo non è mai stato fatto, senza che la prefettura – che ha compiti di coordinamento e controllo – e la polizia giudiziaria abbiano mai indagato in merito”.
Il pericolo, che produrrebbe effetti disastrosi per la specie, per l’ambiente e, di conseguenza, per gli esseri umani che ne sono parte, è che sia la suggestione e non la scienza a veicolare decisioni scellerate.
“Quando alla mente viene data la possibilità di fantasticare – conclude Fant – trovando terreno fertile nella mancanza di cultura in materia, le storie si ingigantiscono ed anche un animale per nulla pericoloso e timorato del sapiens come il lupo appare come un mostro. Il rischio mostruoso per l’equilibrio del nostro ecosistema invece è proprio il declassamento, che di fatto apre la strada alla caccia a una specie necessaria e con un alto compito di mantenimento di equilibri complessi. Mentre aumenta il randagismo grazie al fallimento della legge 281/91, da rivedere”.

