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sabato, Novembre 28, 2020
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Bambini dell’Alto Cadore: non ammalatevi di domenica…

“Siamo a  rischio di uno scivolamento della sanità bellunese: non verso Belluno, ma verso Treviso. E’ questo che sta accadendo”. Così afferma Sergio Reolon, alla notizia che gli ottocento bambini dell’Alto Cadore, dopo il pensionamento della pediatra che serviva la zona, sono e saranno costretti a rivolgersi al reparto di pediatria dell’ospedale di Pieve di Cadore, fino a che non verrà trovata una soluzione. Ma è sconsigliato ammalarsi il sabato, la domenica e nei festivi: perchè in questi giorni la Pediatria dell’ospedale è chiusa. “Quello che sta succedendo a Lorenzago, Auronzo, Lozzo e Vigo è grave. Ed è, purtroppo, perfettamente in linea con un problema che riguarda tutta la sanità in provincia. Questo è uno dei temi più forti sui quali Belluno dovrà confrontarsi in questi anni. Ci vuole una garanzia di accessibilità ai servizi per tutto il territorio: e questa può essere garantita solo dalla combinazione tra una forte diffusione dei servizi e, contestualmente, da una integrazione fra gli ospedali e le due Ulss. Per affrontare questa situazione è necessaria una grande autonomia finanziaria e gestionale della sanità nella nostra provincia. Altrimenti assistiamo alla chiusura. O, meglio, alle chiusure: oggi è a rischio la Pediatria dell’Alto Cadore, ma lo stesso problema riguarderà, prima o poi, anche altre realtà della montagna. Una volta sarà il reparto di Cardiologia, un’altra l’ospedale di Agordo. E’ inutile dire che l’ospedale di Agordo sarà salvato: se non si fanno i concorsi per i primari, se non si sostituisce il personale che va in pensione, se non si trovano i medici che vengano qui, si va verso la dequalificazione di una struttura. Certo che, magari, oggi l’ospedale di Agordo sarà salvato: ma, una volta dequalificato,  sarà la gente stessa a non servirsene più, rivolgendosi altrove. E si fornirà così l’alibi ai vertici per chiuderlo”. Solo con la testa ed il cuore sul nostro territorio, solo con la piena comprensione delle sue specificità si possono fare politiche che ne garantiscano il futuro e l’accesso ai servizi è una delle questioni decisive.

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