Saturday, 23 March 2019 - 21:32

Il Governo è ora nelle condizioni di poter mantenere le promesse fatte ai Risparmiatori Truffati  * L’approfondimento di Enzo De Biasi (Codacons)

Set 6th, 2018 | By | Category: Gli speciali di Bellunopress, Lavoro, Economia, Turismo, Riflettore, Società, Associazioni, Istituzioni

Enzo De Biasi

I conti dormienti, pane di vita per le persone derubate dalle banche

La ricognizione comparata delle due leggi finanziarie, nr. 266 del 2005 e nr. 205 del 2017, integrate entrambe dai dati di bilancio rilevabili dai rendiconti dello Stato rendono possibile chiarire in via definitiva che:
1) esiste una somma di risorse accantonate presso il Ministero del Tesoro pari a un miliardo e 600 milioni già versate e pronte per essere distribuite,
2) l’assegnazione ai truffati dalle banche non è stata finora possibile perché i soldi appartengono -ancora per pochi mesi – ai titolari dei conti dormienti che possono chiederne la restituzione; tale chance inizia a scadere a partire dal prossimo mese di novembre, dopodiché i soldi non saranno più “esigibili” e da privati diventeranno “pubblici” per una somma pari a circa 700 milioni,
3) questa operazione si ripeterà ogni anno e ciò all’infinito per tutti gli anni a venire, nel 2019 passeranno di mano quelli introitati dallo Stato nel 2009, nel 2020 quelli incamerati nel 2010, nel 2021 quelli del 2011 e cosi seguitando finché esisterà nelle casse del pubblico erario una somma in positivo risultante dalla sottrazione tra quelli versati in quanto “scordati” e quelli restituiti in quanto richiesti dai legittimi proprietari entro i termini fissati dalla legge (prescrizione). Unicamente il Parlamento può (potrà) azzerare o cambiare radicalmente tale meccanismo; va da sé che nel prossimo triennio, 2019-2021, verrà reso disponibile una cifra pari ad un altro miliardo e 100 milioni, in seguito il quantum potrà attestarsi attorno ai 130-170 milioni ad anno, stante l’andamento dei soldi dimenticati /reclamati accertato nell’ultimo settennio da CONSAP,
4) Affinché avvenga quanto sopra, occorre che il Governo adotti quanto prima: a) il decreto attuativo per far partire le domande di ristoro, b) un atto dispositivo del Ministro dell’Economia che statuisca le quote di destinazione, attribuendo per i prossimi 7 anni una percentuale pari al 100% ai disastrati dalle banche causato sia dagli Amministratori delle stesse che dai mancati controlli degli organi di vigilanza pubblica sul credito,
5) Per le scassate finanze pubbliche quanto qui prospettato è semplicemente una manovra a costo zero, inspiegabili i mesi di ritardo persi dal Governo precedente fino a tutto marzo e dal Prof. Giuseppe Conte, a partire dal 24 maggio, dimostratosi finora incapace Lui e la sua compagine di decidere alcunché; viceversa la mancata adozione del Decreto Ministeriale, una volta che i soldi non saranno più restituibili, è da imputarsi esclusivamente al Ministro dell’Economia in carica.

Contenuti della legge “Tremonti”

