La medicina del volto umano: il ricordo dello psichiatra che scelse il paziente
Circa 100 anni fa nasceva a Venezia Franco Basaglia.
La sua vita molto breve (morì a soli 56 anni) ma molto intensa dobbiamo ricordarla come esempio o come paradigma della buona medicina. Infatti è stata improntata dalla necessità e dalla volontà di rispettare i principi ippocratici nei confronti del Paziente, delle sue esigenze e del suo interesse, per una vita dignitosa e confortevole.
In questi tempi ci invita ad una riflessione profonda sulla missione stessa della medicina. Ricordare la nascita di un medico come Franco Basaglia significa riconoscere che, sebbene la tecnologia e la scienza medica abbiano fatto passi da gigante dal 1924 a oggi, il cuore etico della professione rimane ancorato a quegli stessi valori che lui ha incarnato.
Il suo approccio non era solo una pratica clinica, ma una vera e propria filosofia di cura che oggi definiremmo “umanizzazione della medicina”. Infatti si muoveva su tre concetti fondamentali che ancora oggi rappresentano la dottrina per ogni operatore sanitario:
Non esistono “malattie”, ma solo “persone malate” La cura del Paziente significa valutarlo oltre il sintomo, nella sua interezza.
La sofferenza non è mai solo organica, ma coinvolge l’identità del soggetto che non è mai solamente un cliente
La cura non deve mai cessare, neppure quando la guarigione non è possibile. Il comfort e la dignità vanno comunque rispettati
In un’epoca in cui il Giuramento di Ippocrate rischia di diventare una formalità burocratica, la figura di Franco Basaglia ci ricorda che l’ascolto e l’empatia sono strumenti diagnostici potenti quanto uno stetoscopio o una risonanza magnetica.
A breve distanza dalla esperienza del Covid possiamo dire che nella Medicina di oggi domina l’industria farmaceutica e cioè il primato del denaro a discapito del primato della Persona
La transizione da Paziente a Cliente è un fenomeno che avrebbe certamente inorridito Franco Basaglia, così come ha inorridito molti medici definiti no-vax, costretti ad abbandonare lavoro e professione ad opera di medici, presidenti degli Ordini dei Medici, che hanno accettato di ignorare o escludere la deontologia professionale di ispirazione ippocratica.
La medicina industriale non è un fenomeno di poco conto: In un sistema mercatizzato, è più efficiente curare l’organo malato che la persona intera. Il Paziente viene “smontato” in sintomi e analisi cliniche, perdendo quell’unità psico-fisica che Basaglia difendeva.
Se da un lato i protocolli garantiscono standard di sicurezza, dall’altro vengono spesso usati per massimizzare la velocità (e quindi il profitto) o per proteggere le strutture legalmente, riducendo il tempo dedicato all’ascolto, che non è fatturabile ma è terapeutico.
La ricerca e lo sviluppo sono oggi quasi totalmente in mano alle industrie private. Vedi Big Pharma Questo sposta l’attenzione sulle patologie redditizie croniche, che richiedono farmaci a vita (vedi malattie autoimmuni) a scapito della prevenzione
Rilevare questa realtà deve portare il mondo medico ad una Etica della Resistenza. Qualcuno ha detto che figure come Franco Basaglia ci ricordano che il medico non è un distributore di molecole, ma un custode della dignità umana.
Filiberto Dal Molin
