A Villa Marini Rubelli, a San Zenone degli Ezzelini (Treviso), dal 18 aprile al 5 luglio 2015, in occasione dei 100 anni dalla Grande Guerra 1915-1918, si terrà una esposizione di oggetti unici e rari, alcuni introvabili, ricca di curiosità. Che raccontano come i nostri nonni riuscirono a riciclare per l’uso domestico, talvolta con una fantasia e una perizia artigianale sbalorditive, il materiale abbandonato dalle truppe italiane sul nostro fronte nord-orientale.
Il progetto nasce dalla volontà dell’antiquario, restauratore, collezionista Egidio Guidolin, il quale dopo l’esperienza dalla fortunata e consolidata mostra sulla scuola elementare di una volta leggere scrivere e far di conto, giunta ormai alla sua 6a edizione, e in occasione del centenario del primo conflitto mondiale propone la vita dopo la Grande Guerra, una ricca collezione raccolta pezzo per pezzo in quarant’anni di attività e di passione, soprattutto nelle zone alpine dell’alto Agordino (Fodom) e nella pedemontana Vicentina e Trevigiana.
La rassegna consentirà ai cittadini di una certa età di ritrovare oggetti ormai dispersi nella memoria e ai più giovani di scoprire come i loro antenati esercitarono l’arte di recuperare e reinventare quanto poteva essere riciclato.
Era poverissimo, il Veneto, alla fine della Grande Guerra.
E questa povertà spinse gli abitanti delle montagne e anche della limitrofa pianura a percorrere le zone teatro della guerra per recuperare qualsiasi materiale che potesse essere utile alla vita quotidiana.
Fu l’era dei recuperanti che si inventarono un lavoro, esposto a gravissimi incidenti, spesso mortali, andando a battere trincee e ricoveri in cerca di metalli e utensili, bombe e quant’altro potesse essere utile a ricavare un po’ di sostentamento.
Ma fu anche l’era del riciclo.
Per decenni gli artigiani edili, soprattutto, usarono i preziosi arnesi come i badili, i picconi, i martelli, le mazze, le pinze tagliafili ed altro per il loro lavoro. Il filo spinato che aveva marcato le trincee ed era stato visto dai combattenti come una barriera di morte tornò a rivivere per delimitare pascoli, orti, o essere inserito dentro il getto di cemento per architravi o pavimentazioni. I pali di ferro a “coda di porco”, usati per reggere quei reticolati, si trasformavano in ottimi scalpelli.
E ancora oggi in alcune piccole casare di montagna si possono trovare delle stufette in ferro che servirono a scaldare i militari nelle baracche e il loro misero rancio, coperti com’erano con vestiario inadeguato.
Per alcune cose fu un semplice passaggio dall’uso militare a quello civile. Fu così per le stufe, le posate, le pentole, le lanterne, le bottiglie, le gavette che le mamme o le mogli riempivano con il cibo che i mariti consumavano al lavoro nelle pause pranzo.
Certo è che la fantasia non aveva fortunatamente limiti.
Ed ecco che un elmetto italiano diventava vaso per fiori, uno austriaco, con l’aggiunta di un manico, un ottimo attrezzo per raccogliere il liquame nelle stalle, un bossolo tagliato a metà con l’aggiunta di un manico, un boccale, la canna dei fucili, inferriate alle finestre.
Ed ancora, il bossolo di un proiettile opportunamente chiuso con dentro acqua calda uno scaldamani o scaldaletto, una baionetta, coltello da cucina o per raccogliere il radicchio nei campi, una spada poteva diventare la lama per il tagliapane.
Tutti gli oggetti esposti saranno accompagnati da documentazione che li descriveranno nelle loro funzioni originali e nel loro successivo riutilizzo con una ricca documentazione fotografica corredata anche da piccole storie legate agli oggetti stessi.
