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Fusione dei Comuni dell’Alpago: Tambre e Chies fanno un passo indietro, “non vi sono garanzie per il mantenimento dei servizi e della qualità della vita dei cittadini delle terre alte”

Lug 30th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

 

Oscar Facchin

Oscar Facchin

Presso la Sala Consiliare del Comune di Tambre, si sono riuniti, lo scorso 28 luglio, in maniera congiunta, i Consigli Comunali di Tambre e Chies d`Alpago, per approvare l’ordine del giorno in merito al processo di fusione intrapreso dai Comuni di Puos d’Alpago, Farra d’Alpago e Pieve d’Alpago ed alla gestione associata delle funzioni fondamentali nell’ambito dell’Alpago. Durante la riunione del consiglio comunale, molto attesa, sono state illustrate, in modo puntuale, le posizioni dei due Comuni delle terre alte d’Alpago sul tema della fusione. Il Sindaco di Tambre, Oscar Facchin, avviando la seduta ha sottolineato due aspetti fondamentali alla base del Consiglio: da una parte la volontà di fare chiarezza sulle motivazioni che hanno spinto i Comuni di Tambre e Chies d’Alpago a non aderire all’ipotesi di fusione formulata dagli altri Comuni dell’Alpago, senza comunque porsi in contrapposizione con il percorso dagli stessi intrapreso; dall´altra chiarire come la delibera oggetto del consiglio rappresenti un documento discusso e condiviso anche con le minoranze, che – apportando ulteriori interessanti osservazioni e modifiche, hanno sostanzialmente sostenuto la posizione dei sindaci Facchin e Dal Borgo e dei loro assessori e consiglieri.

Nel suo intervento, il sindaco di Tambre Facchin ha rilevato come nel corso del 2014 i 5 comuni dell’Alpago e l’Unione abbiano concretamente lavorato al processo di organizzazione per la gestione associata delle funzioni fondamentali nell’ambito dell’Alpago. Facchin ha sottolineato, inoltre, come nel dicembre 2014, una lettera del Sindaco di Puos, Antonio Dazzi, abbia fatto emergere l’intenzione dei 3 comuni di fondovalle (Pieve, Puos e Farra) di procedere alla fusione, con il rischio di interrompere il lungo e complesso percorso di associazione che fino a quel momento aveva già interessato alcune funzioni fondamentali come da DL 78/2010. Il sindaco Facchin ha inoltre sottolineato che da quando la normativa ha imposto l’esercizio associato delle funzioni, i due Comuni di Chies d’Alpago e Tambre hanno sempre dimostrato fattivamente di voler intraprendere il percorso associativo, tanto è vero che l’avvio delle uniche due funzioni che, nella sostanza, risultano concretamente associate è avvenuto grazie quasi esclusivamente al personale dei Comuni di Chies e Tambre per la funzione sociale e grazie all´azione intrapresa da Tambre per l´individuazione del Responsabile del servizio associato di Polizia locale con conseguenti non semplici riorganizzazioni interne.

E´stato inoltre ricordato come già nel 2012 i Comuni dell’Alpago fossero stati destinatari di un documento denominato “Appello ai Sindaci per l’approvazione di una proposta di legge regionale finalizzata alla costituzione di un comune unico per l’intero territorio dell’Alpago” (inviato da un Comitato promotore per il Comune unico dell’Alpago) e come già in quell’occasione l´allora Sindaco di Chies d’Alpago, Loredana Barattin, in accordo con quello di Tambre, avesse sostenuto la necessità di “lavorare su di un progetto ben definito.

E’ proprio questo fatto, la mancanza di un progetto ben definito, che è ancora oggi alla base delle perplessità delle amministrazioni di Tambre e Chies rispetto ad un progetto di fusione.

Gianluca Dal Borgo

Gianluca Dal Borgo

Il sindaco di Chies, Gianluca dal Borgo, ha illustrato le motivazioni profonde, di ordine sociale, demografico, organizzativo e territoriale alla base del cauto approccio di Tambre e Chies verso un unico Comune. Dal Borgo ha evidenziato come i Comuni di Chies d’Alpago e Tambre abbiano sempre garantito la fattiva e convinta collaborazione ed operatività, non solo per quanto attiene gli obblighi normativi in merito alle funzioni associate, ma anche in progetti ed iniziative condivise tra i 5 comuni e l’Unione in campo sociale, culturale, turistico, di programmazione del territorio, dimostrando, ben oltre le imposizioni di legge, di condividere a livello profondo una visione unitaria del territorio Alpago per quanto attiene soprattutto gli aspetti di programmazione, gestione e valorizzazione complessiva del territorio stesso. In merito alle prospettive di fusione nell’ambito Alpago, anche Dal Borgo ha affermato come si possa prendere in considerazione l’ipotesi solamente dopo aver portato a termine il processo di unificazione dei servizi e verificato l’effettivo miglioramento della qualità dei servizi stessi e le eventuali economie di spesa a favore dei cittadini di Chies e Tambre. Sempre Dal Borgo ha espresso forti dubbi sulla possibilità di un solo Comune, di accedere a contributi statali, regionali o del Consorzio BIM, finalizzati ad investimenti, nella stessa misura di quanto è possibile fare ora con cinque comuni distinti.

