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venerdì, Ottobre 23, 2020
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Il leone scappa come un coniglio: Bossi se ne è andato in anticipo, nella notte, stufo delle proteste e degli striscioni. Mondin: «Ciò che è successo non giova certamente al turismo della nostra Provincia»

La protesta di una minoranza, armata di striscioni offensivi, ha rovinato la vacanza a Bossi all’Hotel Ferrovia di Calalzo di Cadore. Al tal punto, che il fondatore del Carroccio ha anticipato la partenza andandosene via dopo la mezzanotte di ieri, giovedì 18 agosto.
E’ la testimonianza di Gino Mondin, titolare dell’Hotel Ferrovia e anche consigliere provinciale della Lega Nord. Che dice:

Gino Mondin

«Erano qui in vacanza e se ne sono andati via in anticipo, perché non hanno passato tre belle giornate! Da albergatore, devo dire che non giova certamente al turismo della nostra provincia quello che è successo. A mio parere, questa non era la sede adatta per sollevare una polemica di carattere politico, perché non dimentichiamo che gli illustri ospiti erano qui in vacanza. E dunque andavano trattati come clienti. Tenuto conto anche dell’indotto pubblicitario nei media che la loro presenza comportava. Insomma, noi bellunesi non abbiamo fatto certamente una bella figura».
Fuga nella notte, dunque di Umberto Bossi che, evidentemente, non aveva  mai dovuto subire l’onta delle contestazioni di piazza nella “sua Padania”.
Non dimentichiamo che era stata la Lega Nord di Belluno a diffondere la notizia ufficiale dell’arrivo del suo leader a Calalzo fin dalla scorsa settimana. “È un’altra occasione per la Lega Nord di Belluno per festeggiare attorno a Bossi e confrontarsi sui problemi del nostro territorio” annunciava il segretario provinciale del Carroccio Diego Vello. Poi, la bufera sull’abolizione delle province sotto i 300mila abitanti (che Belluno schiva grazie alla maggior superficie), e dei piccoli comuni sotto i mille abitanti. Con i sindaci pronti a rivendicare i diritti della montagna. Ecco quindi che Bossi decide di cancellare l’incontro in piazza. E’ evidente che il vecchio leone non ha nessuna voglia di ricevere sindaci o, peggio ancora, affrontare in campo aperto il “suo” popolo. Che fino ad oggi gli ha creduto, ma che dopo 20 anni di promesse non ha visto concreti miglioramenti. Non li vede l’operaio, che ha perso il posto di lavoro. E nemmeno l’industriale, che vede scendere la competitività della propria azienda senza che vi siano dei piani organici di sviluppo.  E così, il vecchio leone scappa nella notte, come un coniglio.

Roberto De Nart

 

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