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Pelmo d’Oro 2021. Premiati Eugenio Bien per la carriera alpinistica, Giuliano Dal Mas per la cultura alpina, Christoph Hainz per l’alpinismo in attività

Giuliano Dal Mas

Sarà Cesiomaggiore ad ospitare la 23^ edizione del Premio Pelmo d’Oro.
L’appuntamento, con l’attesa cerimonia, è per sabato 24 luglio 2021 alle ore 10,30 nella Sala Polifunzionale in località Pradenich.
Cesiomaggiore, borgo di antica origine come testimoniano recenti ritrovamenti archeologici dell’età del Bronzo – Ferro e il ritrovamento di un cippo miliario romano della via Claudia Augusta, è sede dell’interessante Museo Storico della Bicicletta: una collezione di cicli dall’800 ai giorni nostri raccolta da Sergio Sanvido nel corso della sua vita e donata poi al Comune.
Sempre a Cesiomaggiore, in località Seravella, nell’antica dimora di campagna dei conti Avogadro degli Azzoni è ospitato il Museo Etnografico della Provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi che conserva testimonianze e reperti della cultura delle popolazioni rurali dell’intero territorio provinciale. Il Museo, suddiviso in molteplici sezioni dedicate all’alimentazione, alla vita in quota, alle testimonianze della lingua e della cultura popolare e ai racconti, canti e musica, testimonia l’antica vita rurale e il legame dei popoli bellunesi con le montagne che li circondano.
Oltre ai meravigliosi scorci naturali, che si estendono dal Lago di Busche alla selvaggia Val Canzoi, nel territorio cesiolino si conservano testimonianze di un ricco passato, fra antichi castelli e magnifiche ville.
Il Comune di Cesiomaggiore ha intitolato la scuola dell’infanzia della frazione di Pez, suo paese natale, al concittadino Guido Rossa, grande arrampicatore, accademico del Club Alpino, ucciso a Genova nel 1979 per aver denunciato un compagno di lavoro sorpreso a distribuire documenti delle Brigate Rosse all’interno della fabbrica in cui lavorava.

La cerimonia del Premio si aprirà con il simbolico passaggio di consegne tra il Comune di Chies d’Alpago, che ne ospitò la precedente edizione nel 2019, e il Comune di Cesiomaggiore; e proseguirà, quindi, con la consegna dei premi 2021.

I premiati Pelmo d’Oro 2021 sono: l’altoatesino Christoph Hainz per l’alpinismo in attività, l’agordino Eugenio Bien per la carriera alpinistica, il bellunese Giuliano Dal Mas per la cultura alpina.
Quest’anno il Premio Speciale Dolomiti UNESCO sarà assegnato alla Sezione CAI di Mestre per la gestione del rifugio Galassi e il Premio Speciale della Provincia di Belluno andrà a Giuseppe Tabacco, fondatore e titolare delle Edizioni Tabacco.
Per finire, ma non di meno conto, la solidarietà con il premio Giuliano De Marchi andrà al carpigiano Dante Colli.

Oltre alla consueta scultura del Monte Pelmo, opera del maestro Gianni Pezzei, vi saranno due opere realizzate dallo scultore Italo De Gol, nato e cresciuto tra Cesiomaggiore e Santa Giustina.

La manifestazione, in collaborazione con la Fondazione Dolomiti UNESCO, gode del patrocinio della Regione del Veneto, del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e dell’Unione Montana Feltrina. Fondamentale per l’organizzazione e per il sostegno economico la “Casa Comune” composta da CAI-CNSAS-GUIDE ALPINE, il Consorzio BIM Piave, nonché la sponsorizzazione di Grafiche Antiga di Crocetta del Montello.
Collaborano alla giornata del Pelmo d’Oro numerose associazioni e volontari tra cui: Gruppo Escursionisti Cesio, Pro Loco di Busche, Comitato S. Agapito, associazione di apicoltori L’ApeRina, Comitato “Festa della patata”, Gruppo Folk di Cesiomaggiore, U.S. Cesio, associazione “Il Tasso” di Menin, Comitato “San Leonardo” di Cesiominore, Comitato Pullir.

Un nutrito e variegato programma farà da contorno alla manifestazione la cui prima data è in programma il 4 luglio con la corsa in montagna “La Selvarega” giunta alla sua 4^ edizione.
Si proseguirà poi il 17 luglio con una giornata dedicata ai recenti scavi archeologici in Valle di S. Agapito, con visite guidate a cura della Sopraintendenza ai Beni Archeologici durante la giornata e conferenza serale. La mattina del 18 luglio sarà possibile visitare l’apiario didattico presso il Museo Etnografico di Seravella, assistendo in sicurezza all’apertura delle arnie e con assaggio del miele, mentre alla sera, in località Orsera di Val Canzoi si terrà una proiezione di splendide immagini che immortalano la fauna delle nostre montagne, a cura di Ivan Mazzon e Bruno Boz con intermezzi musicali del gruppo Rudemà. Il 24 luglio alle 20,30 prima visione del cortometraggio “Far le parole coi s’cios”, dedicato alle luminarie di Sant’Agapito, scritto e diretto da Teddy Soppelsa, riprese e montaggio di Roberto De Pellegrin, musiche di Valter Feltrin, prodotto dal Comitato di Sant’Agapito. Sarà l’occasione per ascoltare anche “Le voci della Valle”, ovvero la Valle di S. Agapito nei ricordi dei suoi abitanti di un tempo: Bepi Bossana, Jio dei Gnudi, Jio dei Felizi, Gildo Sacchet e Gabriele Collet.
Il 22 luglio e il 12 agosto intrattenimento per i più piccoli, con spettacoli di burattini a Cesiominore e Pullir.
Il 25 luglio il gruppo teatrale “Fuori di quinta” presenterà uno spettacolo teatrale sulla figura del sindacalista e alpinista di origini cesioline Guido Rossa, con un approfondimento iniziale relativo alla sua attività alpinistica. La sera del 28 luglio scopriremo l’abitato di Montagne, con l’architetto Alessandro Moretto. Seguirà il 29 luglio la presentazione del libro “Contro la peste” di Bianca Simonato Zasio, cesiolina, grande appassionata di montagna e ricerche storiche, mancata nel 2019. Il 30 luglio, infine, il Gruppo Escursionisti Cesio racconterà la sua trentennale storia di attività nel territorio.
Dopo il successo dello scorso anno, ritornano i clown e gli acrobati del Circo Patuf: dal 6 al 15 agosto sarà possibile ammirare le loro incredibili performances e anche scoprire i segreti del circo, grazie alle visite guidate dietro le quinte.
Dal 20 al 22 agosto un altro appuntamento da non mancare con la “Festa della patata”, giunta alla sua ventesima edizione.
Accanto a queste iniziative, sono previste poi delle escursioni giornaliere a piedi e delle camminate di Nordic Walking per conoscere da vicino le bellezze naturalistiche del Comune di Cesiomaggiore: domenica 25 luglio con partenza da Piazza Mercato un piacevole itinerario ad anello di circa 10 km; il 31 luglio e il primo agosto per gli appassionati della camminata sportiva l’appuntamento è a Pradenich; poi l’8 agosto si sale in quota lungo il sentiero Corrado De Bastiani (impegnativo), per terminare martedì 10 agosto, con partenza dalla chiesa di Pullir, per una passeggiata facile dedicata a fiori e piante nel giorno di San Lorenzo, patrono della frazione.
Si consiglia di visitare il sito www.comune.cesiomaggiore.bl.it per il programma dettagliato delle iniziative.

Ecco il programma dettagliato degli eventi intorno al Pelmo d’Oro:

Tutti i sabati e le domeniche si potranno visitare i Musei presenti nel territorio cesiolino, con i seguenti orari:
Museo Storico della Bicicletta: 9.30-12.30 e 15-18
Museo Etnografico della Provincia di Belluno: 15-18.30

4 luglio 2021
Val Canzoi
La “Selvarega” IV Edizione
Il trail più selvaggio delle Dolomiti, con 27.5 km e 1600 metri di dislivello

17 luglio 2021 ore 20.30
Sala conferenze del Museo Etnografico di Seravella
Abitare in Valle di Sant’Agapito tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro – nuove ricerche archeologiche a Cesiomaggiore
a cura di Chiara D’Incà, Ispettrice Sopraintendenza ai Beni Archeologici del Veneto e Flavio Cafiero, archeologo
Durante la giornata sarà possibile visitare il sito archeologico prenotando presso la Biblioteca comunale tel. 0439 43480

18 luglio 2021 dalle ore 9 alle 12
Museo Etnografico di Seravella
Visita guidata all’apiario didattico
a cura dell’Associazione apicoltori “L’ApeRina”

18 luglio 2021 ore 20.30
Orsera, Val Canzoi
Immagini e musica nel cuore selvaggio delle Dolomiti Bellunesi
a cura di Ivan Mazzon e Bruno Boz con intermezzi musicali a cura del gruppo Rudemà

22 luglio 2021 ore 21.00
Cesiominore, Via dei Vignaga
“Storie da mangiare” – spettacolo di burattini della compagnia Le Strologhe
Ingresso libero

