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Il grande bluff: l’abolizione dell’Imu e l’istituzione di nuove imposte. Bressan: “meno conferenze stampa e qualche provvedimento in più a favore del Paese”

Renato Bressan
Renato Bressan

Il 28 Agosto scorso il Governo annunciava, con non poca soddisfazione in una attesissima conferenza stampa, che il Consiglio dei Ministri aveva abolito l’IMU, rifinanziato gli ammortizzatori sociali, trovato le risorse per i lavoratori esodati e stabilito il piano casa senza aggiungere nuove tasse. Tre giorni dopo il Decreto Legge n° 102, ci consegnava un quadro di interventi sensibilmente diverso da quanto era stato annunciato.

Infatti, per quanto riguarda l’IMU, l’abolizione si riferisce esclusivamente alla 1^ rata, che era stata precedentemente sospesa, mentre per quanto riguarda la seconda rata, che scade a Dicembre, nulla dispone al riguardo lasciando alle fonti governative dichiarare che l’abolizione della 2^ rata sarà disposta dalla prossima legge di stabilità per la quale, però, necessita reperire 2,4 miliardi di euro.

Inoltre, la cancellazione della 1^ rata, avendo provocato un minor gettito nelle casse dei Comuni che avevano stabilito aliquote superiori a quelle ordinarie, il Decreto dispone, all’art. 3, un rimborso di poco più di 2 miliardi e 300 milioni di euro. Peccato che lo stesso Decreto dispone, anche, un ulteriore slittamento dei termini di approvazione dei bilanci previsionali comunali fissandoli al 30 Novembre prossimo.

Ora, al di la del fatto che è incredibile parlare di bilancio di previsione quando questo viene approvato a fine anno, ma ancor di più sapendo che ancora molti Comuni non li hanno ancora approvati, vista l’assoluta incertezza del quadro programmatorio tributario, c’è da chiedersi come il Governo abbia potuto prevedere al centesimo la somma complessiva di rimborso agli stessi. C’è da scommettere, come già accaduto in passato col fondo di riequilibrio, che i rimborsi non copriranno le mancate entrate previste dagli enti locali con conseguente danno al sistema dei servi sociali rivolti ai cittadini.

Per quanto riguarda poi il rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga, i 500 milioni disposti rappresentano una piccola parte rispetto alle reali necessità per le quali necessitano non meno di un altro miliardo di euro.

Lo stesso dicasi nei confronti delle risorse, 583 milioni spalmati in 6 anni al posto dei 700 milioni inizialmente dichiarati, rivolte ai lavoratori esodati. Infatti l’articolo 11 si riferisce ad una piccola platea di 6.500 lavoratori che siano stati licenziati nel triennio 2009-2011 e che in ogni caso non abbiano conseguito un reddito annuo lordo superiore ai 7.500 euro.

Infine, per quanto riguarda le coperture finanziarie tra le altre segnaliamo: il dimezzamento delle detrazioni dei premi assicurativi legati alle polizze vita ed infortuni che scendono a 630 euro per il 2013 e a 230 euro per il 2014, l’emissione di 8 miliardi di titoli di Stato al fine di rimborsare 7,3 miliardi di crediti alle imprese in luogo dei 10 miliardi inizialmente annunciati, taglio di 250 milioni al fondo per la contrattazione di 2° livello, taglio al fondo dedicato alla lotta all’evasione fiscale, tagli ai ministeri per circa 1 miliardo di euro e un condono sulle slot machine che dovrebbe assicurare un entrata di 600 milioni a fronte di un danno erariale quantificato dalla Corte dei Conti pari a 2,5 miliardi.

Infine il Governo ha dichiarato che dal prossimo anno, in luogo dell’IMU e della Tares, verrà introdotta una nuova imposta comunale: la Service Tax. Essa sarà composta da due componenti per coprire i costi legati alla gestione dei rifiuti e quelli legati ai servizi indivisibili (asili nido, trasporto scolastico, illuminazione pubblica, sicurezza, anagrafe ecc) e sarà pagata, oltre che dai proprietari degli immobili, anche dagli inquilini. Rimanendo in attesa della prossima legge di stabilità, per la quale incrociamo le dita, ci permettiamo di consigliare al Governo meno conferenze stampa festanti e qualche reale provvedimento in più a favore del paese.

 

Il Segretario Generale

Spi-Cgil Belluno

Renato Bressan

 

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