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Longarone dedica un viale ai soccorritori. Padrin: «È da qui che è nato il grande sistema della Protezione Civile»

Longarone, 8 ottobre 2023 – «Quando finisce la notte?» È la domanda di un rabbino ai suoi allievi, riportata nell’omelia di don Rinaldo Ottone – durante la messa in suffragio delle vittime del Vajont e per celebrare tutti coloro che hanno collaborato nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe – ad aprire la Giornata del Soccorritore. Una giornata che Longarone da sempre dedica alle persone che hanno riversato la loro solidarietà sulla comunità distrutta, subito dopo il 9 ottobre 1963. Ma che quest’anno assume un significato particolare, con l’intitolazione di un viale proprio ai soccorritori.

«Quando finisce la notte? Uno degli allievi risponde “quando si distingue un cane da una pecora”» ha continuato il parroco nell’omelia. «”Quando si riesce a distinguere un fico da un gelso” azzarda un altro degli allievi. “No” dice il rabbino. “La notte finisce quando guardando un uomo, si riconosce un fratello”». La notte delle comunità del Vajont è stata lunga, dolorosa, ma ha trovato tanti “fratelli” nei tantissimi soccorritori arrivati da tutta Italia e anche da altre parti del mondo. È a loro che Longarone ha dedicato il viale che passa davanti alla Fiera, alle scuole medie, all’area sportiva. Con tre pannelli fotografici giganti che riportano altrettanti momenti significativi della macchina dei soccorsi attiva nelle settimane buie dell’autunno 1963.

La cerimonia di intitolazione è iniziata con il corteo dalla chiesa di Longarone: un lungo serpentone che è passato per il centro cittadino tra gli applausi, fino all’area della fiera, aperto dalla Fanfara degli ex Congedati della Brigata Cadore. Presenti oltre 1.500 persone tra Alpini, Protezione Civile, Croce Rossa, Bersaglieri, Vigili del Fuoco, e altri corpi dell’esercito.

«Il soccorritore è un misto di sensazioni, emozioni, pensieri e soprattutto azioni che si compiono per quella parola magica che si chiama solidarietà, quel sentimento altamente civico e cristiano che si manifesta proprio nell’opera di soccorso. Ma non è solo esempio di efficiente macchina organizzativa, in quella parola c’è un’anima, c’è una passione, c’è senso del dovere e grande sensibilità» ha detto il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, nel suo discorso. «Oggi siamo qui perché abbiamo voluto dedicare a tutti voi, rappresentanti di ogni corpo dello Stato e semplici cittadini, questo viale, che per sempre riconoscerà quello che avete fatto per noi. È il nostro modo per dirvi grazie. Grazie per non averci lasciati soli nel nostro dolore, per averci dato tutto il vostro conforto e per esservi fatti carico di quella parte di tristezza che potevamo condividere intimamente solo con voi. Grazie per aver pianto con noi e per aver stretto forte i nostri bambini, per aver curato le nostre ferite e alleviato il nostro dolore e per averci dato quel sostegno e quella forza senza cui non saremmo mai potuti rinascere».

Il sindaco Padrin ha sottolineato come «il Vajont è quella tragedia che ha tatto emergere la parte peggiore, ma anche la migliore dell’uomo», riferendosi proprio ai soccorritori. «Il disastro del Vajont ha segnato la nascita del sistema nazionale di Protezione Civile, che poi di fatto ha avuto nel terremoto del Friuli il primo sviluppo concreto. Voi ci avete ricordato e ci ricordate che cosa conta davvero».

«Il sistema di Protezione Civile passa per il Vajont e oggi è un’eccellenza mondiale riconosciuta» ha aggiunto l’assessore regionale alla Protezione Civile, Gianpaolo Bottacin. «La cosa più importante è lo spirito di solidarietà, allora come oggi. E non è un caso che in Veneto abbiamo il più alto numero di persone che fanno volontariato in Protezione Civile. I soccorritori sono eroi? Sono professionali, tempestivi. Sono persone normali, che a casa hanno una famiglia e partono senza sapere dove vengono mandati, disponibili 24 ore su 24. Ma soprattutto sono dotati di una grandissima umanità».

IL GEMELLAGGIO

Dopo la cerimonia di intitolazione, i soccorritori hanno pranzato tutti insieme nei padiglioni della fiera, dove hanno assistito allo spettacolo teatrale “Stelle nel Fango”, tratto dal libro “L’Abbraccio e la parola” di Viviana Capraro, raccolta di testimonianze dei giorni terribili dopo la catastrofe.