24 luglio 2021 ore 20.30
Sala polifunzionale, area Pradenich di Cesiomaggiore
Voci dalla Valle di Sant’Agapito
• Prima visione del cortometraggio Far le parole coi s’cios dedicato alle luminarie di Sant’Agapito. A cura di Teddy Soppelsa, riprese e montaggio Roberto De Pellegrin, musiche di Valter Feltrin, prodotto dal Comitato di Sant’Agapito.
• Encomio ai custodi della tradizione delle luminarie di Sant’Agapito.
• La Valle di Sant’Agapito 3000 anni fa, presentazione del sito archeologico di “Cesura”.
• Presentazione del percorso escursionistico l’Anello della Montagna di Mezzo.
Intermezzi musicali folk-rock con la Valter Feltrin Band

25 luglio 2021 ore 9.30
Cesiomaggiore, Piazza Mercato
Escursione lungo l’Anello della Montagna di mezzo
Escursione guidata di media difficoltà, prenotazioni ed informazioni al n. 320.0873176

25 luglio 2021 ore 20.30
Sala polifunzionale, area Pradenich di Cesiomaggiore
Controvento. La vita interrotta di Guido Rossa
Letture e immagini a cura del gruppo teatrale Fuori di Quinta – introduzione di Paolo Conz sulla figura di Guido Rossa alpinista

28 luglio 2021 ore 21.00
Piazza di Montagne
Atlante dell’architettura rurale: il paese di Montagne
a cura dell’architetto Alessandro Moretto

 

29 luglio 2021 ore 20.30
Sala polifunzionale, area Pradenich di Cesiomaggiore
“Contro la peste. Il Feltrino, Venezia e la difesa sanitaria del territorio (1714-1716)” di Bianca Simonato Zasio
Serata di presentazione del libro a cura di Nicola Maccagnan, con letture di Silvana Vignaga.

30 luglio 2021 ore 20.30
Sala polifunzionale, area Pradenich di Cesiomaggiore
Ieri, oggi, domani: immagini e parole dal Gruppo Escursionisti Cesio.

31 luglio 2021 dalle ore 15.00
Area Pradenich di Cesiomaggiore
Giro Nordic cesiolino –7,5 km adatti a tutti, con partenza libera dalle 16 alle 17
a cura dell’U.S. Cesio

1 agosto 2021 ore 9.30
Girovagando per Cesio – Summer edition – corsa competitiva di 8,5 km; ludico-motoria con due percorsi: 8,5 km e 5 km.
a cura dell’U.S. Cesio

dal 6 al 15 agosto
Area Pradenich di Cesiomaggiore
Circo teatro Patuf
Prenotazioni e informazioni al numero 392 734 2915

8 agosto 2021 ore 7.00
Cesiomaggiore, Piazza Mercato
Escursione guidata (per esperti) al sentiero “Corrado De Bastiani”
a cura del Gruppo Escursionisti Cesio
prenotazioni e info al numero 348 985 1214 – gruppoescursionisticesio@gmail.com

12 agosto 2021 ore 21.00
Pullir, piazza della chiesa
“Leggende delle Dolomiti” – spettacolo di Luciano Gottardi
Ingresso libero

20-21-22 agosto
Area Pradenich di Cesiomaggiore
20^ Festa della patata di Cesiomaggiore e dei prodotti agroalimentari
Rassegna enogastronomica – intrattenimento musicale – mercato di prodotti tipici ed artigianali
a cura del Comitato Festa della Patata

PREMIO “PELMO D’ORO” 2021

Componenti della Giuria della XXIII edizione del Premio “Pelmo d’Oro”:
Roberto Padrin | Presidente della Provincia di Belluno;
Orietta Bonaldo | Club Alpino Accademico Italiano;
Federico Bressan | Club Alpino Italiano
Giorgio Brotto | Club Alpino Italiano
Roberto De Martin | Club Alpino Italiano, vicepresidente dell’IAMF International Alliance for Mountain Film
Paolo Conz | CNSAS e guida alpina
Umberto Soccal | Presidente del Consorzio BimPiave di Belluno
Giorgio Peretti | Guide Alpine del Veneto

La Giuria ha così attribuito i riconoscimenti dell’anno 2021 per la valorizzazione alpina e alpinistica delle Dolomiti Bellunesi.

La Giuria assegna il Premio “Pelmo d’Oro” 2021 per l’alpinismo in attività a
Christoph Hainz
Giugno 2019: si concretizza in una via di 47 tiri di corda sulla parete sud della Cima Grande di Lavaredo un progetto dell’alpinista e guida alpina Christoph Hainz, accolto e sostenuto dal CAI di Auronzo per l’anniversario della prima salita alla vetta ad opera di Paul Grohmann. In accordo hanno deciso di chiamare Grohmann-Hainz questa bella via, una sorta di seconda normale che sale dal punto più basso fino a raggiungere la vetta, come se 150 anni dopo la guida altoatesina avesse accompagnato ancora una volta l’alpinista viennese, in un abbinamento che valorizza l’alpinismo delle origini e quello contemporaneo. Per la giuria del Pelmo d’Oro è lo spunto per il meritato riconoscimento di un’attività di assoluta eccellenza non solo sulle grandi pareti delle Dolomiti, ma nelle montagne del mondo, frutto di forza, intelligenza, coraggio e passione.

La Giuria assegna il Premio “Pelmo d’Oro” 2019 per la carriera alpinistica a

Eugenio Bien
Eccellente rocciatore e al contempo uomo di grande disponibilità, che lo ha portato ad assumere compiti e cariche – fra cui la Presidenza della Sezione Agordina del C.A.I. succedendo al “Tama” Armando Da Roit – per puro spirito volontaristico, è un simbolo vivente di quella discrezione e generosità che costituiscono il valore più autentico del carattere delle genti dolomitiche.
Il premio, attribuito per la carriera alpinistica, vuole altresì evidenziare la persona e ciò che egli rappresenta, simbolo nel quale si identificano le peculiarità più genuine degli abitanti delle nostre vallate.
Eugenio Bien ha condotto un’attività alpinistica di tutto rispetto; ha inoltre guidato la Sezione Agordina del CAI dal 1982 al 1984, dal 1991 al 1999 e dal 2006 al 2008; la squadra della Stazione del Soccorso Alpino di Agordo l’ha visto tra i suoi più validi componenti praticamente per una quarantina d’anni.
Attento e prudente, uomo di grande cordialità, Eugenio Bien si è dimostrato in tante occasioni una carismatica figura per l’attività alpinistica agordina, riferimento trainante per i coetanei e per i più giovani; di rilievo la profonda conoscenza della sua terra, la provata sensibilità ambientale, le capacità propositive e attuative in prima persona per la valorizzazione del territorio, in particolare della Conca Agordina, con iniziative che perdurano nel tempo.

La Giuria assegna il Premio “Pelmo d’Oro” 2021 per la cultura alpina a

Giuliano Dal Mas
Instancabile, appassionato scopritore dei tesori nascosti nei luoghi più reconditi del paesaggio dolomitico, che ha saputo raccontare in un’intensa attività divulgativa svolta in prima persona con proiezioni di immagini, presenza a manifestazioni ed eventi e, soprattutto, una cospicua produzione letteraria attraverso la pubblicazione di libri ed articoli, valorizzando uomini e luoghi altrimenti sconosciuti al grande pubblico.
Alpinista dei due mondi, con le sue opere ha altresì creato un ponte umano e culturale tra le amate Ande della Patagonia argentina, in cui è cresciuto, e la montagna bellunese solo in apparenza “minore”, attribuendole la dignità che le compete e suscitando la curiosità del procedere per luoghi selvaggi dell’alpe e dell’anima.
Si è posto, in questa chiave di lettura e divulgazione del territorio e dell’ambiente umano, sulle orme dei predecessori Piero Rossi, Giovanni Angelini, Camillo Berti, Dino Buzzati e di tanti amici meno celebri, avendo l’accortezza di promuovere l’apertura dell’escursionismo al grande pubblico e curando, nel contempo, una metodologia di approccio alla montagna il più possibile consona con la trasmissione dei valori delle generazioni passate.
Ha operato, in tal modo, un’insostituibile azione conoscitiva e divulgativa sia degli uomini d’alpe che dei monti, in particolare quelli noti e meno noti delle “Dolomiti insolite” e del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi fra i quali, senza dubbio, ha conferito dignità sovrana al gruppo della Schiara, esplorato e cantato in ogni suo dimenticato angolo ed ascoso aspetto, rendendoli noti al grande pubblico.
La Giuria attribuisce il Premio Speciale 2021 “Giuliano De Marchi” a

Dante Colli
All’alpinista-medico Giuliano De Marchi si era ispirata l’Amministrazione Provinciale per creare nel 2010 un premio speciale per coloro che – testimoni dei valori universali delle genti di montagna – portano contributi alla loro conoscenza, conservazione e valorizzazione.
Quest’anno il riconoscimento va all’alpinista-farmacista Dante Colli, salitore di un migliaio di vie in Dolomiti, autore di centinaia di pubblicazioni sulla montagna, protagonista di un volontariato specialistico (premio AVIS), valente amministratore pubblico in campo sanitario e finanziario, presidente attuale del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) nonché storico promotore di opere alpine sulle Dolomiti Bellunesi.