Trattandosi di tanti soldi, la questione non poteva passare inosservata al legislatore governativo e di conseguenza al Parlamento. Infatti, con legge nr. 226/2005 (finanziaria per il 2006) in quattro commi, dal 343 al 347 dell’art. 1 per la prima volta la materia viene disciplinata e negli anni successivi, sono emanate apposite disposizioni applicative per rendere valide le scelte effettuate ad iniziare con il dpr nr. 116/2007.
Per le risorse finanziarie scordate in conti e/o depositi non più movimentati dai diretti interessati, è stabilito un percorso -a tappe- per “il risveglio” di chi ancorché proprietario si sta dimostrando disinteressato. Il primo tagliando avviene trascorsi 10 anni “senza alcuna movimentazione”; allo stesso tempo i denari sono rimasti presso gli intermediari finanziari che, oltrepassata tale scadenza, sono tenuti a versarli al cap. 3382 del bilancio statale. Una volta entrati nel conto dello Stato, sono custoditi per una durata di tempo analoga a quella precedente, nell’apposito “fondo rapporti dormienti” istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (M.E.F.) operativo fin dal 2008; dopodiché segue un ultimo appello (avviso pubblico) per i titolari o loro eredi prima della risolutiva prescrizione tombale. Infatti, da novembre di quest’anno inizieranno a scadere i termini di esigibilità -ed è la prima volta- di quelli affluiti nell’anno di grazia 2008, di modo che in caso di mancata “paternità reclamata” degli aventi titolo (o loro eredi), un tesoretto pari a 673 milioni di € sarà a tutti gli effetti acquisito al pubblico erario. Il dato è tratto dal rendiconto generale dello Stato 2008 cui vanno aggiunti i 25 milioni ex comma 1108 legge nr. 205/2017, cosi che si arriva a circa 700 milioni.
Ad onore del vero, esiste anche un’altra strada sempre percorribile da chi vanta titolo. La Consap società in house del MEF offre 365 giorni all’anno e per 24 ore al giorno a valere per tutto il periodo anteriore allo scadere del termine ultimo di decadenza tombale, la possibilità al cittadino intestatario (suo erede o delegato) di qualche strumento “dormiente” di accedere al sito e richiedere on line i propri denari tralasciati in: depositi di denaro, libretti di risparmio (bancari e postali), conti correnti bancari e postali, azioni, obbligazioni, certificati di deposito e fondi d’investimento, assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione.
La relazione intercorrente tra chi è tenuto a versare ovvero banche, assicurazioni e poste da un verso e lo Stato in credito per gli importi dovuti ex -lege alle condizioni date dall’altro, è -fino a prova contraria- basata sulla massima e reciproca fiducia tra le parti. Casualmente si segnala che da stime fatte da esperti economici, lo stock di risorse complessive riconducibili al genere “conti dormienti” tesaurizzati presso gli istituti di credito, le compagnie di assicurazione e gli uffici postali variano da 140 a 190 Miliardi di €.; mentre quelli già introitati ammontano ad € 1.574.205.439,98. La cifra è desunta dalla tabella N del rendiconto del Ministero dell’Economia validato al 31.12 2017 ed è al netto dei trasferimenti di € 34.152.679,45 alla società sopracitata che gestisce i rimborsi ai richiedenti titolati dei conti dormienti, di cui approfondiremo altri aspetti più avanti. La differenza tra stime ed entrata in bilancio è piuttosto elevata e sproporzionata, della serie il MEF incassa 1 (uno) rinuncia, forse, ad incassare 10 (dieci) volte tanto! In proposito sorge spontaneo il dubbio se, negli ultimi tredici anni, sono state realizzate attività di controllo e verifica presso i soggetti interessati al fine di accertare la loro puntuale tempestività e contezza nel versare l’importo obbligato. La questione non è di poca utilità, né per il cittadino contribuente dato che l’azione di recupero crediti se attuata è in grado di rimettere in circolazione soldi effettivi, benemeriti in un periodo di domanda interna asfittica, né-tantomeno- per i potenziali beneficiari inclusi nella categoria “vittime da frodi finanziarie”.