Il collezionista e curatore della mostra, Egidio Guidolin, nato a Rosà, in provincia di Vicenza, racconta:
“Molti anziani dei nostri paesi di montagna, un tempo, erano ben contenti di spiegarti cosa o come servivano certe cose?
Una miniera di informazioni diventata preziosa nel tempo.
Molti degli oggetti da me raccolti provengono da abitazioni o tabià del luogo.
Non ho mai praticato il recupero da scavo e tantomeno acquistato materiale del genere, a dimostrazione che, in mostra, molti oggetti smaltati, in particolare, sono ancora quasi integri, segno evidente della cura e conservazione di beni considerati un tempo preziosi.
A riprova del fatto che, al ritorno nelle proprie abitazioni appena finita la guerra, molti di questi abitanti le trovarono distrutte o, per i più fortunati, saccheggiate di tutto, quindi possiamo ben immaginare quanto utili e preziosi fossero tutti i materiali abbandonati dagli eserciti in conflitto. Tutto era utile, tutto era importante”.
Affiancheranno la mostra alcune iniziative interessanti come:
– l’esposizione di sculture a partire dai resti della grande guerra: Il riciclo artistico
con opere di don Adriano Campiello, che realizza suggestive opere d’arte cariche di simboli e di fede con materiali bellici recuperati.
e di Marco Mantesso (Officina Mekkanika) che trasforma i rifiuti ferrosi come vecchie biciclette, marmitte, motori e reperti della Grande guerra in sculture dalle forme più svariate.
– Il primo cappello degli alpini, eccezionalmente fino al 31 maggio, la mostra ospiterà il primo cappello originale, quello voluto dal Capitano Giuseppe Perrucchetti considerato il fondatore del corpo degli Alpini. e la giacca appartenuti al Capitano Morello, gentilmente concessi dal nipote Valentino Morello
– La visita di alcune parti della Villa Marini Albrizzi dei Padri Armeni che si trova a pochi passi dalla sede della mostra, di fronte a Villa Rubelli.
il luogo
La mostra “La vita dopo la Grande Guerra” avrà luogo dal 18 aprile al 5 luglio 2015 a San Zenone degli Ezzelini nella splendida cornice di Villa Marini Rubelli, punto di riferimento per il turismo della pedemontana del Grappa, proprio nei luoghi dove si è svolta una parte del conflitto.
La Villa strutturata in tre piani è un ambiente unico e funzionale particolarmente adatto a manifestazioni e mostre.
Orari:
dal martedì al venerdì ore 15-19
sabato-domenica e feste infrasettimanali ore 9-12 e 15-19
Biglietto intero euro 5, ridotto euro 3 (per ragazzi fino ai 14 anni)
Gratis: bambini fino ai 6 anni, portatori di handicap e accompagnatore
Scolaresche euro 2, Gruppi non inferiori a 10 persone euro 4
Supplemento per visita guidata (su prenotazione e possibilmente al mattino dal martedì al venerdì) euro 30, valido anche per le scolaresche.
Info:
info@publileo.it T. 041 4266871
matteo.guidolin.mg@gmail.com T. 331 4822783
egidioguidolin@gmail.com T. 328 6677801
www.la-vita-dopo-la-grande-guerra.it
il catalogo
In mostra sarà disponibile il catalogo, con la presentazione di Ermanno Olmi,
che raccoglie e descrive quello che la mostra espone.
Il catalogo, edito dalla Publileo srl di Mira (VE), sarà di 140 pagine con formato cm 24×28.
La collaborazione tra Publileo e Egidio Guidolin nasce nel 2012 con il progetto“leggere scrivere e far di conto”una mostra sulla scuola di una volta dall’Unità al Dopoguerra, che ha ottenuto un notevole successo tanto che continua ad essere richiesta dopo essere stata ad Alleghe (BL), Verona, Domegge di Cadore (BL), Forni di Valdastico (VI), Asiago (VI), Castel Bolognese (RA)www.lascuoladiunavolta.altervista.org
