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Dakar. Matteo Carazzai, l’unico Italiano nel cuore di Toyota Gazoo Racing

Mentre la polvere dell’Arabia Saudita inizia a posarsi, il Veneto riabbraccia uno dei suoi talenti più brillanti. Matteo Carazzai, 33enne originario di Villabruna (Feltre) ora residente a Fonzaso, è rientrato dalla sua quarta Dakar con la consapevolezza di chi ha toccato il vertice del motorsport mondiale: è lui l’unico tecnico italiano nel team ufficiale Toyota Gazoo Racing, il “dream team” che detta legge tra le dune.

Il ruolo di car chief

Henk Lategan driver, Brett cummings codriver, Matteo Carazzai car chief

Non chiamatelo “semplice” meccanico. Nella frenetica e spietata logica della Dakar, Matteo ricopre il ruolo di car chief (capo macchina). In questa edizione 2026, ha avuto la responsabilità suprema sulla Toyota GR DKR Hilux EVO T1U numero 202, con Henk Latengan pilota e Brett Cummings co-pilota South Africa. Essere un car chief significa essere l’ultimo uomo a dare il via libera prima che il pilota si lanci a 170 km/h sulle dune. È un lavoro fatto di notti insonni, decisioni critiche in pochi secondi e una gestione millimetrica di un team di tecnici internazionali. Sotto le sue mani passa ogni bullone, ogni sensore e ogni componente di un prototipo che costa milioni di euro e che deve resistere a sollecitazioni inimmaginabili.

La Dakar 2026: una sfida ai limiti della resistenza

La corsa di quest’anno è stata una delle più dure dell’ultimo decennio. Due settimane di gara, migliaia di chilometri di “Speciali” tra rocce taglienti e l’immensità dell’Empty Quarter.

Il fattore affidabilità: mentre molti concorrenti cadevano per guasti meccanici, la vettura curata da Carazzai ha mostrato la solidità leggendaria del marchio giapponese, permettendo a Henk Latengan di lottare costantemente con i giganti della categoria.

“Bisogna saper soffrire”, dicono spesso in officina. E Matteo, cresciuto tra le montagne del Bellunese, ha portato nel deserto quella tempra tipica di chi non molla mai, fondamentale quando ci si trova a riparare un braccetto della sospensione a 40 gradi all’ombra (che ombra non ha).

Dalle officine del Feltrino all’élite mondiale

La storia di Matteo Carazzai è l’esempio perfetto di come la competenza artigiana italiana possa scalare le vette globali. Essere l’unico italiano in un team factory dominato da ingegneri sudafricani, giapponesi e francesi non è un caso, ma il frutto di una scalata iniziata anni fa. Partito dalle realtà locali, Matteo ha saputo dimostrare una precisione e una visione tecnica che lo hanno reso indispensabile per Toyota Gazoo Racing. La sua quarta partecipazione alla Dakar non è stata solo una conferma, ma una consacrazione: oggi è considerato uno dei tecnici di punta nel panorama dei rally raid internazionali.

Il rientro a casa

Oggi, tra le strade di Fonzaso, Matteo Carazzai torna a essere il ragazzo di sempre, ma con lo sguardo di chi ha visto l’alba nel deserto e ha vinto la sfida contro il tempo e la sabbia. Il suo successo è la dimostrazione che il Made in Italy, e in particolare il Made in Veneto, non è solo design o moda, ma è anche l’eccellenza meccanica che permette ai campioni di sfrecciare verso il podio.

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