 

La Giuria, sentito il parere della Fondazione Dolomiti UNESCO, assegna il
Premio Speciale Dolomiti UNESCO 2021 alla

Sezione CAI di Mestre
Una grande montagna, un grande rifugio e un raro esempio di partecipazione: quest’anno inizia il secondo mezzo secolo di autogestione del Rifugio Galassi alla Forcella Piccola del monte Antelao. Veterani e nuove leve, soci della Sezione CAI di Mestre, attraverso la loro opera totalmente gratuita, garantiscono ogni anno l’apertura e la complessa gestione di un rifugio con 90 posti letto e una sala multimediale disponibile per organizzare incontri, convegni e corsi.

La Provincia di Belluno, sentito il parere della Giuria, assegna il
Premio Speciale Pelmo d’Oro 2021 a

Giuseppe Tabacco
Imprenditore friulano, con le sue carte in scala ricche di particolari ha permesso agli amanti delle montagna prima di immaginare i luoghi da visitare e poi di percorrerne i sentieri nella totale consapevolezza delle caratteristiche e delle difficoltà che avrebbero incontrato. Per la loro qualità e precisioni le carte Tabacco sono utilizzate dal CNSAS del Veneto per le operazioni di ricerca e soccorso.

CHRISTOPH HAINZ
Selva dei Molini (BZ) 1962

Premio Pelmo d’Oro 2021
per l’alpinismo in attività

Giugno 2019: si concretizza in una via di 47 tiri di corda sulla parete sud della Cima Grande di Lavaredo un progetto dell’alpinista e guida alpina Christoph Hainz, accolto e sostenuto dal CAI di Auronzo per l’anniversario della prima salita alla vetta ad opera di Paul Grohmann. In accordo hanno deciso di chiamare Grohmann-Hainz questa bella via, una sorta di seconda normale che sale dal punto più basso fino a raggiungere la vetta, come se 150 anni dopo la guida altoatesina avesse accompagnato ancora una volta l’alpinista viennese, in un abbinamento che valorizza l’alpinismo delle origini e quello contemporaneo. Per la giuria del Pelmo d’oro è lo spunto per il meritato riconoscimento di un’attività di assoluta eccellenza non solo sulle grandi pareti delle Dolomiti, ma nelle montagne del mondo, frutto di forza, intelligenza, coraggio e passione.

Profilo
Solo la montagna è il mio boss è il titolo ironico dell’ultimo libro autobiografico scritto da Christoph Hainz, classe 1962, cresciuto tra le montagne a Selva dei Molini, che della montagna solo relativamente tardi ha fatto la sua passione prima e la sua professione poi. E’ solo a vent’anni infatti, quasi per caso che scala per la prima volta e si scopre subito capace di superare passaggi difficili anche senza suggerimenti e calzature adatte. Una predisposizione naturale, unita a un fisico forte e abituato ai lavori manuali ed a una mente solida, aperta e curiosa che hanno portato il giovane altoatesino ad accettare con spirito positivo le sfide della vita e delle pareti delle Dolomiti, delle Alpi e di tutto il mondo, aprendo ben presto nuove vie estreme. Il 1990, anno in cui diventa guida alpina, è particolarmente prolifico e tra le sue realizzazioni, aperta con Oswald Celva, c’è sulla sud della Cima Scotoni, uno dei suoi monumenti, chiamata Zauberlehrling, Apprendista stregone, come forse lui un po’ si sentiva agli inizi. Via aperta senza spit, paragonata per difficoltà alla Via del Pesce in Marmolada, liberata solo vent’anni dopo, con difficoltà fino al IX grado.
Dell’anno seguente è invece Kein Rest von Sehnsucht, Nessun residuo di nostalgia, a Punta Tissi, sulla Nord Ovest della Civetta, VIII-, tutta aperta in libera, a vista, tranne un tiro, comunque liberato dai primi salitori. Nel 1993 con Hans Kammerlander apre una via diretta, dall’estetica impressionante sullo sperone nord dello Shivling nel Garwhal indiano, su ghiaccio e roccia con difficoltà fino al VII e M4. Ma Hainz è Der Zinnenmann, l’uomo delle Tre cime (che nel film con questo nome scala slegato in 48 minuti la via Comici alla nord della grande!): prime solitarie e prime invernali, tra cui la Superdirettissima e la via dedicata a Claude Barbier sulla Cima Grande, ma soprattutto un poker di vie nuove, con Kurt Astner. Nel 1995 Das Phantom der Zinne sulla Grande, Alpenliebe sulla Ovest nel 1998, Ötzi trifft Yeti nel 2000 sulla Piccola e nel 2010 Pressknödl, ancora sulla Ovest. Ad esse nel 2019 aggiunge una bella via di sapore antico sulla sud della Cima Grande dedicandola al suo primo salitore l’alpinista viennese Paul Grohmann. Agli inizi del secondo millennio ritroviamo Hainz in Civetta, sulla Torre Venezia prima, con Rondò veneziano, altro IX grado, e sulla Torre Trieste, per Donnafugata che la giuria del Premio “Fondazione Silla Ghedina Apollonio Menardi” costituita dai Gruppi Rocciatori della Provincia di Belluno premierà come migliore scalata in Dolomiti nel 2004. Ma le realizzazioni di questo alpinista eclettico sono talmente tante e sorprendenti che si fatica sia a citarle tutte sia a fare una cernita: dalla ripetizione in solitaria della nord dell’Eiger nel tempo record di 4 ore e mezza alla salita del Fitz Roy in 9 ore dal campo base alla vetta, dalla seconda onsight del Pesce in undici ore alle molte vie estreme (VIII-IX grado!) aperte non solo sulle Dolomiti (Sella, Roda di Vael, Dolomiti di Sesto, Sass dla Crusc, Sass Ciampac, ecc ecc), ma anche in Austria, in Groenladia, in Giordania, in Marocco… L’inesauribile Christoph è tuttora uno dei più forti specialisti di arrampicata su ghiaccio e misto, non solo in Italia, ed eccelle anche nell’arrampicata sportiva.

EUGENIO BIEN
Agordo (BL), 1947

Premio Pelmo d’Oro 2021
per la carriera alpinistica

Eccellente rocciatore e al contempo uomo di grande disponibilità, che lo ha portato ad assumere compiti e cariche – fra cui la Presidenza della Sezione Agordina del C.A.I. succedendo al “Tama” Armando Da Roit – per puro spirito volontaristico, è un simbolo vivente di quella discrezione e generosità che costituiscono il valore più autentico del carattere delle genti dolomitiche.
Il premio, attribuito per la carriera alpinistica, vuole altresì evidenziare la persona e ciò che egli rappresenta, simbolo nel quale si identificano le peculiarità più genuine degli abitanti delle nostre vallate.
Eugenio Bien ha condotto un’attività alpinistica di tutto rispetto; ha inoltre guidato la Sezione Agordina del CAI dal 1982 al 1984, dal 1991 al 1999 e dal 2006 al 2008; la squadra della Stazione del Soccorso Alpino di Agordo l’ha visto tra i suoi più validi componenti praticamente per una quarantina d’anni.
Attento e prudente, uomo di grande cordialità, Eugenio Bien si è dimostrato in tante occasioni una carismatica figura per l’attività alpinistica agordina, riferimento trainante per i coetanei e per i più giovani; di rilievo la profonda conoscenza della sua terra, la provata sensibilità ambientale, le capacità propositive e attuative in prima persona per la valorizzazione del territorio, in particolare della Conca Agordina, con iniziative che perdurano nel tempo.

Profilo
Nato in Agordo il 23 giugno 1947, Eugenio Bien è Perito Industriale Elettronico ed è stato dipendente Enel, oggi in quiescenza; risiede a Taibon Agordino.

