
La vicenda legata all’esposizione economica e finanziaria di Bim Gsp è all’attenzione della comunità bellunese in tutte le sue articolazioni. Ai circa 50 milioni di euro di debito verso il sistema bancario se ne aggiungono altri 29 milioni verso fornitori dei quali una larga parte nei confronti di imprese che costituiscono l’indotto di Gsp. Una mole di indebitamento accumulatosi nel corso degli ultimi 7 anni, rispetto la quale anche noi, come tanti altri, non riusciamo a capire, non tanto le dinamiche che oramai sono note, come il prolungato inadeguamento dei piani tariffari, le previsione di vendita sovradimensionate, ma le ragioni per le quali chi conosceva quegli andamenti non è intervenuto. Per questo abbiamo affermato che qualora vi fossero stati prelievi sulle utenze avremmo promosso una Class Action attraverso la nostra Federconsumatori. Ora, accantonata l’idea del deposito cauzionale rimangono i debiti da pagare con tutte le incognite che portano con se. Parliamo in esplicito del rischio concreto d’insolvenza della Società Gsp, dato dal fatto che i crediti a breve, ammesso e concesso siano tutti riscuotibili, coprono molto parzialmente i debiti a breve verso banche e fornitori. Siamo cioè di fronte ad un forte sbilanciamento finanziario le cui conseguenze rischiano di ricadere sulla continuità del servizio con i livelli qualitativi attuali e su un tessuto economico fatto di tante imprese che impiegano un consistente numero di lavoratori. Per questo, la settimana scorsa all’incontro con il comitato dei saggi presso la sede del consorzio Bim, abbiamo detto che dobbiamo darci un doppio obiettivo, salvaguardia del servizio e del lavoro complessivamente inteso. Quindi, se da una parte comprendiamo chi esprime la propria rabbia, anche paventando soluzioni drastiche, dall’altra ci risulta difficile comprendere chi, con ruoli istituzionali auspica il fallimento della Società dichiarando che per questa via i fornitori potrebbero ricevere il 40% dei loro crediti. E’ del tutto evidente che chi fa queste affermazioni non solo non sa quali sono le conseguenze di un fallimento dal punto di vista dei drammi occupazionali che si generano per i lavoratori diretti e per le imprese dell’indotto, ma dimostra di non conoscere le procedure fallimentari o concorsuali dal punto di vista del recupero dei crediti che in tale situazione risulterebbero semplicemente inesigibili visto il patrimonio netto della società. Per questo oltre all’intervento straordinario pari a 10 milioni di euro spalmati nei prossimi 15 anni da parte del consorzio Bim sosteniamo l’alienazione della partecipazione su Ascotrade dalla quale si presume di ricavare, con plusvalore annesso, circa altri 10 milioni di euro. Certo, comprendiamo il desiderio di chi vorrebbe mantenere una presenza significativa all’interno di una società di servizi pubblici in vista della costituzione di multiutilites su scala macroregionale al fine di poter pesare sulle scelte strategiche delle stesse. Purtroppo però oggi dobbiamo fare i conti con l’emergenza e i tempi non ci consentono di temporeggiare come bene già saprà il nuovo CdA. Queste risorse devono andare a coprire le esposizioni con i fornitori perché un milione di euro di esposizione con una banca non ha lo stesso valore sociale del milione di euro di esposizione con un fornitore. Agli istituti di credito vanno date le necessarie garanzie affinché riaprano i rubinetti del credito visto che la loro chiusura è stata la vera ragione che ha fatto emergere pubblicamente il forte indebitamento di Gsp. In tutte le società esposte sono i soci che sono chiamati a ripianare i debiti o a ricapitalizzare la società assicurando così tutti coloro con i quali la società ha assunto delle obbligazioni commerciali. In questo caso i soci sono 67 Comuni che a loro volta soffrono dei tagli ai trasferimenti che il Governo precedente ha determinato attraverso le manovre finanziarie che si sono succedute negli ultimi 3 anni. Sappiamo, però, che la Legge 138/2011 dà la possibilità ai Comuni di elevare a partire dal 2012, l’addizionale Irpef fino al 0,8% e sappiamo, come già comunicato dall’Anci, che il 98% dei Comuni ha già deciso di aumentare le addizionali. Per questo proponiamo si passi dal sistema proporzionale al progressivo in modo tale che chi più ha più paghi in ossequio al dettato costituzionale. Una parte delle nuove entrate, con un piano pluriennale di rientro, si destinino, studiandone il meccanismo alla luce dei vincoli ai quali sono sottoposti gli enti locali, alla copertura del debito societario. Noi dal canto nostro ci impegniamo a discutere una riorganizzazione aziendale che nel mantenimento dei due obiettivi sopra-esposti consenta alla società una più efficiente organizzazione del lavoro partendo da una razionalizzazione dei costi gestionali. Infine, ci permettiamo di suggerire, una profonda e non più rinviabile rivisitazione dell’assetto societario e del rapporto con l’autorità d’ambito che per una certa parte è all’origine della situazione attuale eliminando quelle storture per le quali il controllato alla fine risulta essere anche il controllore.
Il Segretario Genenerale Filctem-Cgil Il Segretario Generale Camera del Lavoro
Giuseppe Colferai Renato Bressan
