Ambulatori a rischio chiusura e “fuga” dei professionisti. Senza ricambio generazionale, addio alla sanità di prossimità. Sotto pressione soprattutto Cadore, Agordino e Comelico.
Belluno, 02/05/2026 – Nonostante i segnali di ripresa del comparto ospedaliero, la “prima linea” della sanità bellunese – quella dei medici di medicina generale – sta scivolando in una crisi senza precedenti. L’allarme arriva forte e chiaro da Generazione Europa Liberali e Democratici Bellunesi (GEL), che dipinge un quadro preoccupante per il futuro dell’assistenza territoriale in provincia.
Il problema non è solo la difficoltà nel trovare nuovi camici bianchi disposti a lavorare tra le Dolomiti, ma anche la loro permanenza. Secondo i dati raccolti, l’ULSS 1 Dolomiti fatica a garantire stabilità: molti medici, dopo aver accettato l’incarico, rassegnano le dimissioni dopo appena pochi mesi. Un turnover frenetico che lascia migliaia di cittadini senza un punto di riferimento certo.
«Senza l’arrivo di nuovi professionisti – avverte Jurgen Ismaili, vicepresidente di GEL – si rischia la chiusura di molte realtà sanitarie locali. Questo scenario avrebbe conseguenze dirette e drammatiche sulla qualità della vita dei cittadini, specialmente i più fragili».
Se un tempo gli incentivi economici sembravano la soluzione, oggi la realtà racconta un’altra storia. Nemmeno i bonus finanziari riescono a compensare un carico di lavoro diventato insostenibile. Tra le cause principali della crisi vengono identificati:
-
La burocrazia asfissiante: che sottrae tempo prezioso alla cura dei pazienti.
-
Il numero di assistiti: massimali sempre più alti per sopperire alle carenze, con conseguente aumento dello stress per il medico.
-
La programmazione nazionale: ritenuta inadeguata a coprire il reale fabbisogno del territorio.
La situazione appare critica in tutto il territorio, ma diventa emergenza nelle aree montane come il Cadore, il Comelico e l’Agordino. In queste zone, dove le distanze dagli ospedali sono significative, il medico di base non è solo un prescrittore di farmaci, ma un vero e proprio presidio di sicurezza e prevenzione.
A peggiorare il quadro è la cosiddetta “gobba pensionistica”: tra il 2024 e il 2025, un numero massiccio di medici storici lascerà il servizio per limiti di età. In assenza di un ricambio generazionale pronto e motivato, il rischio di veder chiudere definitivamente gli ambulatori di paese è ormai una possibilità concreta.
Per Generazione Europa, il tempo delle soluzioni tampone è scaduto. La sfida per gli amministratori locali e per i vertici sanitari è ora quella di rendere nuovamente “attrattiva” la professione nel Bellunese. Non si tratta solo di stipendi, ma di servizi, infrastrutture e supporto logistico che permettano a un giovane medico di scegliere la montagna non come un ripiego temporaneo, ma come una scelta di vita e di carriera.
La sanità bellunese è a un bivio: o si interviene in modo strutturale, o il diritto alla salute nelle “aree alte” rischia di diventare un ricordo del passato.
