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Restituiamo ai lavoratori assicurati con l’INAIL il maltolto. L’interrogazione del senatore dell’Idv Felice Belisario

“A guardare gli ultimi bilanci, sembrerebbe che L’I.N.A.I.L. (Istituto Nazionale per l’Assicurazione  contro gli Infortuni sul Lavoro e le Malattie Professionali) sia stato gestito bene fino ad oggi. Il consuntivo 2007, infatti, attestava quasi il triplicare delle entrate rispetto alle uscite. Ed anche l’andamento dei Bilanci consuntivi successivi ha confermato questa linea di tendenza”. A sostenerlo è Giovanni D’Agata, di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”.
“I vertici dell’Istituto hanno esaltato gli andamenti contabili con comunicati pieni di enfasi – prosegue D’Agata –  non rendendosi forse conto che l’I.N.A.I.L. non è un’azienda commerciale ma un ente previdenziale che dovrebbe tendere al bilancio in pareggio e comunque a non tesaurizzare denaro a danno dei lavoratori assicurati. Eppure, un’analisi approfondita della gestione dell’Ente sconfessa quanto propagandato dai  vertici delle trascorse gestioni dell’importante Istituto previdenziale che purtroppo hanno condizionato negativamente l’assetto presente e dell’immediato futuro dell’ I.N.A.I.L. Le interrogazioni parlamentari al Senato ed alla Camera e le vicende giudiziarie che hanno  più volte coinvolto i vertici dell’Ente, infatti, confutano nel modo più assoluto che l’I.N.A.I.L. sia stata gestita in modo corretto. Le interrogazioni parlamentari effettuate dal 2007 all’agosto 2010 riguardano la pessima gestione del patrimonio immobiliare e del sistema informatico dell’Ente per cui si sono verificati indagini su ben due Direttori generali (Mario Palma nel 1993 ed Alberigo Ricciotti nel 2001) e di altri Dirigenti  generali dell’I.N.A.I.L., tra cui Alberto Cicinelli, diventato nel 2008 Direttore generale e su cui l’onorevole Antonio Di Pietro nel dicembre 2009 ha presentato un’interrogazione parlamentare (n. 4 – 05326 del 9.12.2009) in occasione della sua probabile nomina a consigliere di amministrazione dell’I.N.A.I.L., dopo il suo pensionamento, da parte del ministro Sacconi  (con l’occasione  l’on. A. Di Pietro ha rievocato tutti gli scandali di interesse immobiliare ed informatico che hanno coinvolto fin dal 1993 i vertici dell’Ente).
Su parecchie vicende di interesse immobiliare ed informatico sono state attivate oltre che indagini da parte della magistratura penale anche indagini della Corte dei Conti.
E così ricordiamo le interrogazioni parlamentari del senatore Tecce n. 4 – 01421 del 22.7.2007, dell’on. Ciro Alfano n. 4 – 06767 del 22.11.2007, dell’on. A.Musi  n. 5 -01848 per gli scandali di gestione immobiliare da parte dei Dirigenti dell’I.N.A.I.L.
