
Arriva il terzo commissario per il Mose e nel frattempo il Partito Democratico fa di tutto per impedire che se ne parli in Senato.
Il Pd sta facendo carte false per impedire che l’aula discuta del Mose e della tangentopoli veneta, che ormai è diventato il più grande scandalo della storia della Repubblica.
“Questo tentativo di insabbiare la discussione non è casuale – rivela Jacopo Berti, candidato alla presidenza del Veneto per il Movimento 5 Stelle – perché il Partito Democratico c’è dentro fino al collo”.
Il Movimento 5 Stelle ha presentato in Senato una mozione, con prima firma di Enrico Cappelletti, che è stata sottoscritta da oltre 50 parlamentari per avviare finalmente una discussione su questa vergognosa pagina fatta di tangenti intorno a un’opera che doveva costare 2 miliardi di euro e che oggi ai contribuenti italiani ne costerà 6.
“Ma la richiesta è stata bocciata proprio dai partiti coinvolti nello scandalo – accusa Berti – l’autodifesa è scattata soprattutto tra le file del Partito Democratico. Il cui capogruppo al Senato, Luigi Zanda, guarda caso è stato per 7 anni presidente del Consorzio Venezia Nuova”.
“La Casta si autodifende – sottolinea il candidato – alla faccia degli interessi dei cittadini, del Paese e della verità”.
