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venerdì, Ottobre 23, 2020
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Accisa benzina sul Vajont, la provocazione di Bottacin: «Apriamo il contenzioso con lo Stato italiano. Sono soldi vincolati al Bellunese, ma qui non arrivano mai. Chi se li prende?»

Gianpaolo Bottacin

Le addizionali applicate negli anni (e mai levate) al prezzo della benzina per finanziare le emergenze (guerre, calamità ecc.) oramai fanno parte della fiscalità generale. E tuttavia, la Provincia di Belluno apre un contenzioso con lo Stato italiano per avere i proventi dell’accisa sulla benzina per la tragedia del Vajont (1963). Il presidente di Palazzo Piloni, Gianpaolo Bottacin: «Sono soldi vincolati a beneficio del Bellunese. Eppure qui non arrivano: vorrei sapere chi se li intasca?».
«Dieci lire per ogni litro di benzina, questo quanto era stato stabilito come risarcimento dello Stato dopo la tragedia del Vajont, che nel 1963 colpì la nostra terra – spiega Bottacin – . Ancora oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, quando facciamo carburante nel prezzo è compresa quell’accisa: la pagano tutti, da Trieste a Catania, eppure di quei soldi noi non vediamo neppure un centesimo».
Dopo decenni di mancati introiti, ora la Provincia di Belluno, stretta dai tagli della manovra Finanziaria statale, sceglie di adire a vie legali per far avere al proprio territorio ed ai propri cittadini le risorse economiche che spettano loro, proprio come da legge dello Stato: «Roma incamera, annualmente, quasi 25 miliardi di euro* dalle sole accise-benzina, somma a cui va aggiunta l’i.v.a (altri 10 miliardi): è una partita enorme, ma di quanto spetta di diritto (sancito dallo stesso Stato italiano) al Bellunese non arriva nemmeno una briciola».
«Mi piacerebbe sapere che fine fanno quei soldi, visto che sono vincolati – ha aggiunto ancora il capo di Palazzo Piloni – . Facendo un semplice calcolo “spannometrico”, che conteggia i veicoli in circolazione e i consumi medi di carburante, nelle casse della Provincia dovrebbero poter entrare, ogni anno, almeno 150 milioni euro. Per la nostra terra, oltre che sancire una giustizia troppo a lungo negata, si tratterebbe di una iniezione di risorse economiche senza precedenti, che aprirebbe mille porte per un ulteriore sviluppo del sistema Bellunese».

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