Attività alpinistica più rilevante
1971.
• Cima Moiazza Sud: 1.a invernale per la Via Castiglioni del versante Nord (con Riccardo Costantini); in questo 2021 il 50° della salita, compiuta il 14 febbraio, è stato ricordato con vari scritti;
• Tàmer Davanti: spigolo S-W (con Umberto Benvegnù Tecia);
• Torre di Babele (Civetta): fessura S-W (con Riccardo Costantini e Renzo Conedera; quest’ultimo per una terribile coincidenza perdeva la vita);
1972.
• Primo tentativo al Torrione Gianni Costantini (Moiazza) per la Via “Renzo Conedera” che sarà completata l’anno successivo (con Georges Livanos; difficoltà fino al VI°- A2);
1973.
• 1° Torrione dei Cantói (Moiazza); parete Sud (con Attilio Paganin; poi salita abbandonata causa un rilevante crollo lungo l’itinerario);
• Civetta (3 settembre): 1.a ripetizione di alpinisti bellunesi del diedro Philipp/Flamm (1.a cordata Cesare Levis – Eugenio Bien; 2.a cordata Roberto Micheluzzi e Arcangelo Serafini Cangi);
1974.
• Pale di San Lucano: 1. a salita allo spigolo Sud-Est della 2.a Pala (con Roberto Lagunàz; difficoltà fino al VI°);
• Gruppo San Sebastiano: 1.a salita dello spigolo Ovest della Torre Càleda (con Renato Bien; difficoltà fino al VI°- A2);
• Cantoni della Moiazza: 1.a salita alla parete Ovest del Campanil dei Zoldani (con Renato Bien; difficoltà fino al VI° – A1);
• Cantoni della Moiazza: 1.a ripetizione della “Fessura del Topo” alla parete Est della 1.a Torre del Camp (con Renato Bien). La salita rivalutò quella misconosciuta ascensione compiuta da Oddone Zasso e Gianni Bongiana 21 anni prima e poi classificata di VI°;
• Pale di San Lucano: 1.a salita al diedro della parete Sud-Est della 2.a Pala (con Renato Bien; difficoltà fino al VI° – A1);
• Cima Moiazza Sud: 1.a salita allo “spigolo di sinistra” (con Renato Bien difficoltà fino al VI°; sarà ripetuta in 1.a invernale nel dicembre dello stesso anno sempre con Renato Bien);
• Cima dei 3 ( Moiazza): 1.a salita alla parete centrale (con Renato Bien; difficoltà fino al VI°);
1975.
• Cantoni della Moiazza: 1.a salita allo spigolo Sud – Ovest della 1.a Torre del Camp (con Renato Bien e Luigi De Nardin; difficoltà fino al VI°- A2);
• Moiazza: 1.a salita e battesimo del Torrione dei “Gir”, in occasione del decennale del Gruppo degli arrampicatori di Agordo (con Luigi De Nardin; difficoltà fino al VI°- A2);
1976.
• Cantoni della Moiazza: 1.a salita diretta alla parete Ovest della 2.a Torre del Camp (con Renato Bien; difficoltà fino al V+);
1982.
• Tàmer: 1.a salita alle Caze Alte (con Walter Levis; difficoltà fino al V+);
2012.
• 1.a salita allo spigolo Ovest della Pighèra-Palazza/Pelsa (con Renato Bien; difficoltà fino al V°+).

Si contano inoltre numerose ripetizioni di vari itinerari classici; tra le decine e decine di uscite scialpinistiche è degna di nota la salita con i ramponi fino al Bivacco Biasin, sull’Agnér, e successiva discesa con gli sci dal Van de le Scandole, il profondo canale che scende dalla F.lla dello Spizzón tra l’Agnèr e i Lastéi d’Agnèr (con Fausto Todesco; 19 marzo 1976).

 

GIULIANO DAL MAS
Belluno 1945

Premio Pelmo d’Oro 2021
per la cultura alpina

Instancabile, appassionato scopritore dei tesori nascosti nei luoghi più reconditi del paesaggio dolomitico, che ha saputo raccontare in un’intensa attività divulgativa svolta in prima persona con proiezioni di immagini, presenza a manifestazioni ed eventi e, soprattutto, una cospicua produzione letteraria attraverso la pubblicazione di libri ed articoli, valorizzando uomini e luoghi altrimenti sconosciuti al grande pubblico.
Alpinista dei due mondi, con le sue opere ha altresì creato un ponte umano e culturale tra le amate Ande della Patagonia argentina, in cui è cresciuto, e la montagna bellunese solo in apparenza “minore”, attribuendole la dignità che le compete e suscitando la curiosità del procedere per luoghi selvaggi dell’alpe e dell’anima.
Si è posto, in questa chiave di lettura e divulgazione del territorio e dell’ambiente umano, sulle orme dei predecessori Piero Rossi, Giovanni Angelini, Camillo Berti, Dino Buzzati e di tanti amici meno celebri, avendo l’accortezza di promuovere l’apertura dell’escursionismo al grande pubblico e curando, nel contempo, una metodologia di approccio alla montagna il più possibile consona con la trasmissione dei valori delle generazioni passate.
Ha operato, in tal modo, un’insostituibile azione conoscitiva e divulgativa sia degli uomini d’alpe che dei monti, in particolare quelli noti e meno noti delle “Dolomiti insolite” e del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi fra i quali, senza dubbio, ha conferito dignità sovrana al gruppo della Schiara, esplorato e cantato in ogni suo dimenticato angolo ed ascoso aspetto, rendendoli noti al grande pubblico.

Profilo
Di radici mitteleuropee – padre bellunese, madre stiriana-, Giuliano Dal Mas ha trascorso gran parte della sua infanzia nella città più bellunese d’America, quella San Carlos de Bariloche, autentica Cortina delle Ande, cui tanto hanno dato gli emigranti bellunesi, non ultimo il padre di Giuliano, ingegnere progettista dell’aeroporto locale, per poi tornare sui monti bellunesi e trascorrere la vita dividendosi tra l’Agordino e Belluno.
Appassionato, instancabile divulgatore delle “Dolomiti insolite”, ancor oggi presta in seno al C.A.I. la sua opera volontaria per accompagnare i gruppi alla scoperta dei luoghi più incredibili e sconosciuti.
Coraggioso e fermo nei propri propositi di divulgazione culturale e, ad un tempo, appassionata difesa di chi vive la montagna, ben conoscendo cosa significhi la dura lotta con l’alpe per chi non l’abbandona trasferendosi in luoghi più agevoli, non ha esitato a farsi portavoce delle esigenze dei montanari anche quando sapeva che ciò avrebbe comportato ripercussioni personali: a costo anche di perdere prestigiosi riconoscimenti non si è tirato indietro nell’evidenziare l’insensibilità pubblica e istituzionale nei confronti della Schiara e dei montanari che la abitano e frequentano, segnalando problematiche quali la strettezza e pericolosità della strada che porta a Case Bortot, i piazzali troppo piccoli per la ricettività delle auto, la messa a disposizione dell’escursionismo di Casera Vescovà ricostruita e rimasta chiusa: fatti che hanno contribuito a porre l’attenzione su tali luoghi e dove, anche se alcune situazioni critiche permangono, in tempi recenti, grazie all’opera di sensibilizzazione si sono ad esempio individuate e razionalizzate le aree di parcheggio di Case Bortot e la casera Vescovà nel 2016 è stata aperta e resa disponibile ai frequentatori della montagna.

