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venerdì, Maggio 7, 2021
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Crescono gli scambi europei bellunesi grazie al lavoro del Centro studi

Ai giovani bellunesi piace viaggiare, ospitare e confrontarsi sui temi della coesione, della giustizia, della cura, dell’integrazione e della comprensione della diversità. I dati raccolti nel 2017 dal Centro studi parlano di ragazzi dinamici, con voglia di muoversi e di mettersi in gioco anche all’estero.

In tutto sono stati 261 i giovani – soprattutto bellunesi ma provenienti anche dalle province vicine – che hanno svolto esperienze di scambio europeo grazie ai due programmi “Erasmus+” ed “Europe for citizens”. Sono stati inviati all’estero 118 giovani, di cui 68 per partecipare a scambi giovanili, 40 per partecipare a corsi di formazione e 10 per partecipare a progetti di Servizio volontario europeo (ex SVE). Il tutto in qualità di organizzazione di invio nell’ambito dell’Erasmus+. Le persone ospitate a Belluno e Mezzano (TN) sono state 59. Ad “Europa per i cittadini” il Centro studi ha contribuito inviando all’estero 42 giovani dell’istituto Catullo per svolgere una parte del percorso di alternanza scuola-lavoro, portato a termine all’estero da 27 studenti, e ospitando in Italia altrettanti giovani. Il lavoro svolto da Laura De Riz, esperta di progettazione europea, con il supporto del formatore Stefano Dal Farra e della civilina Julia Veizi, è ben riassunto in questa serie di numeri che raccontano l’andamento degli scambi europei bellunesi.

«Il 2017 è stato un anno ricco di opportunità che i giovani bellunesi hanno saputo cogliere: chi è partito, oltre all’indubbio bagaglio di esperienza e di conoscenze, ha stretto legami con amici da differenti parti d’Europa, ha imparato a conoscerne le diverse culture e ha sviluppato competenze trasversali utili anche ai fini di un inserimento nel mercato del lavoro», sottolinea De Riz, «ha inoltre imparato a relazionarsi con giovani provenienti da Paesi Euromed, con disabilità motoria e sensoriale, nonché con giovani richiedenti asilo e rifugiati. In questo senso i due programmi possono essere considerati una palestra di cittadinanza europea praticata: una straordinaria opportunità di crescita e di arricchimento sia a livello personale che di sistema, in grado produrre anticorpi contro il rifiuto di ogni forma di diversità, contro i muri e le divisioni che stanno attraversando il nostro continente. A tre anni dall’avvio del primo progetto Erasmus+ possiamo dire di averne percorsa di strada assieme».

«Questi numeri testimoniano l’impegno del nostro Csv a favore delle progettualità che consentono ai giovani di fare una esperienza di volontariato all’estero», sottolinea il direttore del Csv Nevio Meneguz, «questa è una delle aree su cui abbiamo molto investito e da cui stiamo raccogliendo molto. Quello che però più ci interessa è consentire ai nostri giovani di acquisire competenze importanti per il loro futuro, auspicando che il loro capitale umano venga investito e riversato sul nostro stesso territorio. La scommessa è di quelle che vanno giocate». «Le cinque parole per affrontare le sfide del 2018, secondo il presidente di CSVnet Stefano Tabò, sono “coraggio, trasparenza, continuità, partecipazione e relazione”», conclude il presidente Giorgio Zampieri, «queste parole valide anche per i giovani, che puntano tanto sulla concretezza e di cui il mondo del volontariato ha bisogno non solo come nuove leve, ma per rinnovare anche la classe dirigente del volontariato. Questo interessa anche i Csv in questa fase di riorganizzazione che stiamo vivendo, ma anche all’associazionismo e al Comitato d’Intesa, prossimo al rinnovo delle organismi sociali. È l’augurio che grazie alle esperienze maturate si veda la loro presenza attiva».

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