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sabato, Ottobre 31, 2020
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Farmacie e Parafarmacie. Cristina Muratore: “Le parafarmacie sono gestite da un farmacista iscritto all’Ordine come le farmacie. E dunque non c’è alcun rischio per i cittadini”

Federfarma Belluno chiama a raccolta il popolo per difendere gli interessi di posizione dei propri associati, ovvero le farmacie tradizionali, contro le liberalizzazioni già fermate una volta in Parlamento per intervento della corporazione.

Sull’argomento interviene la dottoressa Cristina Muratore, titolare della Parafarmacia olistica di via Cavour a Belluno.

«Le dichiarazioni false e tendenziose del collega Grubissa – scrive la farmacista –  mi impongono l’urgenza di fornire dei chiarimenti in merito alla questione “liberalizzazione della fascia C”. E’ già di per sè un argomento complicato per i non addetti ai lavori e non vedo perché il presidente di federfarma Belluno (che rappresenta solo la minoranza dei titolari di farmacie e non l’intera categoria dei farmacisti, ben più numerosa!) si ostini a renderlo ancora più confuso dando ad intendere che si preoccupa per la vendita di medicinali in supermercato ed alle pericolose conseguenze sulla salute dei cittadini. Quando sostiene ciò è semplicemente un bugiardo! Si rende necessario quindi spiegare che nessuna proposta di legge è stata presentata né ora né in passato per vendere neanche un semplice farmaco da banco in supermercato o in qualsivoglia negozio. Esiste invece una nuova categoria (relativamente nuova, ma ancora poco conosciuta), la Parafarmacia, gestita da un Farmacista abilitato, iscritto all’ordine, etc. che può vendere medicinali ed ovviamente sa consigliarli tanto quanto in farmacia (si tratta infatti sempre degli stessi professionisti che spesso hanno già maturato esperienza proprio in farmacia). Alcune volte essa si trova all’interno di un supermercato o centro commerciale, ma è sempre un PARAFARMACIA, gestita da un farmacista, quindi non c’è nè mai ci sarà il rischio che un famaco venga venduto senza il consiglio di un farmacista. Chi afferma questo dice il falso, sapendo di mentire e non fa una certo una bella figura con i propri clienti.

 

E’ chiaro che anche noi colleghi che lavoriamo in parafarmacia siamo attenti alla salute del cittadino e mai vorremmo che la liberalizzazione portasse a vendere farmaci in modalità self-service in un qualunque scaffale, ma non si sta parlando di questo. Si sta invece cercando di offrire una maggiore offerta e un servizio più capillare nel territorio, vendendo in Parafarmacia anche i medicinali di fascia C, ovvero quei farmaci che richiedono l’obbligo di ricetta medica ma non sono rimborsati dal SSN. Trovo assurdo che federfarma si preoccupi tanto di un’eventuale piccola perdita di fatturato, dato che quello della farmacia è mediamente una decina di volte superiore a quello della parafarmacia! Di conseguenza invito i colleghi e i cittadini a non aderire alla patetica raccolta di firme in cui si chiede di “non” liberalizzare la fascia C, bensì di recarsi alla più vicina Parafarmacia per firmare la nostra petizione, già attiva ed elaborata dal forum nazionale delle parafarmacie in cui si chiede ovviamente l’opposto!

 

Tranquilliziamo inoltre riguardo al paventato rischio di chiusura di qualche farmacia poichè credo che a nessuno salti in mente di aprire un esercizio in concorrenza ad una piccola farmacia in zone disagiate o poco abitate, dato che ha la libertà di scegliere la sede più adatta. Semmai giace in senato un assurda proposta che chiede la chiusura delle parafarmacie e in un periodo di crisi come questo auspico che nessuno muova nessun passo nella direzione che porti alla perdita di posti di lavoro.

 

Noi non vogliamo fare guerra alle farmacie – conclude Cristina Muratore – , ma nemmeno vogliamo essere attaccati o ancor peggio ignorati; infatti noto con dispiacere che in tutti gli interventi di Grubissa il termine Parafarmacia è accuratamente omesso, o meglio evitato come la peste. Non mi sembra un comportamento educato nè corretto nei confronti di noi colleghi che affrontiamo quotidianamente difficoltà ben superiori alle loro e saremmo invece ben lieti di collaborare e confrontarci come l’etica e la deontologia insegnano”.

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