Marta Kusch, conosciuta come “la Contessa” per la sua relazione con il conte Marco Ottaviano Borgoncelli, trovò la morte il 5 maggio 1945 a Pedavena (Belluno), a guerra ormai conclusa. Il suo compagno, ex ufficiale delle SS italiane, era stato giustiziato nell’autunno del 1944. Ma il destino della donna non fu legato alla politica o alla Resistenza: fu il denaro il vero movente del suo assassinio.
Le indagini storiche, basate su un corpus di 500 documenti conservati all’Archivio di Stato di Venezia, tracciano il profilo di una donna priva di legami compromettenti con il passato fascista. Le testimonianze raccolte dai magistrati e dai carabinieri, insieme alle dichiarazioni di 32 testimoni, escludono ogni coinvolgimento in crimini di guerra. Marta Kusch fu vittima di un omicidio premeditato, orchestrato per impossessarsi della sua ingente disponibilità economica.
I soldi della Contessa, questo il titolo del saggio storico di Roberto De Nart, erano destinati al pagamento degli operai impiegati nei cantieri della Todt nel Feltrino. Secondo le fonti ufficiali, si parlava di quattro milioni di lire, ma l’ipotesi dell’autore dello studio suggerisce che la somma fosse ben più consistente, fino a dieci milioni di lire del 1945, equivalenti a circa un milione di euro odierni. Un bottino che fece gola a chi, in quei giorni di confusione post-bellica, poteva agire nell’impunità del vuoto di potere.
Gli imputati, processati a Belluno, si appellarono alla strategia difensiva già vista nei processi di Norimberga: “Abbiamo eseguito un ordine”. Ma quell’ordine non esisteva, né scritto né verbale. Marta Kusch fu eliminata senza interrogatorio né processo, probabilmente per impedirle di denunciare il furto subito.
Alla fine, la giustizia si dimostrò clemente. Tutti gli accusati furono scarcerati entro due anni grazie all’Amnistia Togliatti, nonostante fosse chiaro che l’omicidio non avesse alcun legame con la guerra o la Resistenza. Un delitto che rimase impunito, sepolto sotto il peso della storia e dell’oblio.
L’autore
Roberto De Nart è nato a Belluno nel 1956, è giornalista, direttore responsabile del quotidiano online Bellunopress fondato nel 2009. Direttore responsabile di “Filò” periodico di turismo, “Atelier”, rivista specializzata di architettura, design e arte del Nordest, e “Cortina Magazine” storica rivista della Perla delle Dolomiti Ha collaborato negli anni 2000/2010 con i quotidiani locali Il Gazzettino e il Corriere delle Alpi. Dal 2007 al 2010 è stato direttore responsabile del tabloid La Pagina. Ha effettuato il servizio militare come ufficiale di complemento, poi riservista con il grado di maggiore.
Nel 2014 ha pubblicato “Belluno ieri e oggi, cronache del passato”, nel 2016 “Incontri e interviste a Belluno e dintorni”, nel 2017 “Longarone non c’è più” sul servizio di trasporto dei familiari delle vittime dopo la tragedia del Vajont. Nel 2019 “Il delitto Cimetta” la storia della titolare del Caffè Vittoria di Belluno uccisa a Venezia nel 1947. Nel 2020 “Il delitto di Busto Arsizio”, la tragica vicenda della giovane Silvia Da Pont, fatta morire da Carlo Candiani. Nel 2021 “Soldi, sangue, perversione. Tre femminicidi del ‘900” che riassume i tre precedenti omicidi di Marta Kusch, Linda Cimetta e Silvia Da Pont. Nel 2022 La tassa sul celibato – La questione demografica, aneddoti e cronaca. Nel 2023 escono altri due casi di omicidio ricostruiti dagli atti processuali: “L’inquietante morte di Lea Luzzatto” e “Omicidio di Emma Canton”. Nel 2024 “Assassinio sulla riva destra del Brenta”, il femminicidio di Gemma Pagani, dagli atti processuali. Nel 2025 la seconda edizione de “I soldi della contessa” sull’uccisione a guerra finita di Marta Kusch avvenuta a Pedavena nel 1945, dagli atti processuali.
I soldi della Contessa
Formato cartaceo, copertina flessibile: 307 pagine 14,56 euro
ISBN-13 : 979-8314122617
Dimensioni : 15.24 x 1.96 x 22.86 cm
formato elettronico eBook Kindle 3,68 euro
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