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Sconfitta per l’Ascom? A perdere è la città di Feltre, per colpa della politica!

L’Ascom non ci sta e replica alle affermazioni di Dario Bond: “Sul caso Altanon il presidente del Consiglio comunale di Feltre Dario Bond forse ha sbagliato indirizzo: non è l’Ascom ad uscire sconfitta dal mancato raggiungimento di un accordo, ma la città ed il territorio interi. Innanzitutto a prendere le decisioni non è l’Ascom, ma il Consiglio comunale il quale ha la piena potestà di decidere sulla materia, assumendosi la responsabilità di ciò che decide. L’Associazione, pur nella difficoltà ad accedere alla documentazione, ha valutato, dimostrato le problematiche, proposto modifiche ed osservazioni riassunte in un piccolo dossier tecnico fatto pervenire oltre che al sindaco anche al presidente del Consiglio comunale ed ai capigruppo. Il Piano Altanon è stato oggetto di una disamina da parte dei nostri tecnici sia dal punto di vista urbanistico che legale dal quale risulta che non esiste alcun diritto precostituito da parte della proprietà. Ne deriva quindi che eventuali decisioni sono in capo al solo Consiglio comunale che ha il potere di decidere autonomamente.In realtà non c’è stata scelta: la proprietà, perseguendo legittimamente i propri interessi, si è limitata a proporre il cambio di destinazione d’uso di circa 1000 mq da commerciale in artigianale, lasciando però impregiudicata la necessità di fare 4 strutture alimentari e non alimentari per 4700 mq (attualmente non autorizzabili) e altre attività ricreative, di servizio, etc. Avallare una soluzione del genere, in assenza peraltro di risposte su tanti altri temi complementari (viabilità, opere pubbliche , etc.), avrebbe significato condividere l’ennesimo centro commerciale (oltre 6000 mq) privo di quei criteri di integrazione con la città che sono il “minimo sindacale” per vedere nel progetto un qualcosa di strutturalmente utile alla città. Pertanto, se il Consiglio comunale, che è l’organo che poi decide, stabilirà che questo va bene per la città, senza peraltro approfondire le questioni giuridiche e tecniche poste a titolo di contributo dall’Associazione ma anche da parte della società civile, faccia pure: è il gioco della democrazia. Il Consiglio in toto ed ogni singolo consigliere deve però assumersene la responsabilità politica e avere il buon gusto di non scaricare su altri tale peso. L’Associazione non sbatte mai la porta, il dibattito può essere riaperto in ogni momento, ma occorre che le condizioni di base mutino sostanzialmente”.

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