In autunno inizieranno a scadere i termini per l’esigibilità delle somme relative ai primi versamenti effettuati da chi deteneva i conti dormienti 10 anni or sono, la medesima operazione avrà luogo nel 2019 in coincidenza del decennio già trascorso per quelli versati allo Stato e conservati a partire dal 2009 ed in sequenza per i successivi anni a venire. In questo contesto, sarebbe quanto mai opportuno sapere come ha agito il MEF e quali sono state (se ci sono state) eventuali sanzioni nei confronti degli intermediari abilitati per ritardata od omessa comunicazione (comma 345 sexies). Sempre sullo stesso argomento, il comma 345 septies prevede la facoltà di avvalimento della Guardia di Finanza allo scopo di rilevare il corretto adempimento degli obblighi legislativi e regolamentari in capo agli stessi soggetti, è da chiedersi se il MEF può dare assicurazioni sulla quantità e qualità delle iniziative intraprese per accertare l’attendibilità e veridicità di quanto è stato -nel tempo ovvero negli anni passati – trasmesso agli uffici ministeriali oppure se ci si è supinamente appiattiti seguendo l’adagio “ a caval donato non si guarda in bocca”.
Per il momento l’unica e recente indagine conoscitiva del fenomeno qui considerato, è stata quella condotta da IVASS (Istituto di Vigilanza per le Assicurazioni), conclusasi nell’agosto dell’anno scorso ed avente come oggetto di studio le “polizze vita dormienti” emesse dalle 52 imprese italiane che esercitano il ramo vita. Da notare che l’analisi effettuata nel 2017, ha preso in esame il quinquennio 2012-2016, escludendo quindi il precedente periodo 2006-2011. Si segnala che le compagnie di assicurazione gestiscono differenti prodotti assicurativi/finanziari oltre il “ramo vita” vale a dire ulteriori “pacchetti” ascrivibili alla tipologia “conti dormienti” ed in questa ipotesi il dato numerico è probabilmente superiore a quello del campione esaminato.
L’ iniziativa, in ogni caso, è meritevole di apprezzamento, anche perché non si hanno altre tracce sul tema da fonti qualificate. Risultano trascurati dalla rilevazione IVASS, nè poteva essere altrimenti in ragione della peculiarità istituzionale del committente, i restanti intermediari finanziari, banche ed uffici postali. Va da sé che ricerche come questa, sono ben distinte e distanti da, controlli, verifiche, ispezioni a tappeto condotte ai sensi della legge “Tremonti” a cura della GdF che opera nei confronti dei soggetti abilitati, nei termini e con le modalità esplicitate dal comma 345 decies, utilizzando gli stessi mezzi previsti per l’accertamento di IRPEF ed IVA.
Venendo ad altri aspetti qualificanti della legge, è tempo di evidenziare chi può avvantaggiarsi delle risorse affluite alle casse erariali, grazie all’ oblio dimostrato da cittadini indifferenti ai propri interessi privati. La norma individua quattro categorie di potenziali beneficiari. A) Le vittime da reato finanziario, ovvero i risparmiatori colpiti da frode finanziaria “che hanno sofferto un danno ingiusto non altrimenti risarcito” (comma 343). B) I risparmiatori che hanno subito la stessa tipologia di danno in conseguenza del “default dei titoli obbligazionari della Repubblica Argentina” (comma 344). Dopo 17 anni dal fallimento argentino dei c.d. “Tango Bond” avvenuto nel dicembre del 2001, circa 50.000 cittadini/obbligazionisti italiani hanno iniziato ad essere rimborsati dal 30 giugno scorso con un importo pari al 150% del valore