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Le grandi menzogne della storia contemporanea. Sandro Fontana racconta la sua verità a Liberal

Se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che l’obiettività non esiste, questa sera al Convegno di Liberal (il club presieduto da Rosalba Schenal) che si è tenuto al Centro Giovanni 23mo, ne ha avuto la prova. Relatore della serata era il professor Sandro Fontana, che ha presentato il suo libro dal titolo “Le grandi menzogne della storia contemporanea – Dal mito della vittoria mutilata alla strage di Marzabotto”. Docente di Storia contemporanea all’Università di Brescia, vice presidente del Parlamento europeo dal 1993 al 1997, ex ministro dell’Università nel Governo Amato e vice segretario della Democrazia cristiana e direttore del quotidiano Il Popolo, il professor  Fontana ha dato la sua versione della Storia richiamando in premessa perfino il Vangelo: “Solo la verità ci può rendere liberi”. E ammonendo gli storici della grande responsabilità che sta nelle loro mani. Secondo il professore la causa dei morti infoibati, nelle due ondate successive, la prima dopo il 25 luglio del ’43 quando cade il Fascismo e poi con l’invasione a Trieste dell’Armata rossa di Tito, risale al novembre 1917. Ossia quando i comunisti conquistano la Russia e rendono pubbliche delle clausole segrete del Patto di Londra, dal quale traspare che l’entrata in guerra dell’Italia nella I Guerra mondiale non fu motivata solo da nobili fini di difendere i diritti di autodeterminazione dei popoli. Ma soprattutto per soddisfare le mire espansionistiche e per acquisire le terre irredente, dei territori di Trento, Bolzano e Trieste. Circostanze che saranno senza dubbio autentiche, ma che da sole non bastano a comprendere la ferocia dei partigiani di Tito nei confronti degli italiani gettati legati nelle cavità carsiche. Forse il professore avrebbe potuto aggiungere che dal 1941 al 1943 nei Balcani e in Grecia c’eravamo noi italiani ad incendiare i villaggi e ad uccidere “i ribelli”. Così l’esercito di occupazione italiano chiamava chi stava a casa propria a difendere la propria terra. Un nome per tutti, il generale Robotti, comandante dell’XI corpo d’armata in Jugoslavia, quello che disse “qui si ammazza troppo poco”.  Insomma, oltre alla questione del Patto di Londra, c’era dell’altro, che aiuta a comprendere il perché di quelle atrocità. Sulla questione delle foibe, dobbiamo precisare che concediamo le attenuanti generiche al moderatore dell’incontro Bruno De Donà, giornalista del Gazzettino, per il solo fatto di essere stato toccato personalmente da queste vicende, la madre – ha precisato – è istriana.

Sandro Fontana
Sandro Fontana

Ma non possiamo non rilevare che il professore che deve liberarci dalle menzogne della storia nulla ha detto, come ha osservato qualcuno dalla platea, dei  pesanti faldoni contenuti nell’armadio della vergogna giacenti alla Procura militare di Roma. Tutte carte che parlano dei crimini di guerra italiani rimasti impuniti. Sandro Fontana ha parlato a lungo anche del comunismo, definito “la più grande tragedia dell’umanità” per i crimini di cui si rese responsabile. Qualche anno fa, in effetti, uscì un volume rosso con la contabilità dei morti a causa del comunismo. Seguito da un altro volume che fece la conta dei morti del capitalismo. Ecco, diciamo che la verità del professor Fontana si concentra solo sul primo volume. Critica Togliatti, Berlinguer, colpevoli di aver creato grandi menzogne. Elogia Craxi. Ma il leader socialista non era stato condannato a 10 anni di galera nei processi di tangentopoli? Nega che Moro avesse mai strizzato l’occhio al Pci. Ma come mai, ha chiesto qualcuno dal pubblico, il monumento del leader democristiano ucciso dalle Brigate rosse lo ritrae con una copia del quotidiano l’Unità in tasca?  Sulla resistenza è più cauto «è stato il fatto più importante della storia del ‘900. Perché l’Italia conosce il più grande periodo di benessere e pace della sua storia millenaria dal 1945 a oggi. Quindi – ha detto il professor Fontana – deve essere considerato un fatto estremamente positivo». Giustissimo, ci permettiamo solo di aggiungere che qualcosa in tal senso fecero anche Churchill, Roosevelt e Stalin a Yalta, quando tracciarono quella famosa linea con il lapis blu che stabiliva le aree di influenza reciproche.  Roberto De Nart

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