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Dolomiti e Unesco, ovvero come uscire dalla marginalità. L’invito a Bottacin dall’Uapi a consultare le categorie economiche per un confronto su scelte e strategie

L’Unione Artigiani e Piccola Industria non ha dubbi, Dolomiti Patrimonio dell’umanità “è una delle poche progettualità oggi in campo che permette a una provincia spesso marginale di respirare il profumo piacevole dell’appartenenza a un mondo che non finisce nel giardino di casa. Dal punto di vista economico, poi, lo considero un fattore identitario in grado di marchiare positivamente la vita delle aziende più pronte a cogliere lo straordinario potenziale che sta dentro il riconoscimento planetario dell’unicità di un luogo e, quindi, della gente che lo abita.”
A dirlo è Luigi Curto, Presidente di un’associazione che ha sempre appoggiato l’iniziativa avviata dall’amministrazione Reolon ed ora affidata al nuovo Presidente della Provincia per essere attuata. “Invito il Presidente Bottacin – dice Curto – ad avviare al più presto la consultazione delle categorie economiche e delle parti sociali, affinché sulle scelte e sulle strategie vi sia il più ampio confronto e la massima condivisione possibile. Sulle prospettive che si aprono deve, infatti, essere cercata e trovata una linea comune, che impegni tutti ad investire in un’unica direzione.”Poche le preoccupazioni dell’UAPI sui pericoli vincolistici che dal riconoscimento potrebbero derivare non tanto per i siti, quanto per le aree cuscinetto. “Più che per le aree che dalla scorsa settimana sono patrimonio dell’umanità – precisa il Presidente dell’UAPI – temo per tutto il resto della provincia, cioè per quei territori che, al pari dei nove gruppi dolomitici, meritano di essere valorizzate turisticamente e potrebbero rischiare una marginalizzazione se non adeguatamente legate a quello che ormai è il nostro migliore marchio di qualità. Credo che a queste aree la nuova amministrazione provinciale dovrà dedicare uno specifico intervento già in sede di Piano Territoriale Provinciale.”Quanto ai rapporti con Trento e Bolzano e con il Friuli e alle polemiche sulla sede della Fondazione, l’UAPI invita a guardare avanti. “Più che a criticità, preferiscono pensare che la decisione dell’Unesco abbia anche il merito di averci riconsegnato la legittima proprietà territoriale di montagne che, fino a ieri, altri spacciavano come proprie – dice Curto- . E’ da qui che bisogna partire per lavorare insieme a Trento e Bolzano e al Friuli: l’occasione potrebbe essere davvero unica e aprire scenari interessanti per azioni, progetti e finanziamenti comuni. Penso, ad esempio, alla promozione turistica, ai rapporti con le Università e i centri di ricerca, ai nuovi circuiti turistici che potrebbero innescare nuovi percorsi aziendali, come la certificazione ambientale delle imprese o le protezioni d’origine dei prodotti.”

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