Cenni biografici.-
Giuliano Dal Mas nasce al Borgo Pra di Belluno il 17 agosto 1945 da padre bellunese (l’Ing. Antonio Dal Mas) e madre austriaca di Graz (Erna Thaller). Giovanissimo emigra in Argentina per cinque anni dove, a San Carlos de Bariloche, prende contatto con l’ambiente dell’emigrazione bellunese.
Laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Trieste, è stato segretario comunale nell’Agordino per oltre trent’anni: a Falcade, in Alleghe (per 25 anni consecutivi), a San Tomaso e, negli ultimi anni, a Taibon ed a La Valle.
Sposato con un’agordina (la sig.ra Floriana Santomaso), ha risieduto in Agordo dal 1974 fino a tempi recenti, quando si è trasferito a Belluno; ha tre figli: Erika, Elena, Enrico.
Eclettico nelle sue passioni, è appassionato di giornalismo, cultura e storia locale, poesia e arte, musica classica, montagna e fotografia. E’ Socio Accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna).
Attività letteraria.-
Montagna e ambiente
Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi (1977), prima guida del genere sull’istituendo Parco realizzata con la collaborazione di Bruno Tolòt
Il Parco delle Dolomiti Bellunesi (1987), seconda edizione
Pale di San Lucano – Contributi per una migliore conoscenza (1988). Estratto da rivista Alpi Venete
Dolomiti dell’Agordino (1990), guida escursionistica realizzata con la collaborazione di Camillo Berti per conto delle Sezioni Venete del CAI.
Basso Agordino (1994), guida escursionistica
Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi (1997) con Diego Cason.
Dolomiti della Val Belluna – Alpi Feltrine – Monti del Sole – Schiara – Visentin-Cesen (2003) per la parte relativa ad Alpi Feltrine, Monti del Sole e Schiara, per conto delle Sezioni Venete del CAI.
Dolomiti dell’Agordino (2004) per conto delle Sezioni Venete del CAI. Seconda edizione.
Come nasce un Parco: il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi (2007).
Dolomiti insolite. Itinerari per amanti della piccola compagnia nel silenzio dei monti (2008).
Dolomiti insolite 2. L’avventura continua (2010).
Dolomiti insolite. Itinerari per amanti della piccola compagnia nel silenzio dei monti (2010). 2^ edizione.
La montagna dietro l’angolo. Incontro con l’insolito nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (2011).
Dolomiti insolite 3. La natura e l’uomo (2012)
Via Alta Feltrina. Spettacolare traversata in quota tra rocce, fiori, animali, grotte e leggende, nell’insolito di Vette, Cimonega e Pizoc (2013).
La Sezione CAI Agordina dopo il Centenario in Pian de Pezè. Adunanza 2013. CAI Sezione Agordina
Schiara. Montagna regina. Il fascino dell’insolito (2015). Il libro ha vinto il Premio Leggimontagna a Tolmezzo (settore Saggistica) nel 2015 e il Primo Premio De Cia nel settore Narrativa nel 2016.
Dolomiti. Un’avventura sospesa tra sogni e realtà (2017) .
Itinerari nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (2017)
Dolomiti dell’Agordino (2018), Terza Edizione aggiornata ed ampliata.
Divagazioni Dolomitiche (2018) .
Escursioni, camminate e riflessioni sulle Dolomiti Bellunesi
Fornisce alcuni testi a Schiara. Storia e immagini dell’alpinismo bellunese di Gianpaolo Sani e Luca Sovilla.
Ha collaborato con proprio materiale fotografico a varie pubblicazioni, tra cui Una montagna qualunque (2003) di Mario Diluviani e Corpassa – Una valle, un premio (2003) che ha anche curato e coordinato. Ha fornito foto inoltre alle guide de I laghi delle Dolomiti (1) e (2) (1994) di Claudio Cima, a Dolomiti Provincia di Belluno (1994), e a Dolomiti Val del Boite (2004) di Camillo Berti e Roberto Tabacchi, a Dolomiti di Zoldo di Camillo Berti e Pietro Sommavilla (anche con testi), a Relazioni tra giovani e anziani nel Veneto (2004), di Diego Cason, Edizioni Anteas Veneto e a L’anziano la sua famiglia (2002) di Diego Cason, a Dolomiti. Provincia di Belluno (1994), ecc.
Presenta, organizza, promuove, partecipa a serate culturali, convegni, conferenze, proiezioni. Sul tema del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi è attivo con proprie serate con diapositive a partire dal 28 febbraio 1976 con oltre una ventina di presenze. Il 2 aprile 2004 è invece tra coloro che presentano a Belluno il volume Un Parco per l’uomo.
Partecipa con proprio materiale ed è tra i collaboratori della Mostra sulle Alte Vie organizzata nei primi anni 80 dall’E.P.T. di Belluno.
Collaborazioni con riviste e mensili:
Rivista C.A.I, Alpi Venete, Dolomiti Bellunesi, Rivista della Montagna, Dolomiti, Turismo Veneto, Veneto Ieri Oggi e Domani, Padova e il suo territorio, Luna Piena, Il Flaminio, Archivio Storico Belluno Feltre Cadore, Venezia Arti, Neoclassico, Bellunesi nel Mondo, Agordino Più Notizie, vari Bollettini Parrocchiali,
Collaborazioni con settimanali:
L’Amico del Popolo di Belluno, La Voce del Popolo di Treviso, La Difesa del Popolo di Padova, L’Azione di Vittorio Veneto,
Collaborazioni con quotidiani:
Gazzettino, Corriere delle Alpi, Alto Adige, ecc.
Emigrazione, cultura dolomitica e patagonica
Fornisce testi e foto alle pubblicazioni: Destinazione Argentina (2004) di Flavia Colle e Encuentro en Bariloche (2004) di Bruna Giacori
Cenni di storia di Bariloche città ricca di bellunesità (2005). Estratto da rivista Dolomiti.
Bellunesi nella storia di Bariloche. Il protagonismo di Primo Capraro (2006).
Poesia
Orme perdute (1973), una raccolta di poesie con Bruno Pittarello.
Arte
I critici e le opere milanesi perdute di Giovanni De Min (1991). Estratto da rivista Dolomiti
Giovanni De Min 1786 – 1859 (1992).
Arte e Storia di Villa Patt (1995).
V. Rovisi. Una presenza tiepolesca nella Chiesa di Alleghe (1997).
Nuovi contributi alla conoscenza del pittore bellunese Giovanni De Min (1997).
Pietro Paoletti 1801 – 1847 (1999).
Valentino Rovisi. Una presenza tiepolesca nella Chiesa di Alleghe (2005). Seconda edizione
Tesori d’arte nelle chiese dell’Alto Bellunese. Agordino (2006). Due saggi dal titolo Pittori di area trentina e tirolese nell’Agordino alla fine del XVIII secolo e Il ciclo di affreschi della Chiesa Arcidiaconale di Agordo di Giovanni De Min nei commenti critici. .
Giovanni De Min (1786-1859) il grande frescante dell’800 (2009).
Giovanni De Min pittore a Crespano e nella Pedemontana ai tempi di Monsignor Sartori- Canova (2009).
Ha collaborato con una propria scheda sul pittore Giovanni De Min all’Atlante del giardino italiano 1750-1940. Dizionario biografico di architetti, giardinieri, botanici, committenti, letterati e altri protagonisti (2009) a cura di Vincenzo Cazzato e dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Collabora con una propria scheda sul pittore Giovanni De Min al volume Tra il Brenta e il Piave. Il Pedemonte del Grappa e l’Asolano (2013).
Storia
Caprile – Storia di un paese, del suo albergo e della famiglia Pra (2000).
Una comunità e le sue bandiere – Una realtà di confine: Caprile (2002) .
Varie
Collabora con foto di montagna e testi al Calendario Agordino 2005 (2004)
Quale curatore e fornitore di vari testi (tra cui la parte relativa alle montagne della conca), firma la copertina del volume La conca agordina cuore delle Dolomiti. Guida agli aspetti fisici, naturalistici, storici e artistici (2007 e 2008).
Incontri. Ritratti, volti, storie di Bellunesi (2011 e 2012).
Incontri. Ritratti, volti, storie di Bellunesi (2014), volume II.
L’Oro di Cornia. La natura e gli uomini nel paesaggio delle Masiere di Vedana (2015).
Il 26 settembre 2015 l’Associazione La Ricreativa di Bolzano Bellunese gli conferisce la Presidenza Onoraria per il contributo dato alla conoscenza e al rispetto del territorio e per le numerose pubblicazioni che ne mettono in luce i molteplici aspetti. Nel 2016 riceve il Premio De Cia nel settore narrativa. Nel 2019 riceve il Premio Marcolin a Padova.
Ha creato e gestisce in internet i gruppi facebook Schiara Montagna Regina e Bariloche y Patagonia dolomitica.
GIUSEPPE TABACCO
San Daniele del Friuli – 1941

Pelmo d’Oro 2021
Premio Speciale della Provincia

Imprenditore friulano, con le sue carte ricche di particolari ha permesso agli amanti delle montagna prima di immaginare i luoghi da visitare e poi di percorrerne i sentieri nella totale consapevolezza delle caratteristiche e delle difficoltà che avrebbero incontrato. Per la loro qualità e precisioni le carte Tabacco sono utilizzate dal CNSAS del Veneto per le operazioni di ricerca e soccorso.

