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Bando Fondazione Teatri delle Dolomiti: l’ultima tardiva verità secondo il vicecoordinatore vicario del Pdl Belluno Michele Carbogno

Teatro Comunale di Belluno

Non c’è pace per l’assegnazione della stagione teatrale bellunese che vede fronteggiarsi Tib teatro e la cordata che fa capo a Luigino Boito, presidente del Circolo cultura e stampa bellunese. Dopo aver regolarmente pubblicato il bando, qualcuno si accorge che ad aggiudicarselo potrebbe essere ancora Tib teatro, e allora inizia la manovra di accerchiamento per rovesciare il risultato che si sarebbe determinato. A questo punto c’è da chiedersi: cari politici, perché non ci avete pensato prima? Perché cambiare le regole a metà partita? A chi giova? Si sapeva benissimo che il mandato di gestione era in scadenza e andava rinnovato! E allora a che gioco giochiamo? Oggi ospitiamo l’intervento felpato di Carbogno, che invocando ipotetici vizi di forma e criteri al ribasso, tende ad azzerare tutto, per poi riformulare il bando con nuove regole. Un’operazione sulla quale ci permettiamo di osservare che potrebbe nascondere soltanto il tentativo di un’ultima disperata opzione per rimettere in gioco la cordata di Boito. Altrimenti perché mai tutto questo improvviso interesse per la stagione teatrale, che peraltro Tib Teatro ha condotto benissimo dando prova di professionalità riconosciuta con premi nazionali assegnati a Daniela Nicosia.  Per ultimo, sulla questione dei 150mila euro del bando, ci permettiamo altresì di ricordare che il Comune di Belluno, giunta Prade, ha effettuato i lavori di copertura della piscina per un importo di 900mila euro senza gara d’appalto. Vogliamo parlarne?

