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Le “vittime” degli errori giudiziari in Italia

Leggere annualmente del “bottino di guerra” degli indennizzi liquidati in Italia per gli errori giudiziari, fa riflettere e impone un incisivo intervento da parte del legislatore e degli operatori del settore. In primis, dell’Avvocatura, alla quale è affidato il compito di prendere in esame i casi di possibili errori giudiziari, valutare la sussistenza dei presupposti di legge per l’introduzione della revisione, provvedere alla redazione degli atti necessari, curando tutti gli aspetti, anche civilistici e risarcitori, derivati da una condanna ingiusta.

Valentina Stella su “Il Dubbio” del 27 novembre 2025 riporta gli indennizzi liquidati per riparazione per ingiusta detenzione nell’intero anno 2024 pari a 26,9 milioni di euro. A guidare la classifica per importi riconosciuti è la Corte d’Appello di Reggio Calabria, che registra 77 indennizzi liquidati per un totale di 5.486.000,00 euro. Segue la Corte d’Appello di Catanzaro, che sebbene abbia un numero maggiore di istanze accolte, ne ha liquidato un importo complessivo di poco inferiore: 126 indennizzi per 4.311.000,00 euro. Subito dopo si posizionano due importanti sedi giudiziarie: Palermo, dove 32 istanze sono state liquidate per un importo di 2.905.000,00 euro. Roma, con 40 istanze liquidate per una cifra complessiva di 2.552.000,00 euro. Questi dati evidenziano l’impegno economico dello Stato nel rispondere alle richieste di risarcimento avanzate dai cittadini nel corso del 2025.

Ebbene, l’ordinamento prevede l’istituto della revisione, quale strumento per correggere errori giudiziari che possono aver portato a condanne o decisioni errate, con la conseguente possibilità di ottenere un risarcimento per il danno subito, una sorta di diritto ad una riparazione economica. La revisione costituisce un’eccezione alla regola della cosa giudicata, un mezzo straordinario di impugnazione, ed in conformità al disposto dell’art. 24 della Costituzione, si esplica come strumento di civiltà giuridica per la tutela del cittadino di fronte ad un possibile errore giudiziario, dando priorità alle esigenze di giustizia sostanziale, rappresentando un rimedio ed una possibile fonte di risarcimento dei danni per quanto subito da una persona ingiustamente condannata. La richiesta di revisione deve essere presentata entro termini specifici (a pena di inammissibilità entro due anni dal giorno in cui la sentenza di assoluzione o condanna è diventata definitiva), corredata con la documentazione che comprova i motivi della richiesta.

La riparazione dell’errore giudiziario, si riferisce alla sentenza di condanna irrevocabile, successivamente riconosciuta ingiusta, che può essere revocata a mezzo della revisione del processo e sostituita con una sentenza di proscioglimento, presupposto detto, per esercitare il successivo diritto alla riparazione pecuniaria, la cui entità sarà commisurata alla durata dell’eventuale espiazione della pena o dell’internamento ed alle conseguenze personali e familiari che sono state causate dalla condanna erronea subita. Lo Stato provvederà a versare una somma di denaro, ovvero una rendita vitalizia, tenuto conto della perdita patrimoniale subita e altresì delle sofferenze morali, onde consentire un più sereno reinserimento nella vita sociale.

Quando si parla di danno da errore giudiziario e di danno da ingiusta detenzione, in Italia, i dati numerici sono preoccupanti (il MEF indica in circa 22.000 persone, vittime di procedure giudiziarie erronee, il novero di coloro i quali negli ultimi vent’anni hanno ricevuto indennizzi e risarcimenti da parte dello Stato (per un ammontare totale di oltre 570 milioni di euro)), anche se si stima che il dato numerico effettivo delle “vittime” sia di 50.000 persone coinvolte. Detto fenomeno non può essere considerato ulteriormente un’emergenza.

 

Anna Polifroni

Avvocato del Foro di Belluno

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