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Quattro secoli fa la guerra dei Trent’anni * di Sante Rossetto

Sante Rossetto

Quattro secoli fa, il 23 maggio 1618, i boemi risposero alle intimazioni dei legati imperiali, cioè degli Asburgo, gettandoli giù dalle finestre del castello di Praga. Non era la prima volta che i rappresentanti dell’impero finivano fuori dalle finestre del castello. Lo stesso era accaduto nel 1419 quando gli ussiti, i seguaci di Jan Huss qualche anno dopo finito sul rogo come eretico, avevano adottato quel sistema spiccio e dalle chiare intenzioni semantiche (se ne parlerà diffusamente a Treviso all’Alliance française e il 6 dicembre alla “Dante” di Conegliano).

Ma quel 23 maggio segnò l’inizio di una delle più feroci guerre combattute in Europa. Quella che passerà alla storia come la guerra dei trent’anni fu il primo confitto europeo, se non anche mondiale perché si combatté anche oltreoceano. Sui campi di battaglia scesero praticamente tutti gli Stati, fuorché l’impero ottomano che, per la verità era alle prese con problemi di equilibri interni. Una guerra dove si mescolarono motivazioni religiose, interessi dinastici, obiettivi politici. Cambiarono i modi di fare la guerra, la Svezia introdusse la coscrizione obbligatoria, il Wallenstein costruì un proprio Stato dentro l’impero, i morti furono più numerosi tra i civili che fra i militari, il soldato di ventura divenne un militare professionista incapace di rientrare nella vita civile, scomparve il sogno, cullato dal conte duca di Olivares, di una monarchia universale. Dalla metà del Seicento si può cominciare a parlare di nazione. L’esempio lo ha dato la Germania dove, nonostante la miriade di centinaia di minuscoli Stati, il senso di patria tedesca, superato definitivamente il dissidio confessionale, diventerà il collante che porterà i principi tedeschi a riconoscere, il 18 gennaio 1871, la nuova Germania coagulata dalla Prussia di Bismarck.

La guerra dei Trent’anni vive su una serie di “fasi” caratterizzate dalla prevalenza di uno Stato sugli altri. La prima è quella boema (1618-1620) che si conclude con la catastrofica battaglia della Montagna Bianca (8 novembre 1620) che porta l’armata degli Asburgo a Praga. Inizia la dominazione imperiale tedesca in Boemia che si concluderà soltanto nel 1918 quando i boemi potranno liberarsi dalla supremazia austriaca e creare la Cecoslovacchia. Sogno che sarà infranto appena vent’anni dopo quando Hitler tornerà a Praga per difendere gli interessi della minoranza tedesca. Una manciata di anni dopo, finito il secondo conflitto, la Cecoslovacchia potrà tornare a esistere.
Intanto era iniziata la ricattolicizzazione della Boemia con le conversioni coatte dei protestanti. Ma era soltanto l’inizio perché nel 1621, scaduta la tregua di dodici anni tra Paesi Bassi e Spagna, quindi sempre Asburgo, comincia la fase olandese della guerra (1621-1625). Alla metà degli anni venti entra in scena anche la Danimarca, che si fa paladina dei protestanti contro gli Asburgo (coalizione dell’Aia). Si chiamerà il periodo danese (1625-1630) sotto la guida del velleitario e ambizioso re Cristiano IV. La Danimarca era ancora una potenza di prima grandezza, governava la Norvegia, l’Islanda, lo Schleswig-Holstein e, settore di primaria importanza, controllava il commercio del Baltico grazie ai due rami di mare che la dividono a Norvegia e Svezia. Ma gli eserciti imperiali sono, ora, comandati dal Wallenstein (aveva come astrologo personale Keplero) che passa di vittoria in vittoria costringendo il re danese alla pace di Lubecca con cui Cristiano IV si impegna a non entrare più in guerra contro l’imperatore.

Negli stessi anni si inserisce una guerra nella guerra per la successione del ducato di Mantova, così ben descritto dal Manzoni. E qui la guerra arriva ai confini della Serenissima entrata nel conflitto a fianco della tradizionale alleata Francia. Con scarso successo, a dire il vero, perché l’esercito veneziano, schierato a Valeggio sul Mincio, si diede alla fuga appena all’orizzonte si profilarono le poco raccomandabili schiere dei lanzichenecchi. I quali non si sono dati pensiero di inseguire il nemico in fuga, ma un ricordo lo hanno lasciato: la peste. È quella che ora chiamiamo manzoniana perché magistralmente descritta nei “Promessi sposi”. Peste che ha falcidiato, più o meno, un quarto della popolazione della Repubblica. Che il parroco di Sarano di Santa Lucia ha descritto con tragici accenti in un manoscritto studiato da don Nilo Faldon.

Conclusa la faccenda del ducato di Mantova, con la sconfitta degli spagnoli e la successione passata ai francesi del duca di Nevers, in Europa arrivano gli svedesi di Gustavo Adolfo II di Svezia, oggi considerato uno dei più grandi condottieri di tutti i tempi. In un paio di anni il giovane re conquista l’intera Germania e soltanto la sua morte, nella battaglia di Luetzen nel 1632 contro il Wallenstein, metterà in crisi la supremazia svedese. I quali, tuttavia, resteranno in Germania fino alla fine del conflitto nel 1648.
In questi anni il Wallenstein era diventato onnipotente suscitando sospetti, odii e invidie. Così che l’imperatore decise il suo assassinio. Si arriva all’ultima fase, quella francese che dal 1635 porta il conflitto alla sua conclusione. Periodo dominato dalle personalità del conte duca di Olivares e del duca di Richelieu. I due grandi contendenti moriranno a breve distanza uno dall’altro (il Richelieu nel 1642, l’Olivares destituito nel 1643 morirà pazzo due anni dopo), mentre fin dal 1640 si intavolano tentativi di pace. Che arriverà soltanto nel 1648 e prenderà il nome di pace di Westfalia, detta anche del rovesciamento delle alleanze perché Francia e impero (cioè Austria) si uniscono in funzione antisvedese. Nel 1643 i francesi del Gran Condé avevano battuto gli spagnoli a Rocroi sancendo la fine della imbattibilità della fanteria spagnola.

Dopo il 1648 la Spagna, che nel 1640 aveva perduto il Portogallo e aveva subito la ribellione della Catalogna (la storia si ripete oggi), inizia un inarrestabile declino politico. La supremazia in Europa passa alla Francia di Luigi XIV e del suo ministro Colbert, il quale aveva adottato il modello commerciale olandese. La potenza olandese, dominatrice dei mercati europei con la sua flotta commerciale, verrà a fine secolo sostituita dall’Inghilterra. Infine con la pace del 1648 si introduce la parità confessionale con le dispute religiose che abbandonano le armi e si affidano agli accordi tra le parti. Per concludere da allora il nesso tra politica ed economia diventerà un elemento insostituibile e ineludibile di ogni Stato.

Sante Rossetto

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