In queste settimane – scrive in una nota il vicecoordinatore vicario del Pdl e vicepresidente della Provincia – si è sentito, detto, letto e scritto di tutto e di più circa il nuovo bando per l’affidamento della gestione dei servizi del Teatro Comunale, probabilmente spesso anche da parte di chi conosce poco o nulla della vicenda teatro.
Avendo avuto modo di seguirla, anche se non per delega diretta, come membro della Giunta comunale fin dai tempi dell’amministrazione Bortoluzzi e di recente anche come vicepresidente della provincia, mi permetto ora di esprimere alcune considerazioni utili a far chiarezza sul caso: non per sostenere una parte né discriminarne altre, ma solo perché a Belluno possa confermarsi un livello di qualità teatrale importante. Dico confermarsi proprio per evidenziare che, se ci fosse una riconferma dell’attuale gestione, non avrei nessun dispiacere visto che considero il lavoro svolto in questi anni egregio. Ma tale riconferma deve passare attraverso un bando pluralista proprio per evitare che nei prossimi anni ci si continui ad interrogare sulla regolarità o meno delle scelte compiute, che hanno anche un valore economico non indifferente. In questo contesto ricordo infatti i dubbi che, appena insediato, nacquero nel compianto sindaco Bortoluzzi di fronte ad un affidamento fatto, e per ben cinque anni, pochi giorni prima del cambio di amministrazione.
L’opportunità di rivedere il bando è stata oggetto recentemente di critiche molto aspre nei toni, ma del tutto infondate nella sostanza: è infatti assolutamente giusto che venga rivisitato e migliorato, viste le innumerevoli incongruenze che il testo velocemente predisposto contiene.
È giusto che si sappia, innanzitutto, che l’approvazione del bando non era affatto all’ordine del giorno della seduta del 10 maggio 2011 del Consiglio di Gestione della Fondazione. Il bando è stato tirato fuori all’ultimo momento dal Presidente della Fondazione il quale ha insistito che fosse esaminato e votato seduta stante nonostante alcuni dei cinque consiglieri avessero chiesto quarantottore di tempo per esaminare le nove pagine dattiloscritte piene di riferimenti a svariate leggi e di questioni giuridiche ed economiche alquanto complesse.
Questo modo di procedere, da parte di chi il bando probabilmente non lo voleva proprio e in qualche modo lo ha dovuto subire, non appare del tutto regolare e sarebbe probabilmente già un primo motivo di ricorso per chiedere l’annullamento del bando. Sapendo infatti da cinque anni quando era la scadenza della convenzione precedente, appare almeno strano che si decida di votare l’approvazione di un documento tanto importante senza nemmeno metterlo all’ordine del giorno.
Ma è in un attenta lettura del testo che si riscontrano alcune anomalie assolutamente stupefacenti. Innanzitutto manca la parte essenziale e cioè la gara al ribasso del prezzo. Il bando infatti prevede che il prezzo sia fisso e invariabile: 150.000 euro più i.v.a. per chi vincerà il bando. E questo in contrasto con le indicazioni date dal Consiglio di Indirizzo della Fondazione che aveva indicato un prezzo massimo (e non fisso) di 150.000 euro. Visti i tempi che corrono anche economicamente molto difficili, non sarebbe forse opportuno stabilire che, a parità di offerta tecnico-artistica, vincerà il bando chi si dichiarerà disposto a prestare quei servizi al prezzo più basso?
E ancora, si legge nel bando che potranno partecipare anche le associazioni temporanee di imprese, “purché già costituite alla data del bando”. Questa condizione non ha alcun senso. È chiaro infatti che le associazioni temporanee si costituiscono proprio per partecipare ad un bando. Dunque è necessario che prima esca il bando e poi si possa costituire l’associazione. Nessuna associazione si costituisce preventivamente (sostenendo i vari costi) in vista di un eventuale bando che non è ancora uscito.
A pagina uno del bando si legge poi che la commissione giudicatrice sarà nominata dal Consiglio di Gestione su proposta del Presidente. A pagina nove invece si legge che “il Presidente nomina una commissione valutatrice”. Dunque non è chiaro se la Commissione valutatrice sia nominata dal Consiglio di Gestione o dal suo Presidente.
Per quanto riguarda poi i punteggi da attribuire alle singole domande di partecipazione, vi sono una serie di criteri assolutamente soggettivi e talmente discrezionali da apparire arbitrari. Per esempio il punteggio più cospicuo (fino a 20 punti su 90) verrebbe dato a quello che, ad insindacabile giudizio della Commissione valutatrice, verrà considerato il miglior “progetto artistico”, cioè quello che più piacerà alla Commissione.
Molto dubbia è anche la regolarità della attribuzione di un punteggio aggiuntivo ai partecipanti con sede in Belluno.
Altre osservazioni vi sarebbero da fare, ma quelle qui esposte sembrano più che sufficienti per rivedere il bando.
Perché di questo si tratta: correggere un bando fatto in fretta, pieno di errori, approvato in maniera  irregolare e, si aggiunga da ultimo, pubblicato con modalità anomale.
È apparso infatti un microscopico annuncio sul Gazzettino del 12 maggio che comunicava semplicemente l’avvenuta pubblicazione del bando sul sito della Fondazione. Modalità questa del tutto inadeguata, vista anche l’importanza del bando. Infatti, se non fosse per la popolarità in grazia delle polemiche che l’argomento ha destato, nessuno si sarebbe accorto dell’avvenuta pubblicazione del bando tranne chi l’aveva fatta.
Per quanto riguarda infine le paventate responsabilità politiche e legali che potrebbero colpire chi dovesse ritirare questo bando (sbandierate da taluni in maniera così eclatante) faccio notare che la Fondazione è pienamente libera di ritirare il bando, non avendo alcun obbligo di contrarre con nessuno ed è pienamente legittimo anzi, doveroso, che un ente, accortosi di aver commesso degli errori, vi ponga rimedio.
Molto più concreti sarebbero invece i rischi di ricorso contro un bando con quelle anomalie. Ricorso probabilmente sia interno alla Fondazione, da parte dei Consiglieri che hanno votato contro per non essere stato messo il bando preventivamente all’ordine del giorno, sia esterno da parte di soggetti che avrebbero potuto partecipare o che fossero stati esclusi dalla gara. Questi sì che avrebbero potuto chiedere l’annullamento del bando o dell’aggiudicazione fatta con quei criteri così palesemente soggettivi e discrezionali.
Michele Carbogno – vicecoordinatore vicario Pdl Belluno

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