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L’intervento di Michele Dal Farra, componente dell’Assemblea del Pd, sulla crisi economica

“La situazione di crisi economica con la diminuzione dei fatturati per le aziende e del lavoro per i lavoratori sommato all’aumento dei costi praticato delle banche (spread sui tassi e commissioni bancarie) oltre alla chiusura dei rubinetti del credito (diminuzione dei fidi o non concessione di fidi salvo ipergaranzie, diminuzione dei giorni di incasso  sull’anticipo fatture, etc) stanno facendo  chiudere molte piccole e medie  imprese e affamando molte famiglie. In questa situazione ognuno se la prende con chi può: Agenzia delle entrate, evasori fiscali, enti pubblici, imprenditori, dipendenti e fannulloni. Va fatta chiarezza per evitare che alcuni messaggi vengano fraintesi e per mettere al centro le vere necessità di imprese e famiglie. Ritengo possano esserci delle soluzioni immediate a questi problemi soprattutto da parte della politica che dovrebbe comunque leggere le problematiche della crisi non in termini parziali.
a)      Alle imprese che hanno crediti con l’Ente pubblico i pagamenti non possono essere effettuati dopo, nei casi più virtuosi, 7/8 mesi, ma regolati al massimo a 60 giorni; per far questo non serve una rivoluzione, ma la volontà di farlo. Anche perché il fisco esige, per le imprese che emettono fattura all’ente pubblico così come al privato anche se non percepiscono il pagamento, che il mese successivo alla emissione vengano pagati Iva e altri oneri. Di fatto le imprese fanno in questo caso da banca allo Stato. Inoltre l’anticipo tasse 2010 del 30 novembre scorso ancora una volta chiede alle imprese di far da banca allo Stato pagando prima che recepiscano i redditi.
b)      Intervento, anche se tardivo, deciso da parte del Governo attraverso il Ministro dell’economia Tremonti sulle banche. Infatti, dopo aver fornito garanzie alle banche oltre che soldi, non si è fatto dare nulla in cambio.
Ad oggi Il Ministro non pratica le dovute pressioni e non utilizza gli strumenti a disposizione affinché queste garanzie dello Stato e parte di questi denari freschi arrivino al sistema della piccola e media impresa sottoforma di credito. Probabilmente le banche “pesano” di più, secondo Tremonti e il Governo, delle piccole e medie imprese del nostro paese che sono il motore dello sviluppo e del benessere”.

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