
“Malgrado risalga allo scorso 29 novembre, è di soli due giorni fa la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto con il quale viene destinata ad una Srl, con affidamento diretto, la somma di 139 mila euro per progettare e realizzare attività di informazione e comunicazione sul tema del contrasto alla violenza contro le donne. Ci sono diversi elementi che ci portano a giudicare che questo decreto sia pieno di ombre”.
A dirlo è la capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Vanessa Camani. Al centro, un decreto del direttore dell’unità organizzativa regionale che si occupa di famiglie, minori, giovani e servizio civile.
“Colpisce innanzitutto il ritardo della pubblicazione, tant’è vero che nel frattempo sono stati già stati pagati 75mila euro, un mese esatto dopo il decreto e quindi nell’anno 2024. Inoltre, l’importo complessivo dell’affidamento sembra definito appositamente per poter stare, di appena mille euro, sotto la soglia oltre la quale la normativa nazionale impone di procedere con bando di gara. Come ad indicare una relazione commerciale già esistente e certamente fiduciaria con il soggetto assegnatario. Da una ricerca approfondita è infatti emerso che ci sono altri lavori, affidati dalla Regione Veneto sempre in affidamento diretto, alla medesima società: dalla comunicazione istituzionale del famoso referendum sull’autonomia del 2017, al materiale per la divulgazione sullo stato di avanzamento dei lavori della Pedemontana nel 2020, fino ad un affidamento di 46mila del novembre 2023, sempre per promuovere la Superstrada Pedemontana Veneta. Non da ultimi, oltre 170mila euro sono stati pagati sempre alla stessa società da Azienda Zero per la campagna di informazione ‘Vivo bene'”.
L’esponente dem punta inoltre l’indice su un’altra questione: “l’articolo 2 della legge regionale 5 del 2013, che individua i compiti della Regione per contrastare la violenza contro le donne, prevede che le attività vengano promosse con soggetti pubblici o privati senza finalità di lucro. Difficile pensare che una Srl non abbia fine di lucro. Al contempo, è difficile pensare che una società che si dedica alla produzione cinematografica di video e di programmi televisivi a scopo commerciale, possa perseguire, così come previsto sempre nella legge regionale, la prevenzione del contrasto alla violenza di genere come obiettivo fondamentale”.
In conclusione, Camani parla di “numerose perplessità” e annuncia il deposito di una richiesta di accesso agli atti, oltre che di un’interrogazione all’assessora al Sociale, Manuela Lanzarin. “Vogliamo vederci più chiaro: rimane il profondo rammarico nel vedere che un tema così cruciale, come il contrasto alla violenza di genere, venga affrontato con scelte a dir poco discutibili”.
