
Domenica 7 gennaio 2024, alle ore 18, al Museo Paleontologico Rinaldo Zardini di Cortina, all’interno della rassegna culturale Una Montagna di Libri, Antonio G. Bortoluzzi presenta “Il saldatore del Vajont”.
Sono passati sessant’anni dal disastro del Vajont. Antonio G. Bortoluzzi torna su quella tragedia nel suo ultimo romanzo, “Il saldatore del Vajont” (Marsilio Editore), attraverso l’esperienza di una visita guidata all’impianto idroelettrico – la centrale nella grotta di Soverzene, le gallerie, il corpo della diga, il coronamento, la frana del Monte Toc –, un viaggio che fa riemergere nel suo protagonista i ricordi della giovinezza contadina, memorie di famiglia e di paese, confidenze di colleghi che al Vajont hanno avuto vittime. E Bortoluzzi ne parlerà a Una Montagna di Libri, la festa internazionale della letteratura protagonista della stagione di Cortina d’Ampezzo.
L’incontro
Sono sessanta gli anni che ci separano dal 9 ottobre 1963, la notte del disastro della diga del Vajont. Erano le 22.39 quando milioni di metri cubi di roccia e terra precipitarono in pochi istanti nell’acqua, e l’onda immensa si alzò nel cielo e annientò in pochi minuti migliaia di vite, paesi interi, storie e tradizioni secolari. Sessant’anni è anche la vita di un uomo al quale sono accadute tante cose: i giochi da ragazzino al torrente, le gite scolastiche, i libri d’avventura letti, e poi l’amore, i figli, gli amici, tutto questo dentro quarant’anni di fabbrica di cui molti vissuti nella zona industriale di Longarone, all’ombra della diga, uno scudo chiaro che però è una lapide, ancora piantata lì, in mezzo alle montagne. Antonio G. Bortoluzzi racconta questo tempo, attraverso l’esperienza di una visita guidata all’impianto idroelettrico – la centrale nella grotta di Soverzene, le gallerie, il corpo della diga, il coronamento, la frana del Monte Toc –, un viaggio che fa riemergere nel suo protagonista i ricordi della giovinezza contadina, memorie di famiglia e di paese, confidenze di colleghi che al Vajont hanno avuto vittime. Un viaggio al di qua e al di là di uno dei “prima e dopo” della storia d’Italia, tra l’epica della costruzione, l’idea di un’Italia all’avanguardia nelle opere pubbliche e nella potenza industriale, e il disastro, le morti, la distruzione, e ciò che resta, oggi. Per interrogare, tanti anni dopo, non solo i responsabili, ma tutti noi.
L’autore
Antonio G. Bortoluzzi è nato nel 1965 in Alpago, Belluno, dove vive. Finalista per due volte al premio Italo Calvino, nel 2010 ha pubblicato Cronache dalla valle, nel 2013 Vita e morte della montagna, nel 2015 Paesi alti, con cui ha vinto il premio Gambrinus-Giuseppe Mazzotti nella sezione Montagna, cultura e civiltà ed è stato finalista al premio della Montagna Cortina d’Ampezzo; i tre romanzi, pubblicati da Edizioni Biblioteca dell’Immagine, sono raccolti nell’antologia dal titolo Montagna madre, trilogia del Novecento (2022). È membro accademico del Gruppo italiano
