L’associazione TreniBelluno interviene sulla viabilità a Santa Giustina per evidenziare la loro contrarietà e quella di molti pendolari, al ventilato rinvio del ripristino della circolazione dei treni.
Da domenica 29 ottobre tornano i treni (non ancora elettrici) tra Belluno e Feltre, e purtroppo come temevamo già a luglio si prospettano grosse difficoltà per la viabilità stradale attraverso la deviazione per il passaggio a livello di Formegan di Santa Giustina.
Siamo d’accordo con Paolo Doglioni di Confcommercio Belluno quando addita, citiamo, “una programmazione dei lavori inadeguata e inefficiente”, e aggiungiamo che è evidente che ANAS non ha saputo sfruttare a pieno i lunghissimi periodi di totale sospensione della circolazione ferroviaria.
Non siamo d’accordo però se crede e, peggio ancora, se contribuisce a far credere che la colpa degli innegabili disagi sia dei treni, della ferrovia o dei lavori di elettrificazione, perché tra l’altro non ci risulta che il vecchio cavalcaferrovia impedisse l’installazione della linea elettrica.
Non siamo d’accordo se chiede il rinvio della ripresa della circolazione ferroviaria: una pretesa che respingiamo categoricamente. Le chiusure programmate negli ultimi e nei prossimi anni sono già troppe e troppo lunghe, con ricadute negative sui viaggiatori del trasporto pubblico e sul traffico del trasporto privato.
Non siamo d’accordo se non riconosce che il servizio ferroviario possa essere motore di sviluppo per il Bellunese e possa contribuire a risolvere gli stessi problemi da lui evidenziati.
Ci sembra evidente che ANAS, tanto a Formegan quanto a Pont presso Busche e a Castellavazzo, non riesca a gestire al meglio tre cantieri di manutenzione straordinaria di altrettanti malridotti cavalcaferrovia. Ma questa vicenda, che si aggiunge a tante altre ancora, dovrebbe indurre tutti, comprese le associazioni di categoria, a una profonda riflessione: da un lato ci si attarda a parlare di prolungamento dell’autostrada e di altre opere faraoniche, dall’altro il “sistema Belluno” non riesce nemmeno a produrre in tempi ragionevoli un semplice cavalcavia. Colpa della pandemia, dell’aumento dei prezzi, della guerra, della burocrazia… Certo, la burocrazia è terribile, ma quando si riesce ad appaltare e consegnare un lavoro si tratta semplicemente di farlo. O abbiamo ormai perso la capacità di fare qualcosa di concreto oltre alle chiacchiere? Ma dove siamo arrivati? E dove vogliamo andare?