Le due interrogazioni parlamentari dell’on. Francesco Nucara (n. 4 – 05767 del 27.11.2007, senza alcuna risposta, e  n. 4 -00407 con risposta del tutto inadeguata) riguardavano sia lo sperpero di denaro per il Sistema Informatico dell’I.N.A.I.L. sia il suo carente funzionamento ed il suo difetto strutturale. In particolare gli atti parlamentari presentati dal capogruppo al senato dell’Italia dei Valori, Felice Belisario, riguardano la gestione della materia istituzionale dell’Istituto: l’indennizzo dei lavoratori assicurati infortunati e tecnopatici e la prevenzione delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro. Nell’interrogazione n. 4 – 04933 del 25.9.2007 il senatore  Felice Belisario sottolineava l’assoluta inefficienza ed inconsistenza del meccanismo indennitario del  “danno biologico” (o danno alla salute), subito dagli assicurati in seguito ad infortuni sul lavoro ed a malattie professionali, con particolare riferimento alla inadeguatezza, restrittività e limitatezza delle Tabelle Valutative medico legali, di cui al D.M. 12.7.2000 ex D.vo n. 38/2000 che, introducendo all’I.N.A.I.L. il “danno biologico”, avrebbe dovuto migliorare il meccanismo di ristoro indennitario e non peggiorarlo come difatti è avvenuto.   Oltretutto (ma è uno dei tantissimi difetti e non l’unico) secondo le predette Tabelle Valutative i danni che raggiungono il 16 %  (soglia del diritto ad una rendita, in quanto per valori compresi tra il 6 ed il 15 % esiste solo la liquidazione in capitale una tantum) sono molto pochi e i Medici dell’I.N.A.I.L. nella realtà hanno quasi cessato di effettuare le “revisioni” delle rendite (per peggioramento o per miglioramento dei postumi)  il cui numero, dall’epoca della emanazione delle predette Tabelle Valutative, si è abbattuto con caduta esponenziale. Un interessante articolo di Giuseppe Cerfeda ed Ivano Marchello, comparso sulla rivista medico legale Tagete ( n. 2 del giugno 2007) organo dell’Associazione Medico Legale Melchiorre Gioia (che si dedica proprio allo studio del danno biologico),  metteva in evidenza, quanto sostenuto anche dai Patronati e dalle Scuole Medico Legali: l’assoluta incongruenza ed inadeguatezza del sistema indennitario I.N.A.I.L. e delle relative Tabelle Valutative di cui al D.M. 12.7.2000. Le ombre del sistema I.N.A.I.L. vengono riportate all’attenzione dell’attuale Governo con il recentissimo atto di sindacato ispettivo n. 4 – 03578 del 3 agosto 2010 rivolto ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell’economia e delle finanze e della salute  con il quale il presidente Belisario è intervenuto in una altra vicenda che danneggia i lavoratori assicurati con l’I.N.A.I.L.: il sovvenzionamento da parte dell’Istituto negli ultimi dieci anni, ed in particolare della sua Direzione generale, di studi e ricerche sulla prevenzione (affidati ad istituti estranei all’I.N.A.I.L. e senza la partecipazione attiva dei Sanitari e dei Professionisti delle Consulenze Tecniche Accertamento Rischi Professionali dell’Ente) senza adeguate garanzie sui progetti di ricerca, senza esibizione di adeguati curricula professionali in tema prevenzione da parte dei fruitori delle sovvenzioni, senza previsione di riscontro delle ricerche e degli studi effettuati da parte dell’I.N.A.I.L. in qualità di sovvenzionatore. In più il senatore Belisario ha sottolineato, che contrariamente a quanto sollecitato dalla Commissione Lavoro presieduta dal senatore Smuraglia nel 2000 circa la sottostima delle malattie professionali ed i tumori professionali, l’I.N.A.I.L. non ha compiuto negli ultimi dieci anni, nonostante ne avesse le strutture ad hoc e le possibilità economiche, studi epidemiologici al riguardo sia per pervenire ad un equo indennizzo dei lavoratori sia per ampliare le conoscenze in ambito di prevenzione delle malattie professionali,  dei tumori professionali e delle morti bianche. Prendendo quindi in considerazione sia la dissennata politica della gestione immobiliare dell’I.N.A.I.L. e del sistema informatico dell’Ente che è carente sul piano strutturale e funzionerebbe male (per cui sono scattate come si scriveva prima indagini della magistratura penale e della Corte dei conti), sia  quindi l’utilizzo delle risorse economiche anche per distribuire “a pioggia” denaro per studi  e ricerche non meglio identificati condotti da istituzioni estranee all’I.N.A.I.L. e senza partecipazione (e quindi anche controllo) dei suoi professionisti sanitari e tecnici, appare veramente provocatoria la proclamazione da parte dei vertici dell’Istituto, come per il passato, di avere quasi triplicato il bilancio economico in attivo, a fronte di un inefficiente, inefficace meccanismo di ristoro dei danni alla salute subiti dai lavoratori tecnopatici ed infortunati. Le interrogazioni presentate da parlamentari di diverso orientamento e dal senatore Felice Belisario dell’Italia dei Valori sono accomunate dallo scopo di fare in modo che il patrimonio economico dell’I.N.A.I.L. sia utilizzato per la funzione di procurare vantaggi ai lavoratori assicurati e non a “ foraggiare” altri”.  Insomma, secondo Giovanni D’Agata di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” è ora che i Ministri interrogati rispondano e che si restituisca ai lavoratori assicurati con I.N.A.I.L. il maltolto!

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