Nel pomeriggio nell’area della diga (dove domani arriverà il presidente della Repubblica) si è tenuto il concerto della Fanfara degli Ex Congedati della Brigata Cadore.

In mattinata invece la breve e sentita cerimonia in municipio per rinsaldare il gemellaggio tra Longarone e Bagni di Lucca, siglato nel maggio 1964. Un gemellaggio nato da Mario Lena, sindaco della cittadina toscana nel 1963, che ospitò decine di bambini longaronesi – gli orfani e i sopravvissuti del Vajont – nella sua città. Per il Comune toscano era presente il sindaco Paolo Michelini.

9 OTTOBRE

Domani, giorno di commemorazione, si aprirà con le messe di commemorazione a Erto, Casso e Pirago. Alle 11 nel Cimitero monumentale di Fortogna sarà il presidente della Repubblica a rendere omaggio alle vittime del Vajont. La commemorazione civile, sempre con il presidente Mattarella, si terrà nell’area della diga alle 12.

Nel pomeriggio, il convegno di apertura della Settimana nazionale della Protezione Civile, alle 14.30 al Centro culturale “F. Parri”. Alle 16 il patriarca di Venezia monsignor Francesco Moraglia e il vescovo di Belluno Feltre monsignor Renato Marangoni concelebreranno la messa in suffragio delle vittime al Cimitero monumentale di Fortogna. In serata, la tradizionale veglia di preghiera in chiesa a Longarone.

 

Roberto Padrin – Presidente della Provincia e sindaco di Longarone

Il discorso ufficiale del sindaco di Longarone Roberto Padrin nella Giornata Raduno dei Soccorritori del Vajont

Autorità civili e religiose, Organi dello Stato e Corpi della sicurezza pubblica, rappresentanti delle Associazioni di volontariato, a tutti voi presenti.

Sono davvero onorato ed emozionato di potervi rivolgere il più caloroso benvenuto in questa circostanza, a 60 anni di distanza da quelle giornate che hanno segnato per sempre le nostre e le vostre vite, anche a nome dei miei colleghi Sindaci di Erto e Casso, Vajont e Ponte nelle Alpi. Giornate che sono ancora impresse sulla pelle di un’intera comunità e nei cuori di chiunque ne sia stato protagonista. Nulla dopo quei momenti è stato come prima.

Vi confesso che nessuna parola può misurare il senso di riconoscenza e gratitudine che vorrei esprimere a tutti voi che siete qui oggi e a tutti coloro che non sono potuti intervenire fisicamente, ma che sono qui con noi con la mente e con il cuore.

Penso a chi, fin dalle prime ore di quei momenti terribili, nel correre in nostro aiuto, senza alcuna esitazione, tenendo da parte il trauma per ciò che stava vedendo, ha reagito con quei valori straordinari di forza, coraggio e … tanto amore.

A chi ha svolto con dedizione il proprio lavoro perché aveva un lavoro da fare e perché quel lavoro andava fatto. A chi è accorso semplicemente perché ha sentito che andava fatto, senza pensare. In quei momenti non c’è tempo per pensare. Il soccorritore è un misto di sensazioni, emozioni, pensieri e soprattutto AZIONI che si compiono per quella parola magica che si chiama solidarietà. La solidarietà è quel sentimento altamente civico e cristiano che si manifesta proprio nell’opera di soccorso, ma non è solo esempio di efficiente macchina organizzativa, in quella parola c’è un’anima, c’è una passione, c’è senso del dovere e grande sensibilità.

E tante di queste azioni sono state compiute, con grande pietà e misericordia dopo le 22.39 del 9 ottobre 1963: tanti i corpi senza vita, ricomposti e lavati per restituire loro la dignità della sepoltura, tante le bare costruite e accolte negli obitori. In questo caso la tempestività, la preparazione, la forza d’animo degli ANGELI che ci sono venuti in soccorso – come più volte ho definito i soccorritori del Vajont perché tali sono – sono serviti essenzialmente a recuperare cadaveri di vittime innocenti. Ma tanti sono stati anche i feriti portati in salvo, le tende preparate per i superstiti e i sopravvissuti – loro stessi vittime e soccorritori – i pasti preparati, i vestiti donati, i chilometri percorsi.
Non so dirvi quanti e per quanto tempo, ma quello che posso dirvi è che tutte queste persone c’erano – VOI ci siete stati – dall’inizio alla fine, in mezzo solo sacrificio e duro lavoro. Parole come GENEROSITÀ e ALTRUISMO sono troppo spesso oggetto di citazioni generiche, sentimenti dati per scontati di cui spesso ignoriamo la complessità, la fragilità e soprattutto il valore.

