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Centrale Camolino-Busche. Visalli: “Questa amministrazione provinciale non ha nessuna linea politica per il futuro: solo lo sfruttamento delle risorse”

Irma Visalli

Sulla polemica in corso per il progetto della nuova centrale di Camolino-Busche della cordata Enel En&En interviene Irma Visalli consigliere provinciale Pd ed ex assessore provinciale alla tutela delle acque. «Quanto dice l’assessore Faoro a proposito della centrale di Busche-Camolino – scrive in una nota –  è una vera vergogna. Va rilevato che ne né l’assessore  Faoro, né l’assessore Zanolla,  erano presenti alla presentazione del progetto della centrale di Busche. Capisco che il loro impegno si concentra su tutt’altro, visto il caos che regna in Provincia, ma forse sarebbe stato utile ascoltare la voce dei cittadini  e degli  amministratori presenti! Tornando all’intervento di Faoro sulla stampa, è vergognoso che un rappresentante della Provincia del Vajont continui a buttarla sulla tecnica, salvatrice delle peggiori politiche di sviluppo, giustificatrice di tutto. E’ vergognoso che la Provincia, che oggi ha in mano il demanio  idrico, continui a procedere “caso per caso”, come candidamente afferma l’assessore, anche quando “i casi” si moltiplicano giornalmente. Ma come stupirsi?  Hanno fatto persino un ufficio del demanio idrico provinciale che serve solo a sbrigare le carte per dare ok a richieste di micro centraline (senza nessuna relazione con i progetti di valorizzazione della Piave). E’ comodo procedere caso per caso. Il deflusso minimo è sempre rispettato dal “singolo”, ma nell’insieme che accade?
La verità è che, nonostante i soldi del demanio e il grande filotto politico Provincia-Regione, non si è mosso un dito per fare LE UNICHE cose tecniche che servono e che più volte abbiamo posto l’accento: il bilancio idrico del bacino del Piave, e le linee guida che servivano a spostare l’attenzione dal semplice “sì o no” alle singole opere, a regole sul “come” intervenire nel rispetto dell’intero sistema fluviale .
Lunedì – prosegue Visalli –  è emersa, inoltre, con forza la solitudine degli amministratori, anche loro “caso per caso”. Così il referendum fatto giustamente a San Gregorio resta un “caso”, anziché un metodo virtuoso da allargare oltre i confini comunali.  Esattamente come oltre confini va l’acqua e oltre i confini delle azioni singole va l’effetto d’impoverimento degli alvei.
Ma la politica provinciale se ne tira fuori, dimostrando, una volta di più, che oltre a non aiutare la coesione territoriale e il coordinamento non vi ha alcuna linea sul futuro, economico e occupazionale, di un territorio votato al turismo, all’agricoltura, alle nuove filiere (es. del legno), l’artigianato.
Per questo governo provinciale non esiste, evidentemente, visione alternativa allo sfruttamento “esterno” delle nostre risorse più importanti, quali l’acqua. Aspettiamo soldi e posti di lavoro solo grazie  alla delega a un mercato economico in cui prevale solo un interesse. Quello dei più forti. Un giorno era la SADE, oggi EN end EN , domani Pinco o Pallino. Ma il tema resta quello. E le lezioni non sono bastate».

 

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