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Gli artisti di Gabls, Barbara Taboni e Giacomo Roccon all’esposizione Open 13 (Venezia)

Barbara Taboni e Giacomo Roccon sono una coppia di giovani artisti, che collabora con il gruppo di Gabls. H461, primo lavoro scultoreo-installativo da loro realizzato a quattro mani, è un progetto curato da Gianluca D’Incà Levis. L’opera partecipa alla XIII edizione di OPEN 13, l’importante Esposizione Internazionale di Scultore e Installazioni, a cura di Paolo De Grandis e co-curata da Carlotta Scarpa, che si svolge ogni anno, in concomitanza e parallelamente al Festival del Cinema, tra il Lido di Venezia e l’isola di San Servolo (che quest’anno ospita un gruppo di giovani provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Brera). Alcuni numeri chiariscono il livello della manifestazione, che fino ad oggi ha visto partecipare più di trecentosessanta artisti, e centocinquanta curatori, provenienti da oltre settanta paesi. Mercoledì 1 settembre 2010, OPEN ha dunque aperto i battenti, con la conferenza stampa d’inaugurazione, che si è svolta alle ore 14.00 presso l’Hotel Excelsior del Lido. L’esposizione si concluderà il 3 ottobre. Essa si svolge en plein air: Le opere dei 39 artisti selezionati sono collocate lungo un percorso “free & open” (la mostra è gratuita) tra Lido e San Servolo. L’interazione tra i lavori e lo spazio aperto è il fulcro di OPEN, che da sempre punta sull’interazione diretta tra critici, curatori, artisti, riuscendo ad offrire uno sguardo l’insieme sulle principali tendenze internazionali della sperimentazione artistica contemporanea.
Il catalogo sarà disponibile presso Il Fondaco dell’Arte, in Calle Garzoni, San Marco, Venezia.
L’opera di Roccon/Taboni è una riflessione profonda, formalizzata con forza assieme dolce e dura, sulla dialettica tra energie umane negative e positive. Il lavoro, molto critico rispetto alla contemporaneità, ammette e auspica tuttavia la possibilità del superamento della stasi, del deperimento radicale della condizione dell’uomo nel momento storico presente, grazie all’azione di un principio energetico rinnovativo salvifico.
Testo critico (a cura di Gianluca D’Incà Levis):
Pieno è il mondo, di carri e carretti, gli assali spaccati, inchiodati alla cenere del suolo. Come anche di cristallizzazioni fossili, nel meccanismo cinematografico, che non prevede alcuna continuità del divenire. Carri alati anche, apollinei, condotti da bianchi cigni. Che però il più delle volte portano uomini curvi, avvolti in stracci scoloriti. O certi carichi invece, di stoffe leggere, per la confezione di abiti morbidi e fini, entro cui riposare.
H491 è il primo lavoro scultoreo realizzato insieme da Barbara Taboni e Giacomo Roccon. E qui c’è un carro nuovo, carro da guerra, e cristalli come coltelli.
Matteo, 18:22 – dopo i perdoni innumerevoli, settanta volte sette, la misura dell’uomo nella storia, di quest’uomo in questa storia, è colma. Tempo dunque di rifocalizzare il cristallino. E non fu Cristo forse un Cristallo?
H491 non mette in scena un bambino indaco, intento a ritraghettare nel flusso dell’essere l’uomo con suo carico logoro di masserizie storiche. Si tratta piuttosto di un’aperta navicella radiante, un nuovo congegno critico guerreggiante. Pilotata, oltre le ultime pazienze, da un bambino-cristallo, gli idrogeni grezzi trasformati in idrogeni fini.
Il bimbo iridescente, prisma sfaccettato al fil di tungsteno, corpo traslucido del daimon, frange lo spazio, allagandolo, e irradiando uno spettro di colori, cangianti, subacquei. Egli sospinge il pietoso carro, sul cui pianale inclinato, la testa volta all’indietro, è steso un uomo. Bruciato, il volto una maschera di carbone. La divisa grigia di feltro pesante in perfetto ordine. L’abito, e la postura, son quelli del perfetto Funzionario cinereo. […]
Il bimbo, ancora, è motore, stella, ordigno positivo, reattore, produttore d’alte energie.
Dopo la fusione nucleare, il composto precipita nello stampo -la forma del dispositivo di interazione critica. Lì cristallizza, la lava resinosa corre, prende parti del carro. Ne riempie le ruote. La navicella è ormai solidale con l’impulso cristallino al balzo. Le lame di luce, gentili affilate ablatrici di sfacimenti, han condotto all’acme il rinnovamento chimico-orfico.
Info su:
www.artecommunications.com
www.gabls.it
www.nonsolocinema.com/OPEN-13-Esposizione-Internazionale_20809.html

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