La manifestazione a carattere nazionale è fondata su cinque proposte concrete, quelle che le categorie della funzione pubblica di Cgil-Cisl-Uil proporranno nella mobilitazione generale di lunedì 7 Luglio di fronte a Prefetture e Regioni. Un processo di vera riforma per un cambiamento reale dell’assetto istituzionale e la riprogettazione delle funzioni locali. Tutto con l’obiettivo di valorizzare le competenze professionali e dare servizi sempre più puntuali ed efficienti al territorio e alle comunità locali. “Non sarà solo una protesta quella di lunedì ma l’inizio di un percorso virtuoso, speriamo, e di collaborazione con il Governo e con gli Enti Locali per rilanciare la funzione pubblica. – afferma Fabio Zuglian, Segretario Generale Cisl FP Belluno Treviso – Come rappresentanti dei lavoratori pubblici siamo consapevoli di poter e dover offrire spunti preziosi ad una discussione seria sul cambiamento della pubblica amministrazione, troppo spesso bersaglio di riforme di corto respiro e non strutturali. E’ infatti necessario ricostruire il rapporto tra modello amministrativo e tessuto produttivo, per restituire legittimità e prospettiva al lavoro pubblico come produttore di valore e alla P.A. come volano di crescita per cittadini, famiglie e imprese.” In provincia di Belluno i dipendenti degli enti pubblici (esclusa la scuola di cui si occupa un’altra categoria) sono circa 6.000, dei quali 1846 sono interessati dalla riforma delle autonomie locali, cioè i lavoratori dei 69 Comuni del bellunese, delle 10 Unioni Montane, dell’Ente Provincia e della Camera di Commercio, Cinque le proposte che saranno avanzate e sostenute con la mobilitazione del 7 Luglio.
- L’avvio di “cabine di regia” nazionali e locali per la definizione delle funzioni da attribuire a ciascuno livello amministrativo;
- L’applicazione di costi standard e controllo dei livelli essenziali per prestazioni (LEP) per tutte le funzioni fondamentali di Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane;
- Norme chiare sui turn-over, in particolare generazionali, con almeno 50mila giovani che possono essere inseriti nel mondo del lavoro pubblico;
- Piani di riorganizzazione in ogni Ente e rilancio della contrattazione integrativa, a partire dalle Camere di Commercio;
- Riaprire il confronto sul rinnovo del ccnl bloccato dal 2010. Va recuperata la funzione organizzativo/sociale del contratto integrativo, valorizzando le specificità territoriali.
