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Dolomitibus aumenta del 18% le tariffe del trasporto pubblico

Covid, armi all’Ucraina, aumento dei costi energetici: adeguate le tariffe del tpl +18% indice Istat Foi. Lo ha deciso l’assemblea dell’ente di governo tpl di oggi di cui fanno parte i Comuni di Belluno, Auronzo, Cortina, Feltre, Borgo Valbelluna, Pieve di Cadore, e la Provincia. «Effetto dell’inflazione, servono misure statali altrimenti il servizio rischia il default»

Le tariffe di Dolomitibus aumenteranno, adeguandosi agli indici Istat. Ne ha dovuto prendere atto questa mattina l’ente di governo del trasporto pubblico locale (formato dai Comuni di Belluno, Auronzo, Cortina, Feltre, Borgo Valbelluna, Pieve di Cadore, e dalla Provincia), che ha esaminato la proposta avanzata dall’azienda e ha deliberato di conseguenza. Dal 1° luglio sarà in vigore il nuovo valore delle tariffe sia per il servizio urbano sia per l’extraurbano, che comporta un aumento attorno al 18%.

«Sarà un costo aggiuntivo non semplice per gli utenti, ma è l’effetto di un combinato disposto esplosivo che ha prodotto un’inflazione galoppante: da una parte la riduzione dell’utenza a causa del Covid e quindi la contrazione delle entrate, dall’altra l’aumento dei costi energetici e quindi la crescita delle spese» spiega il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin. «Il quadro che ci ha presentato Dolomitibus, azienda affidataria del servizio tpl, non è facile e richiede una presa di responsabilità da parte di tutti, compreso il Governo. Il contratto di servizio del trasporto pubblico locale infatti prevede il mantenimento dell’equilibrio economico finanziario, oggi tutt’altro che scontato. Nei giorni scorsi l’azienda ha approvato il bilancio 2022 in utile, ma solo ed esclusivamente per effetto dei ristori Covid che sono continuati anche lo scorso anno e per il meccanismo delle imposte conseguente. Se ci si ferma al solo tpl – vale a dire servizio urbano ed extraurbano – il segno meno è consistente».

Dolomitibus ha rilevato un crollo dell’utenza a seguito del Covid. E oggi la riduzione dei passeggeri si è assestata attorno al 16%. Contestualmente, sono cresciuti enormemente i costi energetici, con il gasolio andato alle stelle dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. In più, Dolomitibus deve fare i conti con una ormai cronica difficoltà a reperire autisti e con numeri di organici ridotti all’osso. Ne consegue che alcune linee sono state esternalizzate in subaffido, con ulteriore aumento dei costi.

«Di fatto, l’ente di governo tpl ha preso atto dell’adeguamento dell’indice Istat per famiglie, operai e impiegati (il Foi) che è del 18,3%» spiegano il presidente Padrin e il consigliere provinciale delegato ai trasporti, Dario Scopel. «Di conseguenza, questo è l’ammontare dell’aumento, che peraltro è uguale o superiore anche a Treviso, Padova, Vicenza e Venezia. Di contro, si è lavorato per mantenere le scontistiche applicate fino a oggi. Nel frattempo, stiamo discutendo con la Regione per avere la certezza sul corrispettivo chilometrico unitario assegnato al tpl».

Sul versante delle scontistiche, la Provincia sta lavorando da mesi per trovare una soluzione per riproporre anche per il prossimo anno scolastico “Investi Scuola”, la misura che consente l’abbonamento di trasporto agli studenti delle superiori a prezzo calmierato. Fino a quest’anno il progetto era stato possibile grazie al cofinanziamento del Fondo Comuni confinanti, in via sperimentale, ma da quest’anno non sono più possibili supporti da risorse Fcc.

«La settimana prossima incontreremo il Consorzio Bim Piave, che ha sempre sostenuto “Investi Scuola”, per valutare l’ammontare a disposizione e definire nel dettaglio le modalità di intervento» spiega il presidente Padrin. «La misura vuole essere un aiuto concreto alle famiglie, pur con un budget per forza di cose ridotto. Mi spiace che le difficoltà del trasporto pubblico locale, in un momento storico che ci auguriamo irripetibile, siano state strumentalizzate nelle ultime settimane. Mi auguro venga presa in seria considerazione la proposta del presidente Anci Veneto Mario Conte, di utilizzare risorse statali dedicate all’ambiente per frenare l’aumento dei costi. Altrimenti i rincari si abbattono sulla collettività e rischiano di scoraggiare i cittadini dall’utilizzo del mezzo pubblico».

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