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venerdì, Luglio 30, 2021
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Lettera aperta al sindaco di Belluno

Caro Sindaco,

oggi ero presente alla seduta del Consiglio Comunale , premetto che Le scrivo come cittadina, come donna , come nonna e non in nome di alcuna formazione partitica.

Il suo intervento in risposta alla questione posta dal consigliere comunale Franco Roccon mi è piaciuta molto e la condivido per buona parte.

Condivido ed auspico come Lei che dopo più di 70 anni figli, nipoti e pronipoti possano finalmente studiare la storia, quella storia per troppo tempo a mio avviso scritta dai vincitori, auspico anche io che si possa guardare al futuro , che sia finito il tempo dei rancori…ed allora Caro Sig. Sindaco che alle parole possano seguire i fatti …e Le propongo che con la stessa celerità con cui ex sindaco De Col ha fatto intitolare la sala comunale al partigiano Bianchi ( non entro nel merito se le azioni positive di questo signore siano paragonabili a quelle meno nobili da lui fatte, preferisco stendere un velo pietoso) Lei possa far intitolare una sala, una strada, una scuola alle donne bellunesi uccise in quei giorni tragici, donne che non erano volontarie della Repubblica Sociale Italiana, ma solo mogli, sorelle , figlie di fascisti che combattevano lontano da casa e ancora più atroce donne che avevano la sola colpa di essere belle e di essersi ribellate allo stupro….una tra tutte, una compagna di scuola di mia madre, Enrica Carrari, aveva 17 anni, i capelli rossi, gli occhi verdi…..

Solo se Lei avrà questo “coraggio” potrò dire: il nostro Sindaco non ha detto parole di convenienza.

In attesa di sua cortese risposta, Le porgo distinti saluti

Titti Monteleone

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