HomePrima PaginaUn obiettivo raggiunto a metà, continuando a sperare nel domani

Un obiettivo raggiunto a metà, continuando a sperare nel domani

Mentre mi sto preparando per un’escursione sulla neve – oggi ce n’è moltissima e ci sarà da divertirsi – accendo la radio e mi sintonizzo sulle notizie nazionali: stanotte hanno liberato i due tecnici italiani della Bonatti che erano stati tenuti prigionieri in Libia dal luglio dello scorso anno. Una buona notizia – penso tra me e me. Poi però ricordo che erano in quattro: di quattro, ne sono tornati solo due, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, e montano le polemiche.

hall hotelQuando arrivo nella hall dell’albergo, la tv del bar è sintonizzata sulle news dall’Italia e il gruppetto che mi sta aspettando da un po’ (sono in profondo ritardo) sta ascoltando questa notizia. Riesco anch’io a vedere le immagini del loro arrivo a Ciampino la notte scorsa e le toccanti scene dei familiari corsi a riabbracciare i loro cari rientrati dopo mesi. Poi passa anche la notizia del saluto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del suo messaggio ai familiari di Salvatore Failla e Fausto Piano, con parole di profondo cordoglio per la tragica morte dei loro congiunti in Libia.
Gli amici sono tutti interessati a seguire le news e nemmeno mi vedono; son certa che nel tragitto fino al sentiero parleranno solo di questo. E infatti uno di loro, dopo un saluto, mi dice subito che, secondo lui è una buona notizia, ma a metà o anche meno – dice proprio così – monta infatti la rabbia dei familiari di chi non ce l’ha fatta. Come Rosalba Failla, moglie di Salvatore, che ha detto senza mezzi termini che lo Stato italiano ha fallito e che la liberazione dei due ostaggi è stata pagata con il sangue di suo marito. Anche il presidente della Bonatti, Paolo Ghirelli ha ammesso che “l’obiettivo è stato raggiunto soltanto a metà”.
Mentre indossiamo gli scarponi e le ciaspole, L* non smette di parlare del fatto e aggiunge che, secondo lui, lo scontro a fuoco di ieri, la cui dinamica non è ancora chiara e che è stato fatale a due italiani, lascia l’amaro in bocca e spegne la gioia della liberazione dei due.
Una delle amiche, cinica quanto mai, mi ricorda che il mondo va così e cita una frase altrettanto amara, pronunciata da Churchill dopo un fallito attentato alla sua vita, sulla forte emozione che si prova a veder qualcuno che ti spara addosso e a sopravvivere. Io invece – ribatto – penso che la vera emozione sia quella di rivedere chi si temeva di non abbracciare mai più.
Poi taglio corto, e voglio stare lontano da discussioni, presa dal desiderio invece di godermi il w-e in serenità; commento che è meglio pensare ad altro e guardare il paesaggio innevato che risplende sotto i raggi del sole oramai tepido. Ma domani o forse già stasera, tornerò come tanti, forse come tutti, a pensare a come stanno andando le cose, ai giorni tristi del presente, non mancando – forse – di sperare nel domani.

Bruna Mozzi

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