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mercoledì, Febbraio 21, 2024
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Lavori a Lagole: reperti archeologici a rischio? L’interrogazione di Eugenio Padovan

lagole leggeraChiunque, in questo periodo, arrivasse dalle parti dello “Chalet al lago” e facesse spaziare lo sguardo anche verso monte, si troverebbe di fronte ad un consistente sbancamento annunciato dal consueto cartello di cantiere che descrive, tra le altre cose, anche la natura dei lavori che si stanno eseguendo. In tale cartello si legge: ” sistemazioni esterne con regolamentazioni dei profili del terreno ai fini di una ricomposizione ambientale del comparto naturalistico, paesaggistico e turistico esistente”. E sin qui nulla di strano perché è positivo che finalmente si valorizzino zone di pregio come quella in questione che si affaccia sul lago del Centro Cadore e si presenta in tutta la sua affascinante bellezza paesaggistica. Quello che non emerge con la dovuta chiarezza, anche se vi sono dei cartelli indicatori, è come quel territorio racchiuda e abbia racchiuso dei notevoli patrimoni archeologici relativi a un santuario preromano e romano. Un rimarchevole numero di reperti e iscrizioni venetiche sono esposti in una nuova sistemazione e lettura al MARC (Museo archeologico della Magnifica Comunità di Cadore). Si tratta di lamine, statuette bronzee, elmi, spade defunzionalizzate e una miriade di altri oggetti dedicati, offerti alla divinità sanante che era venerata in quei luoghi dove sgorgano sorgenti dalle acque dalle proprietà terapeutiche. Ora, alla luce di quanto scoperto lo scorso secolo, grazie alla passione, studi e ricerche di Giovan Battista Frescura ed Enrico De Lotto e, prima ancora, da Alessio De Bon, gli interrogativi che si pongono appassionati e semplici curiosi riguardano se  i lavori siano stati visionati da esperti del settore archeologico e se tutti i soggetti interessati abbiano tenuto conto delle potenzialità antiche di quel territorio. Ritenuto di alto interesse turistico e in grande considerazione anche dal Comune con la messa in opera di un percorso tra storia leggende e testimonianze archeologiche, che si dipana tra laghetti, ruscelli e polle sorgive.

Eugenio Padovan

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