Profilo
La Casa Editrice Tabacco nasce nel 1964 ad opera dell’attuale amministratore unico Giuseppe Tabacco (nato a San Daniele del Friuli il 21 luglio 1941), che rielabora e dà forma ad un progetto creato dal padre presentandosi sul mercato con una carta panoramica, sotto forma di bozzetto, che comprende tutte le Dolomiti.
Nello stesso anno, assieme alla moglie Loretta Specogna, realizza una carta dei sentieri e rifugi in scala 1:50.000 ricca di particolari, per l’epoca estremamente innovativa: è il foglio n.1 del Cadore – Cortina d’Ampezzo e della sua splendida conca. Ne seguiranno altri delle Dolomiti Occidentali. Nel 1969, con la partecipazione dell’Ente Provinciale del Turismo di Belluno, la collaborazione di M. Brovelli e delle sezioni del CAI viene realizzato il foglio n. 4 “Pale di S. Martino – Dolomiti Agordine e di Zoldo – la Schiara e le Vette Feltrine”.
Sarà la prima carta in scala 1:50.000 a comprendere questo territorio riportando anche in modo dettagliato e preciso i nuovi percorsi delle Alte Vie n. 1 e n. 2 delle Dolomiti.
Il signor Tabacco conosce bene il Cadore avendoci abitato nel dopoguerra, provenendo da San Daniele del Friuli, suo paese natale.
Sono gli anni dello sviluppo economico e turistico e il Bellunese, con i suoi gruppi dolomitici, diventa una meta riconosciuta e ambita in tutto il mondo.
In quegli anni la serie delle carte in scala 1:50.000 cresce fino a coprire gran parte del nord-est delle Alpi. Sono gli anni in cui tutti i disegni vengono fatti a mano, con i pennini e la china, con i fogli con uno strato di cera per poter fare le maschere necessarie nelle fasi di stampa, incollando con il biadesivo ognuno delle migliaia di nomi presenti su una mappa.
Il mercato risponde in maniera entusiasta a questi prodotti, ma il signor Tabacco crede che si possa fare ancora meglio. Così nel 1982 inizia la produzione della carta topografica per escursionisti in scala 1:25.000 derivata dalle tavolette dell’Istituto Geografico Militare. Il numero 01 di questa serie identifica il territorio di Sappada – Santo Stefano e Forni Avoltri.
Dice il signor Tabacco: “Sono riuscito a convincere i vertici dell’IGM a vendermi i diritti di riproduzione delle loro basi cartografiche facendo leva sul patriottismo perché in quegli anni le carte escursionistiche che si stavano diffondendo erano quelle degli editori tedeschi e riportavano la gran parte della toponomastica in lingua tedesca.”
Così la serie di carte in scala 1:25.000 diviene ben presto il punto di forza della produzione aziendale, ma pian piano si inizia a percepire il lato negativo della toponomastica militare troppo italianizzata.
Si comincia così una revisione totale, zona per zona, a cominciare dalle zone ladine di Ampezzo, della Badia, di Livinallongo, di Gardena e di Fassa fino ad arrivare alle aree del Friuli e della Slovenia. Un immenso lavoro al quale hanno contribuito esperti di ciascuna area linguistica creando in questo modo una documentazione unica nel suo genere di toponomastica locale su cartografia in scala 1:25.000.
Nel 1994 la Deutsche Alpen Verein, il Club Alpino tedesco, chiede alla TABACCO di realizzare la mappa delle Vedrette di Ries. Era il riconoscimento del livello qualitativo raggiunto, l’apertura delle vendite sul mercato di lingua tedesca, il riconoscimento del marchio a livello internazionale.
Nel corso degli anni l’Azienda ha prodotto anche cartografia stradale, diversa da tutte le altre del settore perché arricchita con l’orografia del terreno, carte geologiche per Università e Enti Regionali e altri prodotti personalizzati per i committenti, quali per esempio tutti i Parchi della Regione del Veneto, quelli dell’Alto Adige, del Trentino e del Friuli. Per l’Ente Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi è’ stata realizzata la mappa escursionistica in scala 1:25.000.
Altre collaborazioni con la Fondazione Dolomiti UNESCO e l’Associazione Colline del Prosecco – Patrimonio UNESCO. Nel 2008 per la Provincia di Belluno e la Diocesi di Belluno – Feltre, con la partecipazione del CAI, è stata realizzata una bellissima carta escursionistica, in scala 1:75.000, che riproduce tutta la Provincia di Belluno e mette in evidenza il percorso storico-religioso del “Cammino delle Dolomiti (Sinodo)” .
Negli anni il marchio TABACCO diventa sinonimo di qualità e precisione, in Italia e all’estero, tanto che nel 2009 il signor Tabacco stipula con il Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano un accordo per utilizzare la cartografia in scala 1:25.000 in tutti i servizi di soccorso della Provincia, a partire dalla Protezione Civile, comprendendo poi il Bergrettung, il CNSAS, la Croce Bianca, la Croce Rossa, il Dipartimento Provinciale di Parchi e Foreste, i Vigili del Fuoco ecc.
Attualmente anche il 118, il 112 e la Protezione Civile del Friuli V.G. utilizzano sui propri sistemi informatici la cartografia TABACCO. Dal gennaio 2021 anche il CNSAS del Veneto utilizza questa cartografia per le operazioni di ricerca e soccorso su Alpi e Prealpi venete.
Ovviamente negli anni i sistemi produttivi sono cambiati, ma mai a discapito della qualità e della bellezza e leggibilità della mappa anzi, possibilmente, facendo ancora meglio soprattutto in termini di precisione.
Oggi la cartografia è tutta racchiusa in un enorme database, probabilmente unico nel suo genere in Italia, per della cartografia topografica in scala 1:25.000.
Con l’avvento degli smartphones il mercato ha una svolta decisa e gli escursionisti diventano più esigenti. Così la TABACCO si affaccia al mondo del digitale con una propria applicazione che valorizza ulteriormente la bellezza e la precisione delle proprie mappe. Anche questa innovazione non viene vista come un punto di arrivo, ma come ulteriore aggiornamento tecnologico.
Contrariamente a ciò che molti presagivano, l’avvento del digitale non ha soppiantato la ricerca del prodotto stampato perché solo questo riesce a restituire, con un colpo d’occhio, la struttura, la ricchezza e la bellezza di ogni territorio e mai come in questi anni, Enti e Associazioni che hanno a cuore il proprio territorio, scelgono Casa Editrice Tabacco per comporre delle mappe per la promozione del proprio ambito territoriale.

Come ama ripetere il signor Tabacco: “Più la cartografia ti dà la capacità di immaginare un luogo, più vale!”.

DANTE COLLI
Carpi (MO), 1935

Pelmo d’Oro 2021
Premio Speciale Giuliano De Marchi

All’alpinista-medico Giuliano De Marchi si era ispirata l’Amministrazione Provinciale per creare nel 2010 un premio speciale per coloro che – testimoni dei valori universali delle genti di montagna – portano contributi alla loro conoscenza, conservazione e valorizzazione.
Quest’anno il riconoscimento va all’alpinista-farmacista Dante Colli salitore di un migliaio di vie in Dolomiti, autore di centinaia di pubblicazioni sulla montagna, protagonista di un volontariato specialistico (premio AVIS), valente amministratore pubblico in campo sanitario e finanziario, presidente attuale del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) nonché storico promotore di opere alpine sulle Dolomiti Bellunesi.

Profilo
Già cinquant’anni fa Dante Colli promuoveva e si attivava per realizzare assieme ai consoci della Sezione di Carpi, guidata da Gianfranco Gibertoni, il rifugio vicino al Gruppo dei Cadini cui venne dato il nome “Città di Carpi”. Contribuiva in tal modo a far conoscere quel gruppo delle Dolomiti fino allora in ombra anche a causa della vicinanza geografica delle Tre Cime di Lavaredo, delle Marmarole e del Cristallo, tutti allora più famosi. Colli ha poi avuto il gusto di far scoprire con articoli, pubblicazioni e libri aspetti più reconditi delle montagne dolomitiche: in questa direzione basterebbe prendere in mano e leggere “La Guida della Montagna”, “Gli artisti degli ex Libris”, “Alpinismo solitario”, “Oltre la vetta”, “Il grande cuore dell’alpinismo”, oppure alcuni degli articoli apparsi su “Le Dolomiti Bellunesi”, “Le Alpi Venete” e “Giovane Montagna” per convincersi della dedizione e della capacità di comprensione nutrite versi i Monti Pallidi. C’è un libro poi, “Re Alberto dei Belgi, Il re alpinista” che evidenzia quanto il monarca famoso anche per il suo eroico contributo alla Prima Guerra Mondiale dovrebbe venir riscoperto in relazione alle anticipatrici salite con i fratelli cadorini Fanton. Una delle ultime opere che lo vede coautore, assieme ad Antonello Sica, sui Sentieri Frassati d’Italia approfondisce in modo molto interessante quello regionale del Veneto: propone una settimana di escursioni fra le montagne del Comelico e Sappada.
Dante Colli ha così avuto il merito di far conoscere a livello centrale – non solo nazionale ma anche internazionale – le imprese, i caratteri e le idealità che hanno contraddistinto il mondo alpinistico bellunese soprattutto con i lavori ad impronta autobiografica. Non a caso è stato a lungo consigliere e poi presidente della Commissione Pubblicazioni del Cai, membro del Comitato per le celebrazioni del 150° del Sodalizio. Quasi fatto naturale, quindi, la sua attuale presidenza – già quinquennale – del GISM (Gruppo italiano degli scrittori di montagna) cui è stato conferito nel 2019 il riconoscimento di “Lampadiere dell’ambiente” dal Gambrinus Giuseppe Mazzotti anche in relazione al periodico “Montagna” edito dalla “Nuova Sentieri” di Falcade.
Come sigillo alla sua meritoria attività ci piace però pensare ad un giovane Dante Colli impegnato con entusiasmo ad aprire una nuova via sulle Cime di Maraia proprio il giorno in cui ai piedi dei Cadini veniva inaugurato il rifugio “Città di Carpi”. Costruito proprio lì dove l’aveva auspicato il “papà” degli alpinisti veneti, Antonio Berti, in un passo delle sue famose ed insuperate Guide dei Monti d’Italia.

IL PREMIO SPECIALE GIULIANO DE MARCHI

Nell’ambito del Premio Pelmo d’Oro, istituito dalla Provincia di Belluno nel 1998, per il riconoscimento a persone fisiche, enti pubblici e privati di particolari meriti acquisiti nell’ambito dell’alpinismo e della solidarietà alpina, della conoscenza e promozione della cultura, della storia e delle tradizioni delle genti di montagna, l’Amministrazione Provinciale ha istituito nel 2010 il PREMIO SPECIALE “GIULIANO DE MARCHI”, medico, alpinista, accademico del CAI, componente della Commissione medica del CAI, volontario del Soccorso Alpino, socio fondatore di Mountain Wilderness, già insignito del Premio Pelmo d’oro all’Alpinismo in attività nel 2005, componente della giuria del premio dal 2006, caduto sul monte Antelao il 5 giugno 2009.

Giuliano De Marchi è stato soprattutto un uomo, che ha saputo ascoltare la montagna cogliendone i valori di rispetto solidarietà e abnegazione;
che ha vissuto con passione le bellezze e le forme della natura;
che ha amato le espressioni artistiche dell’uomo;
che ha aspirato in alto, mettendo alla prova i propri limiti, mantenendo però, curiosità e gioia nelle cose di tutti i giorni, trovando la grandezza del piccolo;
che ha saputo essere serenamente e apertamente se stesso, coerente, diretto e disinteressato, di fronte a tutti;
ha praticato l’alpinismo sulle montagne del mondo in silenziosa umiltà rendendosi protagonista di grandi imprese e praticando i valori della solidarietà alpina, dell’amore per la natura, la montagna e le sue genti, continuando con passione e dedizione la professione medica.