nominale delle azioni a suo tempo acquistate. Ciò è stato reso possibile da un accordo Italo-Argentino in materia. C) I cittadini residenti che versano in condizione di maggior disagio economico nonché titolari della “carta acquisti beni e servizi” (comma 345 bis). La carta acquisti o “social card”, è una carta di pagamento elettronica concessa ai cittadini più svantaggiati; sulla carta è accreditata bimestralmente una somma di denaro che può essere utilizzata per la spesa alimentare negli esercizi convenzionati e per il pagamento delle bollette di gas e luce presso gli uffici postali; non si possono prelevare contanti. Qualora il cittadino o la sua famiglia in stato di necessità rientrano nei parametri previsti per ottenere il Reddito d’Inclusione, la carta in questione deve ritenersi automaticamente inclusa in questa tipologia d’aiuto sociale. D) La ricerca scientifica, è invece un settore di destinazione a valenza generale richiamato dal comma 345 decies, senza ulteriori precisazioni ed indicazioni specifiche da apparire -in questo contesto- distaccato e generico.
Che la norma qui in discussione abbia definito le finalità da perseguire, è stato (ed è) comunque un argine positivo che ha permesso (permette) di restringere il campo d’azione, altrimenti lasciato libero alle più fantasiose discrezionalità governative dell’esecutivo reggente pro-tempore. Inoltre, i meccanismi procedimentali sopra descritti nel garantire certezze legali e contabili della provvista economica oramai confluita nelle casse statali, hanno costituito un secondo baluardo di legittimità, non peregrino, per impedire decisioni imprudenti di matrice governativa. Entro quest’anno sarà nota la cifra consolidata e certificata del 2018, quindi non potrà esserci alcun altro ostacolo affinché il Ministro dell’Economia adotti un proprio “decreto di natura non regolamentare” con il quale “è stabilita la quota del fondo” da ripartirsi ed assegnare alle quattro causali identificate dalla norma. (art. 345 decies già citato). L’operazione si ripeterà in modo del tutto uguale anche per gli anni a venire, variando unicamente il dato economico d’annata. Considerando la facile prevedibilità, regolarità e continuità negli anni futuri dell’evento, sarebbe quanto mai opportuno che il Parlamento, per tempo, possa occuparsi dell’argomento, dando qualche indicazione programmatica sulle priorità da privilegiare nel medio periodo (perlomeno su base pluriennale), confortando il decisore governativo sul “a chi” distribuire i soldi pubblici.
In via di prima approssimazione e giusto per inquadrare il tema, occorre tener ben presente l’origine e la provenienza dei “conti dormienti”, ovvero soldi di cittadini privati che andrebbero ri-dati ad altri cittadini privati incorsi in vicende di mala gestio e truffa di massa riparando – anche in questo modo- ciò che il potere pubblico, Consob e Banca d’Italia non hanno potuto/saputo/voluto vigilare. A ciò si aggiunga che su 4 opzioni, una è pressoché conclusa (tango bond) e le altre due (social card e ricerca scientifica) sono destinazioni di spesa che, a dire il vero, fanno più parte di scelte politiche di peso rilevante rivolte a milioni di cittadini oppure di investimenti organici e strutturali di medio periodo per il Paese Italia, difficilmente appagabili con l’entità delle cifre “donate” e custodite nell’apposito fondo. In effetti, ipotizzare di riallocare una parte del gettito derivato dalla smemoratezza dei cittadini privati, per scopi sociali e scientifici a forte fabbisogno economico, significa -in realtà- disperdere risorse in differenti rivoli, evitando di concentrarle verso un unico e preciso obiettivo realisticamente ed efficacemente perseguibile: il ristoro alle vittime colpite da crack finanziario.

