I consiglieri regionali Szumski e Lovat (Resistere Veneto) presentano un’interrogazione: «In arrivo un blackout dei dispositivi. Solo uno su quattro è a norma». Il caso Adria: 1,2 milioni di euro da soli quattro apparecchi.
Venezia, 12/02/2026 – Il Veneto è la regione degli autovelox, ma non per motivi di sicurezza, bensì per una disparità di trattamento che ormai assume contorni costituzionali. È questa la denuncia politica che scuote Palazzo Ferro Fini, dove i consiglieri regionali Riccardo Szumski e Davide Lovat, del gruppo Resistere Veneto, hanno depositato un’interrogazione puntata dritta contro la gestione dei rilevatori di velocità nel territorio regionale.
Il cuore della protesta risiede in un divario statistico giudicato “inaccettabile” dai due consiglieri. Secondo i dati aggiornati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al 2 dicembre 2025, il Veneto conta circa 440 autovelox, il che si traduce in una densità di 9,1 dispositivi ogni 100.000 abitanti.
Il paragone con altre realtà nazionali è impietoso: la Campania, con una popolazione comparabile, ne conta appena 48 (0,9 ogni 100.000 abitanti). In sintesi, un cittadino veneto ha una probabilità dieci volte superiore di essere multato rispetto a un cittadino campano.
«Questo non è federalismo, è una macroscopica e iniqua disparità — dichiarano Szumski e Lovat —. Viene calpestato l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza. Non può esistere un’Italia in cui la sanzione dipenda esclusivamente dalla regione in cui si vive o si transita».
Oltre alla questione della densità, l’interrogazione solleva il tema della legittimità tecnica. Secondo le recenti evoluzioni normative e i nuovi criteri di omologazione, la rete di controllo veneta rischierebbe il collasso:
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1 su 4: È la stima dei dispositivi attualmente conformi ai nuovi parametri.
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350 autovelox: Il numero di apparecchi che potrebbero dover essere spenti immediatamente per evitare ricorsi a pioggia.
I consiglieri parlano di un vero e proprio «cortocircuito istituzionale», dove da un lato si tartassa il cittadino e dall’altro si rischia di esporre i Comuni a contenziosi legali infiniti, mettendo in crisi i bilanci che su quelle entrate hanno fatto affidamento per anni.
Sicurezza o “Cassa”? Il caso Adria
Per Szumski e Lovat, il confine tra sicurezza stradale e necessità di bilancio è stato ampiamente superato. L’esempio citato è quello di Adria, in provincia di Rovigo, dove la presenza di soli quattro autovelox genera un gettito stimato di circa 1,2 milioni di euro all’anno.
| Regione / Area | Autovelox ogni 100.000 ab. | Note |
| Veneto | 9,1 | Densità record |
| Campania | 0,9 | 10 volte inferiore al Veneto |
| Nord Italia | ~8,9 | Densità tripla rispetto al Sud |
| Isole | ~1,9 | Il livello più basso di sanzionamento |
La richiesta alla Giunta
L’obiettivo dell’interrogazione è spingere la Regione Veneto a farsi portavoce presso il Governo per l’introduzione di criteri nazionali uniformi.
«La sicurezza stradale è una cosa seria — concludono i consiglieri di Resistere Veneto — ma non può trasformarsi in una tassazione occulta territoriale. O si gioca con le stesse regole in tutta Italia, o si ammette che il Veneto è diventato il bancomat dello Stato e degli enti locali».