Ancora Dal Borgo ha evidenziato anche ragioni di democrazia e rappresentatività: un comune unico per l’Alpago avrebbe una decina di amministratori a fronte dell’attuale cinquantina, con il conseguente impoverimento del tessuto democratico.

Dopo gli interventi dei sindaci si sono susseguiti interventi degli esponenti sia delle maggioranze che delle minoranze che hanno sostanzialmente ribadito le perplessità sui modi della annunciata fusione (senza un progetto, con una fretta non ben chiarita, interrompendo un processo associativo già in corso e condiviso), sulla mancanza di garanzie verso il mantenimento dei servizi e della qualità della vita dei cittadini delle terre alte.
Dagli interventi è emersa in modo molto forte la necessità di avviare tempestivamente degli incontri informativi con la popolazione (che prenderanno avvio nel mese di settembre) anche con il supporto di dati e proiezioni che possano aiutare i cittadini a comprendere meglio vantaggi, criticità e orizzonti che la nascita di un unico comune può portare.

Il Consiglio si è chiuso con votazione unanime rispetto ai punti deliberati.

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4 comments
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  1. Delusione! Questo è un altro segno dell’incapacità di questi amministratori molto scadenti..Questa scelta era solo locale..non c’era da ubbidire a nessuna lettera della Troika!!!

  2. Fra i nomi degli amministratori dei 5 comuni dell’Alpago, o meglio dei 2 in questione, non ho visto nessun Diego… mi auguro quindi, visto che noi siamo scadenti, la prossima volta ci sia Lei a migliorare la qualità.
    Io intanto, da eletto dai mie paesani, faccio le scelte dopo aver valutato pro e contro, perché poi indietro non si torna
    Oberdan Bona Assessore Comune di Tambre.

  3. Peccato, a mio avviso si è persa una grande occasione per fare dell’Alpago una realtà più forte, nell’interesse di tutti i suoi cittadini. Sono comprensibili i timori e le diffidenze che un processo di unificazione può suscitare nei territori periferici. Tuttavia, da quel che qui si legge, le motivazioni per un secco “no” sono troppo deboli: il progetto non c’è? Chiaramente il progetto è (sarebbe stato) da fare insieme, ma lo si può fare solo con chi è disposto almeno a sedersi al tavolo a parlarne. L’unificazione impoverisce il tessuto democratico? Si può invece dire che l’unione semplifichi la struttura amministrativa, rendendola più efficace, economica e rapida e mantenendo la possibilità di creare varie forme di rappresentanza locale (i municipi, le frazioni, ecc.). Si prendono più finanziamenti rimanendo come siamo? A meno di miracoli… della politica, è vero il contrario, visto che gli enti che si fondono hanno per certo maggiori contributi statali per dieci anni e possono meglio utilizzare i soldi che hanno, derogando al patto di stabilità. La scelta delle amministrazioni di Chies e Tambre è certamente legittima, ma sembra poco coerente con lo sbandierato impegno profuso finora nell’associazione dei servizi e nella partecipazione alle più svariate iniziative comprensoriali. Perché, dunque, non fare anche l’ultimo passo, insieme, per arrivare ad una realtà unitaria a tutti gli effetti? Non sarebbe stato facile, ma sarebbe stato bello provarci.
    Stefano De Bona (Puos d’Alpago)

  4. Stefano, lo stavamo facendo unificando le funzioni fondamentali e a parer nostro bisognava continuare su questa strada. L’accelerata improvvisa di dicembre 2014 non è piaciuta a noi della parte alta, come non ci piace che non esista alcun quorum sul referendum, per assurdo se nel 2001 fosse stato cosi, adesso avremmo il comune Alpago perché teoricamente (numericamente) erano più i SI, lo avremmo avuto quindi contro la volontà di un paio di comuni (democrazia?)…. Per quanto riguarda la rappresentanza locale, se si fa un comune unico per poi fare i “municipi decentrati con prosindaco” penso si vada a creare il comune nel comune, quindi che senso ha?…. comunque, NOI non siamo contrari al comune unico, però prima di indire il referendum per chiedere ai nostri cittadini se sono favorevoli al Comune Alpago vorremmo informarli di come potrebbe essere, dargli uno statuto scritto nero su bianco, evidenziare pro e contro, essere certi delle maggiori entrate o uscite, della gestione delle scuole e asili, della operatività degli uffici ecc ecc e questo pensiamo non sia possibile farlo in pochi mesi Come ho scritto sul primo post, poi indietro non si torna, e io/noi non vogliamo fare salti nel buio
    Oberdan Bona (Tambre)

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