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Esuberi e Piano industriale del Gruppo Safilo. Cappellaro, presidente Confindustria: “Salvaguardare il sistema produttivo e il livello occupazionale”

Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno

“La nostra prima preoccupazione è quella di salvaguardare il sistema produttivo e il livello occupazionale del distretto e della provincia di Belluno, il che significa impegnarci su tutti i fronti possibili per tutelare il lavoro e la tenuta sociale del territorio nel suo complesso.”

Così il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Gian Domenico Cappellaro, commenta l’annuncio del Gruppo Safilo circa i mille esuberi identificati sui siti italiani per il mancato rinnovo della licenza Armani.

“La vicenda del Gruppo Safilo, una delle imprese storiche del tessuto bellunese – prosegue Cappellaro – ha un peso specifico fortissimo su Belluno e su tutto il Veneto, per questo apprezzo che la politica locale, il presidente Zaia e molti dei nostri rappresentanti in Parlamento si siano prontamente attivati per cercare di rispondere a questa emergenza, convenendo sulla necessità di sollecitare una iniziativa nazionale. L’occhialeria è una eccellenza della produzione italiana e in quanto tale va difesa come patrimonio del Paese.

“La ristrutturazione della Safilo e le ricadute drammatiche sul territorio, dimostrano quanto sia difficile anche per aziende grandi, sane e affermate far fronte a una crisi che si muove su più livelli: quello strettamente finanziario, quello di una perdurante debolezza della domanda sui mercati di riferimento, quello della necessaria riorganizzazione dei modelli competitivi.

E’ ormai questione vitale – conclude Cappellaro – che il Governo si attivi sul fronte di un serio e reale piano di rilancio per la politica industriale del paese. Dal rigore dobbiamo passare alla crescita attraverso azioni che rimettano in circolazione liquidità e risorse, smettendo di penalizzare imprese e famiglie. Alcuni esempi? Un primo passo potrebbe essere la revisione del patto di stabilità che soffoca i comuni virtuosi impedendo loro di spendere sul territorio fondi derivati dalla buona gestione della cosa pubblica. D’altro canto le imprese stanno chiedendo a gran voce la possibilità di operare una compensazione dei crediti/debiti nei confronti dello Stato che permetterebbe di mantenere e reinvestire in azienda i capitali. Infine un deciso intervento sul cune fiscale che permetterebbe ai dipendenti di avere una busta paga più consistente e all’azienda di migliorare la propria produttività.”

 

 

 

 

 

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