Le esperienze raccolte i giorni successivi alla tragedia ci restituiscono, una dopo l’altra, l’impressione di una estesa, corale, testimonianza sulla vita. E’ su questa emozione che sembrano attestarsi le testimonianze più intense raccolte con grande passione, sensibilità e rispetto, nell’opera “Stelle nel fango”, che oggi potrete vedere al termine del pranzo, tratte dal libro di Viviana Capraro “L’abbraccio e la parola”.

Oggi siamo qui perché abbiamo voluto dedicare a tutti voi, rappresentanti di ogni corpo dello Stato e semplici cittadini, questo viale, che per sempre riconoscerà quello che avete fatto per noi. È il nostro modo per dirvi GRAZIE, per rinnovare ancora una volta – e non mi stancherò mai di farlo – la nostra gratitudine verso tutti voi, verso coloro che in quei giorni giunsero a Longarone solo con un grande cuore.

Grazie per non averci lasciati soli nel nostro dolore, per averci dato tutto il vostro conforto e per esservi fatti carico di quella parte di tristezza che potevamo condividere intimamente solo con voi. Grazie per aver pianto con noi e per aver stretto forte i nostri bambini, per aver curato le nostre ferite e alleviato il nostro dolore e per averci dato quel sostegno e quella forza senza cui non saremmo mai potuti rinascere.
Quel 9 ottobre abbiamo perso la nostra identità, e il senso della perdita è ancora fortemente presente, lo percepiamo e lo respiriamo ogni giorno, ma nella tragedia, nella disperazione più totale, nella morte e nella distruzione, abbiamo trovato mani amiche pronte a sostenerci.

Come ho già fatto più volte, vorrei ribadire che il Vajont è quella tragedia che ha tatto emergere la parte peggiore, ma anche la migliore dell’uomo. Vedervi qui così numerosi insieme oggi, ancora a sessant’anni di distanza, mi dà il senso di quanto forte sia stata la partecipazione e la solidarietà e quindi, per contro, di quanto grande sia stata la tragedia. In quella terribile notte, proprio per mano dell’uomo, sono state spazzate vie centinaia di vittime innocenti; ma pochissime ore dopo la tragedia, altri uomini, ciascuno con i propri mezzi, le proprie competenze e certamente le proprie paure, hanno teso la mano in aiuto dei superstiti, alcuni dei quali non sarebbero stati tali.
Non esagero nell’affermare con convinzione che il disastro del Vajont ha segnato la nascita del sistema nazionale di protezione civile, che poi di fatto ha avuto nel terremoto del Friuli il primo sviluppo concreto. Voi ci avete ricordato e ci ricordate che cosa conta davvero. E questo è ciò che ci deve portare avanti in tutto quello che facciamo.

In questi anni quanti di voi ho incontrato, quante emozioni mi avete lasciato. Il prossimo giugno non sarò più Sindaco di Longarone, ma porterò con me un pezzo di tutti voi. Mi avete raccontato con le lacrime agli occhi le vostre storie, siete venuti a trovarmi da ogni dove. Abbiamo instaurato amicizie che mai dimenticherò.

Voglio anche ricordare i soccorritori che non ci sono più, oggi rappresentati dai loro figli o dalle loro figlie. Avrei tanti nomi da fare, lo sapete, persone speciali, che mi hanno riempito di attenzioni e con le quali ho trascorso tanti momenti indimenticabili. A loro va ancora più forte il mio abbraccio e il mio GRAZIE.

Ho voluto fortemente che questo Grazie arrivasse anche dalla Fanfara degli ex Congedati della Brigata Cadore, che ci dedicherà il concerto nell’area della diga dove domani il Presidente della Repubblica verrà a omaggiare il Vajont. Sarà anche questo un momento di forti emozioni che vivremo insieme.

Nel mio discorso del 2013, in occasione del 50. anniversario, avevo concluso con le parole di Papa Francesco e in dieci anni non ho trovato parole migliori quindi vi riporto quel messaggio: “Non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza!”. La vita è breve, ma quando sappiamo che ci sarà sempre qualcuno pronto ad aiutarci, non dobbiamo perdere la speranza e guardare avanti”.

Longarone, 8 ottobre 2023

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