Nel 2010, 2011, 2013, 2014, 2015, 2017, 2018, 2019 e 2021 la Giuria Premio Pelmo d’oro ha assegnato il PREMIO SPECIALE “GIULIANO DE MARCHI”, dedicato alle donne e agli uomini che con particolare impegno, dedizione e passione sono stati testimoni dei valori universali delle genti di montagna, portando un contributo originale e rilevante alla loro conoscenza, conservazione e valorizzazione.

 

Sezione CAI di Mestre

Pelmo d’Oro 2021
Premio Speciale Dolomiti UNESCO
Una grande montagna, un grande rifugio e un raro esempio di partecipazione: quest’anno inizia il secondo mezzo secolo di autogestione del Rifugio Galassi alla Forcella Piccola del monte Antelao. Veterani e nuove leve, soci della sezione CAI di Mestre, attraverso la loro opera totalmente gratuita, garantiscono ogni anno l’apertura e la complessa gestione di un rifugio con 90 posti letto e una sala multimediale disponibile per organizzare incontri, convegni e corsi.
Profilo
“Non importa se i tubi dell’acqua sono sotto a tre metri di neve e ben nascosti sotto al mugo. Non ci preoccupiamo se la neve ha piegato le putrelle in ferro di sostegno dei pianerottoli della scala antincendio. Per non parlare del solaio da rifare, delle piante che si sono schiantate sopra la fune portante della teleferica. Non ci preoccupiamo nemmeno se al terzo giorno di lavoro ancora l’acqua non arriva in rifugio. Noi siamo qua! Con tutta la nostra passione. Veterani del rifugio e per la gioia degli occhi e dell’animo, con tanti giovani. Che grande esperienza è l’autogestione del rifugio!”
Sono parole di chi con grande entusiasmo si accinge ancora una volta a riaprire quella che oramai per molti soci della Sezione CAI di Mestre è diventata una casa comune. Anche quest’anno almeno 14 squadre, composte da 8/10 volontari,ognuno con il suo compito, si avvicenderanno nella gestione, coinvolgendo più di 100 soci. La catena di comando parte dalla Commissione Rifugio della Sezione di Mestre che opera su mandato del Direttivo, e arriva fino ai capi gestione che devono organizzare la proprio squadra.
Il rifugio Galassi sorge a 2018 m di quota nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, adagiato sulle pendici settentrionali del re delle Dolomiti, di fronte alla bastionata del monte Scotter. E’ punto di partenza per la salita all’Antelao e tappa lungo il percorso dalle Alte Vie n. 4 di Grohmann e n. 5 di Tiziano e del nuovo trekking delle Marmarole, il “Marmarole Runde”.
Inaugurato nel 1913 come caserma militare intitolata a Pietro Galassi, tenente del VIIº Reggimento Alpini caduto in Libia, nel 1928 venne abbandonato per poi perdere una prima volta la sua funzione militare ed essere dato in gestione alla Sezione di Pieve di Cadore del CAI che lo ha gestito fino al 1933. Nel 1937 fu restituito all’autorità militare e nel 1950 venne nuovamente e definitivamente affidato al CAI, questa volta alla Sezione di Mestre di cui è, tuttora, vanto ed unico rifugio.
Dal 1970 ad oggi è gestito dall’opera volontaria e gratuita di un nutrito gruppo di soci della sezione che, settimanalmente, si alternano; aperto dall’ultima decade di giugno alla penultima di settembre, senza contare i tempi necessari per i lavori preliminari all’apertura e quelli di chiusura. Numerose iniziative sono fiorite negli anni intorno a questa struttura, frutto della sinergia tra il gruppo di soci volontari, la sezione di Mestre e la sua Scuola di Montagna Cesare Capuis, facendone anche un centro di cultura e di aggregazione. Il Rifugio ospita infatti il “Centro Attività Alpine Visentin-Malgarotto”, dedicato a due valenti alpinisti soci della sezione e istruttori della scuola, vittime di una valanga che ha travolto la loro tenda posta all’ultimo campo, lungo la salita himalayana al Tilicho Peak, nel settembre 1992. Il centro è dotato di una sala multimediale con 50 posti a sedere e di una biblioteca con archivio video di documentari e film dedicati alla montagna. Nelle vicinanze del rifugio è stata anche attrezzata una palestra di arrampicata dedicata a Renzo Mingardo, istruttore della scuola caduto sull’Antelao nel 2011, che si presta ad attività didattiche rivolte all’insegnamento delle tecniche del movimento di arrampicata e delle manovre di autosoccorso.

IL PREMIO PELMO D’ORO
L’istituzione del Premio annuale itinerante denominato “Pelmo d’Oro” è stata decisa dal Consiglio provinciale di Belluno contestualmente all’approvazione del bilancio di previsione 1998. Il 12 maggio 1998, la Giunta ha stabilito i criteri di valutazione e ha costituito la prima commissione giudicatrice: presidente l’assessore provinciale al Turismo Massimiliano Pachner delegato dal Presidente della Provincia Oscar De Bona, componenti l’alpinista Agostino Da Polenza, la guida alpina Gianni Pais Becher, l’accademico del CAI Italo Zandonella Callegher, l’allora presidente generale del CAI Roberto De Martin, la guida alpina Soro Dorotei.

Componenti della Giuria della XXIII edizione del Premio “Pelmo d’Oro” sono:
Roberto Padrin | Presidente della Provincia di Belluno;
Orietta Bonaldo | Club Alpino Accademico Italiano;
Federico Bressan | Club Alpino Italiano
Giorgio Brotto | Club Alpino Italiano
Roberto De Martin | Club Alpino Italiano, vicepresidente dell’IAMF International Alliance for Mountain Film
Paolo Conz | CNSAS e guida alpina
Umberto Soccal | Presidente del Consorzio BimPiave di Belluno
Giorgio Peretti | Guide Alpine del Veneto

Finalità
La Provincia di Belluno istituisce il Premio “PELMO D’ORO” finalizzato al riconoscimento dei particolari meriti acquisiti da persone fisiche, enti pubblici e privati da associazioni e sodalizi nell’ambito dell’alpinismo e della solidarietà alpina, della tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle risorse montane, della conoscenza e promozione della cultura, della storia, e delle tradizioni delle comunità delle Dolomiti Bellunesi. È aperto, quindi, a tutte le espressioni di approccio e confronto con la montagna, in particolare a tutte le forme e ai modi di divulgazione dei valori di un patrimonio unico al mondo quali sono le Dolomiti Bellunesi.
Tre, secondo regolamento, gli ambiti di giudizio della commissione giudicatrice:
Sezione alpinismo in attività – Il Premio viene conferito ad alpinisti o gruppi di alpinisti, sia italiani che stranieri, che abbiano svolto una significativa attività nelle Dolomiti Bellunesi nel campo dell’alpinismo classico, dell’alpinismo moderno o nell’arrampicata sportiva, contribuendo alla scoperta, conoscenza e valorizzazione delle Dolomiti Bellunesi o compiendo imprese di eccezionale rilievo.
Sezione alla carriera alpinistica – Il Premio viene conferito ad alpinisti, gruppi di alpinisti o istituzioni, italiani o stranieri, che nel corso della loro carriera abbiano dato lustro alle Dolomiti Bellunesi ed alla provincia di Belluno anche realizzando imprese di carattere internazionale.
Sezione cultura alpina – Il premio viene conferito a persone, enti pubblici o privati associazioni e sodalizi che con le loro opere scientifiche, artistiche o letterarie abbiano contribuito in modo significativo alla conoscenza, valorizzazione e divulgazione delle Dolomiti bellunesi e del patrimonio naturalistico ed ambientale della provincia di Belluno.
Premio Speciale della Provincia
Il premio viene attribuito a persone fisiche, anche non più in vita, associazioni, enti pubblici e privati, per eccezionali meriti acquisiti nell’ambito delle finalità istitutive del premio, mediante il conferimento annuale del “PREMIO SPECIALE PELMO D’ORO”.
Dal 2017 la Provincia di Belluno assegna uno speciale riconoscimento annuale su tematiche specifiche, come veicolo di divulgazione del riconoscimento UNESCO per promozione culturale, turistica, importanza geologica, paesaggistica, naturalistica e di qualità ambientale del territorio dolomitico, mediante il conferimento di un Premio Speciale dedicato alle Dolomiti UNESCO.

