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venerdì, Dicembre 4, 2020
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I ritardi nei pagamenti strozzano le imprese. Il decreto oggi in vigore non basta. Servono sanzioni per chi non paga. E più correttezza da parte delle grandi imprese e delle amministrazioni pubbliche

Luigi Curto
Luigi Curto

L’Italia merita la ‘maglia nera’ nell’Ue per i ritardi di pagamento della Pubblica Amministrazione e dei privati. In entrambi i casi, il nostro Paese detiene un record negativo: gli enti pubblici si fanno attendere in media 128 giorni, vale a dire 61 giorni in più della media Ue. Le imprese private committenti onorano i loro debiti nei confronti dei subfornitori in 88 giorni, con un ritardo di 31 giorni rispetto ai competitors europei. “Secondo le rilevazioni di Confartigianato – dice Luigi Curto, Presidente dell’Unione Artigiani e Piccola Industria – la direttiva europea 2000/35 non ha inciso significativamente su questo fenomeno. E la crisi economica ha aggravato la situazione: tra il 2008 ed il 2009 sono aumentate del 30% le imprese che hanno peggiorato le abitudini di pagamento dei debiti commerciali e tra il 2007 ed il 2009 la regolarità nei comportamenti di pagamento è diminuita dal 50,4% al 41,8%. Con il risultato che i tempi medi di pagamento si sono allungati a dismisura: nella metalmeccanica i pagamenti avvengono ormai dopo 120-150 giorni, mentre alcune pubbliche amministrazioni onorano i loro debiti anche dopo un anno”. Le conseguenze sono spesso gravissime: le piccole aziende si indebitano e, in qualche caso, sono costrette a chiudere. Del resto, aziende e privati possono liberamente stabilire un termine per il pagamento e l’attuale normativa prevede solo una decorrenza certa (30 giorni) per gli interessi moratori, oggi fissati all’ 8%. “Ci sarebbe bisogno di maggiore “civiltà commerciale” – dice il Presidente dell’UAPI – invece si è innestata una spirale che fa ricadere soprattutto sui piccoli imprenditori i comportamenti dei cattivi pagatori. E’ vero che le aziende possono beneficiare della c.d. moratoria bancaria, possono cioè chiedere alla banca una dilazione di ulteriori 270 giorni, senza aggravi sui tassi di interesse, per quanto riguarda le scadenze di saldo a breve termine, come appunto le anticipazioni su fatture. Ma questo strumento, lasciato in mano alle banche, si sta dimostrando poco efficace a controbilanciare i ritardi di pagamento, perché sono proprio le banche che lo stanno snaturando, concedendo la moratoria su limiti di fido sempre più bassi.”Servirebbero, dunque, regole più stringenti e non eludibili che costringessero le pubbliche amministrazioni a pagare in tempi ragionevoli e ci vorrebbero maggiori deterrenti contro i ritardi di pagamento nelle transazioni tra privati e regole di garanzia e trasparenza nei pagamenti a favore dei subfornitori. Confartigianato, sulla scorta delle recenti indicazioni della Commissione europea, ha anche proposto di introdurre una sanzione forfetaria del 5% in aggiunta ai normali interessi di mora. “Ma finchè non ci sarà un meccanismo legale – conclude Curto – il problema resterà. In tempi normali, è quasi ovvio che trionfi  la libera contrattazione delle parti. Ma in un periodo come questo, servono regole che impongano comportamenti seri: se vogliamo uscire da questa spirale, il governo deve inventarsi una via d’uscita.”

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