Ruolo di CONSAP e possibili sviluppi per la ridistribuzione delle risorse provenienti dai conti dormienti

Come si è visto lo scopo principale della “legge Tremonti” è stato quello di aver istituito un Fondo per l’indennizzo dei risparmiatori “truffati” individuando contestualmente le fonti di finanziamento che lo alimentano, vale a dire gli importi scaturiti dai rapporti definiti come “dormienti” esistenti all’interno del sistema bancario, assicurativo e finanziario. In periodi di costante ed aggravata crisi della finanza pubblica, è necessario comprendere bene come opera lo strumento istituito dalla norma. Il riconoscimento degli indennizzi ai risparmiatori, vittime di frodi finanziarie, è subordinato al previo accertamento delle risorse del fondo stesso, il cui ammontare è via via soggetto alla decurtazione degli importi da rimborsare agli aventi diritto dei conti dormienti, che -nelle modalità sopra previste – possono richiedere la restituzione.
A decorrere dal 14 giugno 2010, la gestione delle domande di rimborso inoltrate a Consap da parte degli aventi diritto ha visto un totale restituito pari ad € 223.731.187,62. I flussi di soldi in entrata suddivisi di anno in anno a partire dalla data anzidetta, sono rispettivamente: 597.917.739 euro nel 2010; 168.258.601,51 euro nel 2011; 328.725.524,66 euro nel 2012; 179.529.239 euro nel 2013; 5.828.133 euro nel 2014; 204.530.878 euro nel 2015; 142.299.905 euro nel 2016 per un totale di € 1.631.106,17.
Il dato aggiornato e presumibilmente comprensivo anche delle annate non gestite da Consap, cosi come validato dalla tabella N del MEF al 31.12 2017, indica la somma totale di 1.574.205.439,98 € al netto dei trasferimenti pari ad € 34.152.679,45 alla Consap, mentre il gettito 2017 derivante dai “rapporti dormienti” è stato di € 209.750.256,31.
Consap nell’anno 2017 ha visto pervenire n. 7.719 domande, di queste accolte e tramutate in rimborsi sono state 6.461 istanze per un importo di circa € 33, 6 milioni; la differenza con la cifra sopra indicata nella tabella ministeriale è motivata dal costo che la società del Tesoro addebita al trasferimento ricevuto, per le “spese di gestione” avute in questo ramo di attività.
Nell’arco temporale 2010-2017 le domande protocollate sono state pari a 66.601, quelle accolte 46.241, mentre i richiedenti rimborsati hanno percepito complessivamente 248,2 mln di €.
I dati finora illustrati segnalano che adesso stiamo percorrendo l’”ultimo miglio” di modo che a fine 2018, il Ministro sarà nelle condizioni di poter iniziare a ristorare i risparmiatori truffati.
Condizione preliminare, necessaria e sufficiente affinché si possano utilizzare le provviste già in disponibilità statale, è che la bozza di decreto divulgata in una Conferenza Stampa a Vicenza il 20 agosto scorso sia al più presto pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
Una volta che il decreto attuativo è operativo le domande presentate ed accolte potranno ricevere ai sensi dell’art. 5 comma 1 il “ ristoro finanziario determinato nella misura dell’importo relativo al danno ingiusto, riconosciuto da sentenza o da lodo arbitrale esecutivi, per capitale investito, eventuali interessi di mora e rivalutazione, con esclusione delle spese legali e giudiziali” garantendo inoltre che , come recita il successivo comma 2 stesso articolo ” gli importi dovuti, non ristorati per esaurimento della dotazione finanziaria del Fondo di ristoro, in caso di rifinanziamento del medesimo Fondo sono corrisposti d’ufficio dal Gestore agli aventi diritto, secondo l’ordine cronologico acquisito”.
Chiuso l’ultimo appello rivolto ai titolari dei “conti dormienti”, le risorse definitivamente accertate non saranno più reclamabili da chicchessia. Il fatto si ripeterà, con la stessa cadenza ed effetti, anche negli anni successivi, 2019, 2020, 2021 e ad libitum, probabilmente quanto già accertato alla data del 31.12.2017 sarà giocoforza assegnato nel corso del prossimo triennio.
Nota finale
La ripresa dei lavori parlamentari consentirà alla Camera dei Deputati di convertire speditamente il c.d. “Decreto Mille proroghe”, sollecitando -possibilmente- il Governo a procedere celermente nel pubblicare in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo ex comma 1107 più volte citato senza attendere la scadenza del 31 ottobre.
Perdurando l’assenza di volontà governativa e nell’assumere il decreto attuativo anzidetto e di quella specifica ministeriale per quanto concerne l’attribuzione delle quote alle causali previste dalla legge 266/2005, è opportuno che nella legge di bilancio prossima il Parlamento subentri a tale ignavia, modificando i poteri conferiti (inutilmente) all’Esecutivo in carica e provveda direttamente.
Un obiettivo, forse condivisibile da tutte le forze politiche, è quello di raccordare in modo permanente le somme derivanti dai “conti dormienti” con gli stanziamenti di bilancio statale aggiornati di triennio in triennio, offrendo sicurezza alle domande accolte ma non liquidate, venendo così incontro alle richieste delle vittime truffate dei loro risparmi e massacrate nella loro dignità di persone e di risparmiatori.

Enzo De Biasi, team Codacons Veneto

Share

Scrivi un commento

You must be logged in to post a comment.