L’ALBO D’ORO

1998 (Cortina d’Ampezzo)
Alpinismo in attività: Gruppo Scoiattoli di Cortina d’Ampezzo
Carriera alpinistica: Roberto Sorgato
Cultura alpina: Camillo Berti e i suoi collaboratori
Segnalazioni: Armando Da Roit “Tama”, Ettore Costantini “Vecio”, Bepi De Francesch
Menzione d’onore: Papa Giovanni Paolo II

1999 (Belluno)
Alpinismo in attività: Maurizio Zanolla “Manolo”
Carriera alpinistica: Alziro Molin
Cultura alpina: Fondazione Giovanni Angelini
Premio speciale per la solidarietà alpina: Delegazione bellunese del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico

2000 (Zoppé di Cadore)
Alpinismo in attività: Marco Anghileri
Carriera alpinistica: Cesare “Ceci” Pollazzon e Mariano De Toni
Cultura alpina: Olaf Beer

2001 (Selva di Cadore – Rifugio Aquileia)
Alpinismo in attività: Gildo Zanderigo
Carriera alpinistica: Franco Miotto
Cultura alpina: Casa editrice Nuovi Sentieri

2002 (Alleghe – Caprile)
Alpinismo in attività: Mauro “Bubu” Bole
Carriera alpinistica: Georges e Sonia Livanos
Cultura alpina: rivista “Le Dolomiti Bellunesi”
Premio speciale: Reinhold Messner

2003 (San Vito di Cadore)
Alpinismo in attività: Luisa Iovane e Heinz Mariacher
Carriera alpinistica: Ignazio Piussi
Cultura alpina: Luca Visentini e Mario Crespan
Menzione speciale: Marcello Bonafede e Natalino Menegus

2004 (San Pietro di Cadore – Val Visdende)
Alpinismo in attività: Gruppo Ragni di Pieve di Cadore
Carriera alpinistica: Gabriele Franceschini
Cultura alpina: Vico Calabrò
Menzione speciale: Angelo Devich
Menzione speciale alla memoria: vescovo Vincenzo Savio

2005 (Zoldo Alto – Fusine)
Alpinismo in attività: Giuliano De Marchi
Carriera alpinistica: Pierre Mazeaud
Cultura alpina: Wolfgang Thomaseth
Menzione speciale: Alessandro Masucci e Pietro Sommavilla
Premio speciale della Giunta Provinciale: Mario Rigoni Stern

2006 (Feltre)
Alpinismo in attività: Ivo Ferrari
Carriera alpinistica: Gruppo Rocciatori CAI Feltre
Cultura alpina: Robert Striffler
Menzione speciale: Andy Holzer e Erik Weihenmayer
Premio speciale della Giunta Provinciale: Associazione Internazionale “Dino Buzzati” in memoria di Nella Giannetto

2007 (Livinallongo del Col di Lana)

Alpinismo in attività: Alexander e Thomas Huber
Carriera alpinistica: Alessandro Gogna
Cultura alpina: Bepi De Marzi
Premio speciale della Giunta Provinciale: Rolly Marchi
Menzione speciale: gestori di rifugi alpini ed escursionistici da 50 anni
Stella Alpina d’oro: Rifugi Alpini
Rifugio Lavaredo – Auronzo di Cadore – famiglia Corte Colò
Rifugio Capanna Tondi – Cortina d’Ampezzo – famiglia Verzi
Rifugio Cinque Torri – Cortina d’Ampezzo – famiglia Alberti
Rifugi Croda da Lago Gianni Palmieri e Nuvolau – Cortina d’Ampezzo – famiglia Siorpaes “ki de Sorabànces”
Rifugio Duca d’Aosta – Cortina d’Ampezzo – famiglia Lancedelli
Rifugio Pomedes – Cortina d’Ampezzo – famiglia Ghedina “Bibi”
Rifugio Giuseppe Volpi al Mulaz – Falcade – famiglia Adami
Rifugio Tita Barba – Pieve di Cadore – famiglia Ciotti
Rifugio Onorio Falier – Rocca Pietore – famiglia Del Bon
Campanula d’oro: Rifugi escursionistici
Remauro – Cibiana di Cadore – famiglia De Zordo
Angelo Dibona – Cortina d’Ampezzo – famiglia Recafina
Lago d’Ajàl – Cortina d’Ampezzo – famiglia Dibona
Italo Lunelli – Comelico Superiore – famiglia Martini Barzolai
Valparola – Livinallongo del Col di Lana – famiglia Trebo
Pranolz – Trichiana – famiglia Magagnin

 

2008 (Auronzo di Cadore)

Alpinismo in attività: Gigi Dal Pozzo
Carriera alpinistica: Armando Aste
Cultura alpina: Lothar Brandler
Pelmo d’Oro: Riccardo Cassin
Menzione speciale: Valerio Quinz
Premio speciale della Giunta Provinciale: Alpini del 7° Reggimento

2009 (Agordo)

Alpinismo in attività: Gianni Gianeselli
Carriera alpinistica: Richard Goedeke
Cultura alpina: Mauro Corona
Premio speciale della Giunta Provinciale: Sezione Agordina del Cai, Gruppo Gir, Stazione di Agordo del CNSAS
Menzione speciale: Campanula d’oro: famiglia Vascellari, gestori da 50 anni del rifugio escursionistico “Capanna degli Alpini” – Calalzo di Cadore
Menzione speciale: riconoscimento alle famiglie bellunesi per il trentennale impegno d’alpeggio
Famiglia De Nardin – Agordo
Famiglia Miola – Agordo
Famiglia Bressan – Agordo
Famiglia Follador – Falcade
Famiglia Pescosta – Falcade
Famiglia Giacometti – Feltre
Famiglia Zatta – Feltre
Famiglia Villabruna – Feltre
Famiglia De Paoli – Feltre
Famiglia Curto – Quero
Famiglia Casanova Borca – San Pietro di Cadore
Famiglia Pradetto Cignotto – San Pietro di Cadore
Famiglia Corso – Seren del Grappa
Famiglie Facchin e Guerriero – Sovramonte

2010 (Tambre)

Alpinismo in attività: Pietro Dal Pra
Carriera alpinistica: Giuseppe “Bepi” Caldart
Cultura alpina: Manrico Dell’Agnola
Premio speciale della Giunta Provinciale: Guide Alpine della Regione Veneto
Menzione speciale alla memoria: Benito Saviane
Premio speciale Giuliano De Marchi: Enzo De Menech “Bubu”

 

2011 (Comélico Superiore)

Alpinismo in attività: Marino Babudri e Ariella Sain
Carriera alpinistica: Mariano Frizzera e Sergio Martini
Cultura alpina: Cesare Lasen
Premio speciale della Giunta Provinciale: Associazione Bellunesi nel Mondo
Menzione speciale alla memoria: Matteo Fiori
Menzione speciale: Achille Carbogno
Menzione speciale: Flavio Faoro
Menzione speciale: Gruppo Ricerche Culturali di Comélico Superiore
Premio speciale Giuliano De Marchi: Giacomo Cesca

2012 (Pieve di Cadore)
Alpinismo in attività: Alessandro Baù
Carriera alpinistica: Silvia Metzeltin e Adriana Valdo
Cultura alpina: Telebellunodolomiti
Menzione speciale alla memoria: Alberto Bonafede e Aldo Giustina
Menzione speciale: Giorgio Ronchi

2013 (Longarone)
Alpinismo in attività: Venturino De Bona e Renato Panciera
Carriera alpinistica: Franco Solina
Cultura alpina: Walter Musizza e Giovanni De Donà
Premio speciale della Giunta Provinciale: Mario Fabbri
Menzione speciale: Francesco Turrin
Premio speciale Giuliano De Marchi: Équipe Ambulatorio Giuliano De Marchi
Pelmo d’Oro: Club Alpino Italiano

2014 (Falcade)
Alpinismo in attività: Nicola Tondini
Carriera alpinistica: Soro Dorotei
Cultura alpina: Carlo Mondini e Aldo Villabruna
Menzione speciale alla memoria: Vittorino Cazzetta
Premio speciale Giuliano De Marchi: Angelo Costola

2015 (Sospirolo)
Alpinismo in attività: Maurizio Icio Dall’Omo
Carriera alpinistica: Igor Koller
Cultura alpina: Luciano Viazzi
Premio speciale della Provincia: Annibale Salsa
Menzione speciale alla memoria: Vincenzo Titi Dal Bianco
Premio speciale Giuliano De Marchi: Fausto De Stefani

 

2016 (Santo Stefano di Cadore e San Pietro di Cadore)

Alpinismo in attività: Pierangelo Verri
Carriera alpinistica: Giorgio Redaelli
Cultura alpina: Marco Albino Ferrari
Premio speciale della Provincia: Maurilio De Zolt

2017 (Mel)

Alpinismo in attività: Ferruccio Svaluto Moreolo
Carriera alpinistica: Bruno e Giorgio De Donà
Cultura alpina: Daniela Perco
Menzione speciale alla memoria: Lorenzo Massarotto
Premio speciale Giuliano De Marchi: Francesco Angelo Perlotto
Premio speciale Dolomiti UNESCO: Sergio Reolon

2018 (Rocca Pietore)

Alpinismo in attività: Maurizio Giordani
Carriera alpinistica: Josep Manuel Anglada
Cultura alpina: Marco Paolini
Menzione speciale: Monica Campo Bagatin e Ugo Pompanin
Premio speciale Giuliano De Marchi: S.U.E.M.
Premio speciale Dolomiti UNESCO: Oscar De Pellegrin
Premio speciale della Provincia: Costantino Costantin e Ivo Andrich

2019 (Chies d’Alpago)

Alpinismo in attività: Stefano Santomaso
Carriera alpinistica: Lorenzo Lorenzi
Cultura alpina: Armando Scandellari
Menzione speciale: Archivio storico di Belluno Feltre e Cadore
Premio speciale Giuliano De Marchi: alla memoria di Maudi De March
Premio speciale Dolomiti UNESCO: Massimilano Ossini

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